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      Il coraggio di occupare il proprio spazio, nonostante l’odio

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    Home»Costume e società»Cultura»Film»L’uomo d’argilla
    Film

    L’uomo d’argilla

    Erica ArosioBy Erica Arosio13/02/2025Nessun commento3 Mins Read
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    Regia di Anaïs Tellenne

    Con Raphaël Thiéry, Emmanuelle Devos

    Uscita 13 febbraio

    Potrebbe essere un romanzo di Simenon, non un Maigret, ma uno di quei libri che lo scrittore definiva “duri”: la provincia francese, un ambiente claustrofobico, un pugno di personaggi dalle relazioni aspre e armadi pieni di scheletri.

    Siamo in Borgogna, in uno splendido manoir i cui proprietari sono nel corso del tempo in gran parte deceduti. Il castello è curato da Raphaël , un uomo roccia, solitario, forte e silenzioso che tiene il giardino e si occupa di tutto, sotto lo sguardo severo della madre, che era cameriera nei tempi eroici e lo tratta come fosse ancora e sempre il suo bambino.

    Le giornate sono scandite da ritmi sempre uguali, Raphaël, fisico massiccio e un occhio solo, lavora sodo ma trova il tempo per suonare la cornamusa con gli amici del villaggio e per svelti incontri nel bosco con la postina conditi da qualche contorno sadomaso.

    Una notte, ovviamente buia e tempestosa, si presenta all’improvviso al cancello l’ereditiera, Garance, una cinquantenne poco convenzionale. Autoritaria e con poca voglia di vivere, si è lasciata alle spalle qualcosa di greve. Ma non dice, non spiega, non chiede aiuto.

    Fra lei e il fedele Raphaël inizia un gioco che potrebbe diventare pericoloso, fatto di sguardi e curiosità. Ma se per la donna si tratta soprattutto di un interesse artistico, in Raphaël nasce da subito un sentimento più intimo e rischioso.

    Ma chi è Garance? Non ha più parenti, non un marito, non figli. Sembra del tutto sola e solitaria. Raphaël comincia a indagare e scopre che è un’artista famosa. Una notte si introduce nel suo studio e si trova di fronte a una sorprendente rivelazione: proprio lui, l’uomo di fatica della tenuta, è  diventato una musa ispiratrice, perché la stanza è piena di disegni che lo ritraggono e  c’è persino l’abbozzo di una statua. Ecco a cosa serviva tutta l’argilla che Garance si faceva portare.

    Da quel momento il rapporto fra lui e Garance cambia. Lei in qualche modo lo nobilita, gli spiega che è come un paesaggio ed ecco che quel corpo che gli era sembrato sempre privo di interesse si è trasformato in un territorio da esplorare. Così cominciano le sedute di posa che diventano sempre più intime: l’artista e il modello si fidano sempre di più uno dell’altro. 

    Il film prende il volo, perché l’ambizione della regista di esplorare l’ispirazione artistica mette in scena una relazione che come l’argilla si plasma, prende forma, cambia, si arricchisce, stupisce.. Che rapporto si instaura fra un artista e il suo modello? Come si influenzano reciprocamente? Qual è  l’essenza del mestiere di un artista oggi, visto che sempre più spesso l’arte si esprime con  performance? Garance è l’emblema di tante pittrici e scultrici moderne, perché ha sempre lavorato su se stessa e sul suo dolore, raccogliendo ad esempio in ampolle le sue lacrime. 72 per il divorzio, ma ben 120 per il trasloco.

    E Raphaël che ruolo potrà avere in tutto questo e come potrà sopravvivere lui, che ha alle spalle una vita semplice, lontana dall’arte? Garance vampirizza o può anche con generosità dare  alla sua fonte di ispirazione?

    Interrogativi attuali che diventano universali nelle sale antiche del manoir, aiutate anche dall’arcaica e quasi mitologica fisicità del protagonista. Un volto e un corpo che non si dimenticano facilmente quelli di Raphaël Thiéry.

    L’uomo d’argilla è un’opera prima che fa ben sperare sui prossimi lavori della giovane, ambiziosa  regista .

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    Erica Arosio

    Erica Arosio, milanese, una laurea in filosofia, giornalista, scrittrice, critico cinematografico, è mamma di due figli meravigliosi, Mimosa e Leono. è stata a lungo responsabile delle sezioni cultura e spettacolo del settimanale «Gioia» e ha curato per vari anni la rubrica cinema di «Radio Popolare». Autrice di una biografia su Marilyn (1989 Multiplo, poi 2013 Feltrinelli Real cinema, in cofanetto con il dvd «Love, Marilyn»), ha collaborato a varie testate, fra cui «la Repubblica» e «Il Giorno». Nel 2012 esce il suo primo romanzo, “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga, poi Baldini & Castoldi, 2014). Con Giorgio Maimone scrive una serie di gialli ambientati nella Milano degli anni 50 e 60: “Vertigine” (Baldini & Castoldi, 2013), “Non mi dire chi sei”, “Cinemascope” , “Juke-box” e il racconto “Autarchia” nell’antologia “Ritratto dell’investigatore da piccolo” (tutti per Tea), “Macerie” (2022, Mursia), “Mannequin” (2023, Mursia) Sempre con Giorgio Maimone ha scritto “L’Amour Gourmet” (Mondadori, 2014), un romanzo sentimentale ambientato nella Milano degli anni Ottanta, il mémoire sul ’68 “A rincorrere il vento” (2018, Morellini) e i gialli ambientati in Liguria “Delitti all’ombra dell’ultimo sole” (2020, Frilli) e “La lista di Adele” (2021, Frilli). A gennaio 2024 è uscita l’audioserie originale Faccia d’angelo, storia di Felice Maniero e della mala del Brenta, disponibile sulle principali piattaforme. E’ autrice di ”Carne e nuvole” (Morellini, 2018) una raccolta di 101 racconti brevi e della favola ”La bambina che dipingeva le foglie” (Albe edizioni, 2019). Ha pubblicato diversi racconti in antologie collettive ed è fra gli autori in Delitti di lago 3, 4 e 5 (Morellini editore).

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