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    Home»Costume e società»Il coraggio di occupare il proprio spazio, nonostante l’odio
    Costume e società

    Il coraggio di occupare il proprio spazio, nonostante l’odio

    Nurgül COKGEZİCİBy Nurgül COKGEZİCİ04/03/2026Updated:04/03/2026Nessun commento3 Mins Read
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    Ai ragazzi giovani e talentuosi, a chi sente il desiderio profondo di occupare il proprio spazio su questa terra, voglio dire una cosa chiara: attivatevi. Non permettete a nessuno di rovinarvi o di annullarvi. C’è spazio per tutti.

    Viviamo in un tempo in cui esporsi significa, inevitabilmente, essere esposti. Le critiche arrivano. Le lamentele arrivano. E sui social arrivano anche parole dure, a volte violente. È facile scrivere dietro uno schermo: non si vede il volto dell’altro, non si percepisce l’emozione che si genera, non si sente la responsabilità delle proprie parole. L’anonimato semplifica tutto, anche l’aggressività.

    Ma è fondamentale ricordare questo: molto spesso quei commenti non parlano di voi. Parlano di chi li scrive.

    Dietro l’odio troviamo spesso persone che si sentono invisibili, che hanno vissuto fallimenti, che provano invidia o un senso di inferiorità. Emozioni umane, sì.. ma non elaborate. L’odio diventa una valvola di sfogo. È un meccanismo di spostamento: l’aggressività non può essere diretta verso la vera fonte della frustrazione e allora viene riversata su chi ha il coraggio di esporsi.

    Quando leggiamo parole cariche di disgusto, svalutazione e disprezzo, siamo davanti a una proiezione difensiva. Ciò che non si tollera in se stessi; vulnerabilità, insicurezza, paura dell’altro, invidia del talento o anche solo del coraggio, viene espulso simbolicamente e attribuito all’altro. Così l’altro diventa “inferiore”, “ridicolo”, “sporco”, “selvaggio”.

    Lo vediamo chiaramente quando il bersaglio sono gruppi come i rom o gli immigrati. Per anni, intere comunità sono state descritte attraverso stereotipi degradanti. Non perché quelle persone incarnino davvero ciò che viene loro attribuito, ma perché diventano contenitori simbolici su cui proiettare paure collettive, insicurezze economiche, senso di perdita di controllo. È più semplice attribuire all’altro la responsabilità del proprio disagio che affrontarne la radice.

    Non è una descrizione della realtà. È un meccanismo di difesa.

    Sui social si aggiungono dinamiche di branco: basta un commento aggressivo con qualche like e si crea un microclima normativo. L’aggressività diventa performativa, il linguaggio si radicalizza. Non si sta più parlando alla persona colpita; si sta parlando al gruppo, per sentirsi parte di qualcosa. Il bisogno di appartenenza prende il sopravvento sull’empatia.

    Quando poi entrano in gioco attacchi verso l’origine, la cultura o l’identità, siamo davanti a una dinamica ancora più profonda. Il razzismo non nasce solo dall’ignoranza, ma spesso da un bisogno di superiorità che copre un vissuto di inferiorità. Se l’altro viene percepito come una minaccia simbolica, perché osa, perché emerge, perché mostra coraggio, può scattare l’attacco.

    E sì, anche il solo coraggio può generare invidia.

    Il fastidio nasce quando qualcuno si permette di esistere pienamente, di creare, di provarci. Ma osare non è una colpa. È crescita.

    In sintesi, sotto l’odio troviamo fragilità personali, identità minacciate, dinamiche di gruppo, pregiudizi culturali, invidia non elaborata e un forte bisogno di appartenenza. Comprendere questi meccanismi non significa giustificare l’odio, ma smascherarlo.

    Ai giovani dico: quando ricevete commenti negativi, non abbiate paura. Non fatevi definire da chi vi attacca. Quell’odio parla più di loro che di voi.

    Occupate il vostro spazio. Con rispetto, senza fare male a nessuno, ma senza rimpicciolirvi.

    Il mondo ha bisogno del vostro coraggio.

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    Nurgül COKGEZİCİ

    Nurgul Çokgezici nasce nel 1984 in Kurdistan, nella regione dell’Anatolia. All’età di 9 anni, a seguito della diaspora curda degli anni ’90, si trasferisce in Italia, dove intraprende il suo percorso di integrazione e formazione. Completa gli studi elementari, medie e superiori in Italia, dimostrando fin da subito una forte dedizione all’inclusione. Successivamente, si laurea in Mediazione Linguistica presso l’Università UNIUMA (Umanitaria), per poi specializzarsi in Linguistica Moderna. La sua carriera accademica e professionale si distingue per una forte vocazione all’interculturalità e all’educazione inclusiva. Nurgul Çokgezici è oggi una figura poliedrica: mediatrice linguistico-culturale, psicologa, pedagogista ed educatrice socio-pedagogica. Da anni lavora nelle scuole, promuovendo progetti educativi finalizzati all’integrazione e all’inclusione. Esperienze Professionali Come mediatrice linguistico-culturale, ha collaborato con le commissioni territoriali per la protezione internazionale, operando in quasi tutte le regioni italiane. Ha inoltre svolto attività come mediatrice e interprete giurata in tribunali, prefetture, questure, ospedali e consultori, offrendo supporto a persone in situazioni di vulnerabilità.

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