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    Home»Costume e società»Viaggi»Viaggio in Arabia Saudita e le sue donne
    Viaggi

    Viaggio in Arabia Saudita e le sue donne

    DolsBy Dols26/02/2026Nessun commento4 Mins Read
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    di Paola Camilla Petrali

    Appena rientrata da un viaggio in Arabia Saudita, molto bello e molto interessante, non posso fare a meno di ragionare sul ruolo e la figura della donna attualmente in quel Paese.

    Partiamo da ciò che ci colpisce di più ovvero il fatto che la stragrande maggioranza di loro indossa il niqab, quella sorta di fazzoletto nero che viene posizionato su naso e bocca e legato dietro alla nuca con un fiocchetto, lasciando solo una piccola fessura aperta sugli occhi, in qualche caso coperta dagli occhiali.

    Che dire? Parlandone con una signora di Jeddah, colta e emancipata, che indossava l’abaya– la loro veste lunga tradizionale che può essere anche bella, ricamata e in colori meno lugubri del nero- e l’hijab, il foulard che copre testa e collo ma lascia scoperto il volto, lei mi dice che lo fanno non tanto per una questione religiosa ma per tradizione. Ora, io capisco bene il fatto di coprirsi naso e bocca nel deserto-lo fanno anche gli uomini portando sul viso un lembo della lunga kefiah bianca e rossa che tutti indossano- quando un pur minimo refolo di vento solleva una sabbia finissima che inspirata può arrecare danno a bronchi e polmoni.

    Lo capisco meno quando sei una manager di un hotel, una addetta alla reception o una guida di un museo. Sì perché lì le donne comunque lavorano e mostrano di essere efficienti e in gamba. Ma provate voi a parlare con una gentile signora col niqab per chiederle qualcosa e ricevere una risposta in inglese ovviamente magari a bassa voce senza potervi aiutare col labiale. Un problema, garantisco.

    Quindi l’augurio che personalmente mi faccio è che questa usanza, in un paese che sta letteralmente esplodendo in senso positivo, nonostante tante ancora evidenti sacche di arretratezza-depositi di immondizia ai lati di alcune strade, bagni alla turca insieme ai WC standard a tazza, persino negli aeroporti, ecc- venga piano piano a scemare.

    Tanto più che oggi nel Kingdom of Saudi Arabia, il velo non è più obbligatorio, neanche l’hijab, a meno che non si vada in moschea. È richiesto solo un abbigliamento decoroso, no leggings, hot pants, minigonne o indumenti strizzati sulla pelle.

    Che, diciamolo, in alcuni casi è apprezzabile, parere personale ovviamente, perché mi pare che in Occidente spesso si stia perdendo il buon gusto. Detto ciò, come spesso avviene, nelle lounge degli aeroporti o in alcuni ritrovi eleganti, capita di incontrare gruppi di donne saudite vestite all’occidentale con cappotti o spolverini neri molto fashion al posto della tradizionale abaya e senza sciarpa o foulard sulla testa, libere di mostrare i lunghi capelli neri, a tutti gli effetti un velo naturale.

    Insomma l’upper class veste come desidera, semplicemente osservando i dettami di un dress code rispettoso dei principi di modestia della fede islamica. Per finire bisogna riconoscere che niqab o no le donne saudite danno l’impressione di essere emancipate, le ho viste anche al volante, nel traffico spaventoso di Riyadh quando al tramonto finisce il Ramadan. E devo ammettere che dopo un pò si impara a riconoscerle dagli occhi, perdendo l’iniziale sensazione di straniamento, si riesce a comunicare e persino a scambiarsi battute. Quindi, in attesa dell’evolversi della situazione, non abbiate remore a farvi un viaggio da quelle parti e sappiate che, a mio parere, troverete donne più in gamba degli uomini.

    Paola Camilla Petrali

    Curiosa e estroversa, mi piace viaggiare e conoscere le persone. Più abituata a parlare e chiacchierare che a scrivere ma così temeraria da mettermi in gioco. Vive tra Milano e Santa Margherita Ligure ed e’appassionata di arte, cinema e letteratura. Ma a volte quello che la conquista davvero è una buona cena.

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    Dols è sempre stato uno spazio per dialogare tra donne, ultimamente anche tra uomini e donne. Infatti da qualche anno alla voce delle collaboratrici si è unita anche quella degli omologhi maschi e ciò è servito e non rinchiudere le nostre conoscenze in un recinto chiuso. Quindi sotto la voce dols (la redazione di dols) troverete anche la mano e la voce degli uomini che collaborando con noi ci aiuterà a non essere autoreferenziali e ad aprire la nostra conoscenza di un mondo che è sempre più www, cioè women wide windows. I nomi delle collaboratrici e collaboratori non facenti parte della redazione sono evidenziati a fianco del titolo dell’articolo, così come il nome di colei e colui che ci ha inviato la segnalazione. La Redazione

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