Le sceicche del Qatar

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Le due sceicche qatariote, appellate con il titolo di maggior rispetto e prestigio del mondo arabo, sono fotografate e presentate dai rotocalchi patinati internazionali di moda e glamour come nobildonne rinascimentali Ma c’è un ma.

di Giuliana Cacciapuoti

La fase finale del campionato mondiale di calcio per nazionali maggiori maschili organizzato dalla FIFA, che si svolgerà in Qatar dal 21 novembre al 18 dicembre 2022, proietterà l’emirato del Golfo Persico sulla scena mondiale. Sport, stadi-gioiello di architettura ecocompatibile, il più grande museo di arte all’aperto. La promozione culturale, internazionale e comunicativa del Qatar, oltre al-Jazeera, oltre le accuse di sostegno al fondamentalismo, le dispute e le tensioni con le altre monarchie del Golfo e l’Arabia Saudita, si affida al contributo di scienze, innovazioni, arte.
Pilastri della politica culturale propagandistica qatariota sono al Sheikha Mozah bint Nasser al-Missned, Presidente della Qatar Foundation for Education, Science and Community Development, e Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani presidente dell’ente statale Qatar Museums, rispettivamente seconda moglie di tre, e figlia del precedente emiro, Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani.
L’impegno di mecenatismo e promozione culturale ha permesso al Qatar di affermarsi come paese leader nell’istruzione, nella scienza e nello sviluppo culturale sia su scala regionale sia globale. Doha è sede dal 2009 dell’annuale World Innovation Summit for Education e l’intento dell’emirato di realizzare Doha Vision 2030 si manifesta nel finanziare un’economia della conoscenza sbloccando il potenziale umano.

qatarQuaranta sculture di artisti qatarioti e internazionali disseminate a Doha prima della Coppa del Mondo, per un grande programma di arte pubblica supervisionato da al-Mayassa che gestisce budget ingentissimi sanciranno il ruolo del Qatar quale centro dell’arte contemporanea internazionale e Sheikha Al Mayassa, la leader culturale. Descritta da Francesco Bonami curiosa, spiritosa e un po’ distratta, forse perché impegnata in un’impresa da non poco, come convincere il proprio Paese e la propria cultura, che il futuro della nazione dipenderà molto anche da musei disegnati dai più grandi architetti del mondo e pieni d’immagini, è la signora del “contemporaneo”

Le due sceicche, appellate con il titolo di maggior rispetto e prestigio del mondo arabo, sono fotografate e presentate dai rotocalchi patinati internazionali di moda e glamour come nobildonne rinascimentali, lungimiranti, che orientano il gusto, la cultura, le capacità e l’indipendenza delle donne. L’autonomia e libertà sono dovute senza dubbio alla necessità di raccontare di un Qatar aperto al mondo, e certo l’enorme disponibilità economica di cui godono i loro progetti filantropici e artistici sono un ottimo passaporto.
Mozah bint Nasser con la Fondazione educativa, mira a programmi di sviluppo sociale per preservare la cultura del Qatar, promuovere una società progressista e affrontare le questioni sociali urgenti, che come ci ricorda Human Rights Watch ancora nel 2021, sono la presenza della wilaya, istituto che impone il consenso di un uomo della famiglia su questioni fondamentali come il matrimonio, i viaggi e l’accesso all’assistenza sanitaria e alle cure ginecologiche, all’iscrizione a scuole e univerità. Il Qatar resta indietro rispetto ai vicini del Golfo. Il sistema nega alle donne l’autorità di agire come tutore principale dei loro figli, anche quando sono divorziate e hanno la custodia legale: secondo Hrw “la tutela maschile rafforza il potere e il controllo che gli uomini hanno sulle vite e le scelte delle donne e possono favorire o alimentare la violenza, lasciando alle donne poche opzioni praticabili per sfuggire agli abusi delle loro famiglie e dei loro mariti”.

Inoltre l’emirato, resta osservato speciale per Human rights a causa del sistema della kafala “meccanismo intrinsecamente abusivo per i lavoratori migranti” perché i datori di lavoro considerano ancora i lavoratori stranieri come una redditizia forza lavoro a basso costo e che – nonostante alcuni sforzi istituzionali compiuti in questa direzione – manca di un sistema di protezione dei diritti certo e affidabile.

In Qatar il quadro giuridico che regola il lavoro e le condizioni di vita dei lavoratori migranti nel Paeseè stato ampiamente rimodellato in vista dei Mondiali. Il Ministero dello sviluppo amministrativo, del lavoro e degli affari sociali ha in primo luogo abolito la clausola “No Objection Certificate”; resta però la posizione dominante dei datori di lavoro; molto spesso costringono i dipendenti all’obbedienza anche tramite pratiche illegali, come la confisca del passaporto, la sospensione del regolare pagamento dello stipendio e la minaccia di denuncia alle autorità statali per la mancata osservanza dei loro doveri.
Stridono perciò le descrizioni scintillanti ed entusiaste di giornali, osservatrici, opinioniste ,  politiche impressionate dal ruolo che le donne svolgono in Qatar. La musa ispiratrice è stata la sceicca Mozah bint Nasser per Forbes una delle 100 donne più potenti al mondo. Grazie a lei è naturale che le donne lavorino, mentre prima era disapprovato, come è naturale che le donne ricoprano incarichi pubblici nazionali ed internazionali. L’uguaglianza di genere è incorporata nella Qatar National Vision 2030. Secondo Ibtihaj Al Ahmadani, membro del consiglio di amministrazione della Camera del Qatar, circa il 36% del numero totale di qatarioti del settore privato che contribuiscono attivamente all’economia nazionale sono donne. E la percentuale di quelle che lavorano come specialiste in vari campi rappresenta il 44% della forza lavoro femminile totale del Qatar. «L’ambiente imprenditoriale, qui, offre pari supporto sia alle donne che agli uomini.

E le donne del Qatar sono anche attive negli affari a livello internazionale» Sicuramente se si tratta di donne ricche e appartenenti alle principali famiglie dinastiche.
L’entusiasmo dei paesi occidentali e del mondo dell’arte contemporaneo per la bella Sheikha Al Mayassa è oggi al top. Inaugurando da padrona di casa la mostra Lost in America, di Jeff Koons, sia pur edulcorata delle sculture più esplicite legate al breve e intenso matrimonio con Ilona Staller, a Doha fino a marzo 2022, la sceicca indossava una tunica blu decorata con la riproduzione di Rabbit, l’opera più costosa mai realizzata da un artista vivente.

A bando le ingenuità: è evidente che oggi chi crea, produce, vende, esporta ed espone arte contemporanea e non, deve venire in pellegrinaggio a Doha e esaltare la promoter principale e la sua cerchia familiare: Il Qatar è uno dei pochi luoghi al mondo dove ci sono fondi e mercato per arte, architettura, musealità.
La geniale strategia di Mayassa, secondo Bonami è fare entrare l’arte e la cultura contemporanee nel proprio Paese come se fossero un gioco da bambini, innocuo e ingenuo. Una volta entrata, l’arte conquisterà anche i più sospettosi o conservatori. E allora se l’arte è colore e gioco, è il mondo luccicante e pop del maestro dei gonfiabili d’acciaio acclamato e festeggiato, perché, nello sfavillìo blu acciaio di Rabbit, nell’arancio nel giallo e nel verde delle istallazioni di Koons, gli innocui “schiaccerelli” sulle bancarelle di mezzo mondo, sono contrari ai valori islamici e come gioco sequestrati e banditi? Secondo il ministero del commercio del Qatar, i loro colori arcobaleno, simbolo della comunità Lgbtq+, ne impediscono la vendita.

giuliana-cacciapuotiGiuliana Cacciapuoti
Esperta di lingua araba cultura arabo islamica e del Mediterraneo. Reale, profonda e documentata conoscenza della cultura e società arabo/islamica, autrice di testi, articoli e pubblicazioni scientifiche citati su questi argomenti. Si impegna ad offrire al pubblico non musulmano uno sguardo imparziale vario e approfondito del Nord Africa e del Medio e Vicino
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