Close Menu
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Trending
    • Villa Becker tra Arte, Fascismo e Film
    • Dall’ India a Fasano passando per Torino e Bolzano
    • ToRRRRRo VS Toro
    • Warfare
    • Dangerous animals
    • JANNIK SINNER – fragilità e forza
    • Di là dal Fiume e tra gli Alberi
    • Dolci e gentili specialità torinesi.
    Facebook Instagram
    Dol's Magazine
    • Pari opportunità
      • DIRITTO
      • DONNE E POLITICA
      • DONNE E SPORT
      • PARITA’ DI GENERE
      • DONNE E FILOSOFIA
    • Lavoro
      • BANDI, CONCORSI E PREMI
      • DONNE E ARTE
      • DONNE E ARCHITETTURA
      • DONNE E DENARO
      • MAMME E LAVORO
      • IMPRENDITORIA FEMMINILE
      • RISORSE UMANE
    • Donne digitali
      • ARTE DIGITALE
      • INNOVAZIONE
      • TECNOLOGIA
    • Salute e benessere
      • FOOD
      • GINECOLOGIA
      • NUTRIZIONE
      • MENTAL TRAINER
      • PSICOLOGIA
      • SESSUOLOGIA
    • Costume e società
      1. AMBIENTE
      2. ATTUALITA’
        • Good news
        • Think positive
        • Bad news
      3. CULTURA
        • Libri
        • Film
        • I racconti di dols
        • Mostre
      4. LIFE STYLE
      5. SOLIDARIETA’
      6. VIAGGI
      7. FACILITIES
      Featured

      Villa Becker tra Arte, Fascismo e Film

      By Stefi Pastori Gloss29/08/20250
      Recent

      Villa Becker tra Arte, Fascismo e Film

      29/08/2025

      Warfare

      25/08/2025

      Dangerous animals

      22/08/2025
    • INIZIATIVE
      • CONDIVIDI CON DOL’S
      • EVENTI
        • Calendario eventi
      • TEST
      • LE DONNE ITALIANE
      • SCRIVILO SU DOL’S
        • Scritti su dol’s
    Dol's Magazine
    Home»Donne digitali»Arte digitale»L’ Arte Digitale- la storia : Bridget Riley e la Op-Art
    Arte digitale

    L’ Arte Digitale- la storia : Bridget Riley e la Op-Art

    DANIELACALFAPIETROBy DANIELACALFAPIETRO14/03/2017Updated:17/03/2017Nessun commento7 Mins Read
    Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    Share
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

     

    Non ho potuto ottenere quello che volevo vedere attraverso l ‘accostarmi e il riprodurre, così sono andata a monte del problema. Ho iniziato a studiare quadrati, rettangoli, triangoli e le sensazioni che danno origine a ( l’ atto creativo…)… Non è vero che il mio lavoro dipende da qualche impulso letterario o ha qualche intenzione illustrativa. I segni sulla tela sono agenti monomandatari ed essenziali in una serie di relazioni che costituiscono la struttura del dipinto. “ (Bridget Riley)

     

    bridget-riley

    Perche’ Bridget Riley è stata così importante nel panorama artistico degli anni ’60 ,qual’è il suo rapporto con l’ Arte digitale?

    Ecco un sunto della sua storia.
    Dobbiamo inquadrare il momento ” magico” in cui tutto stava confluendo, da varie direzioni , per sfociare in un punto di convergenza che raccoglieva evoluzioni artistiche provenienti da un lontano temporale ed anche spaziale: passando dal divisionismo ( Seurat- Francia) e dal futurismo ( Boccioni, Italia) nella pittura , per arrivare alle ricerche ottiche con l’ oscilloscopio e gli ” Oscillons” del matematico Ben Laposky.
    Questo e’ il retaggio dell’ Optical-Art  ( o Op-Art ) ha avuto in Bridget Riley la sua pioniera britannica di piu’ grande spessore. Bridget nasce a Londra nel 1931 in una famiglia di stampatori da generazioni. Nel 1939, a causa della II guerra mondiale, il padre fu richiamato sotto le armi e la famiglia si trasferì in Cornovaglia per motivi di sicurezza . Quel periodo fu per la Riley una fonte di formazione alla fantasia e alla liberta’, come lei stessa ebbe modo di dichiarare piu’ volte in seguito.Trascorreva molto tempo sulle spiagge di Padstow, il luogo dove vivevano, e qui per ore e ore fermava, nella sua memoria, la luce, le nuvole , le variazioni e i moti degli elementi attorno a lei.Tutto questo fu la base della sua ” consapevolezza visiva” , come ha sempre dichiarato.
    Il disegno era gia’ il centro della sua vita. Rientrata a Londra con la famiglia, tra il ’46 e il ’49 studio’ presso il Cheltenam Ladies College, poi presso il Goldsmiths College tra il ’49 e il 52, infine presso il Royal College of Art tra il ’52 e il ’55.

    opt-art
    Questo periodo caratterizzò i suoi approcci con il disegno in bianco e nero dove il chiaro e lo scuro danno volume e dimensionano i soggetti disegnati o dipinti. Uno studio approfondito , condotto in modo molto personale, poiche’ non era soddisfatta degli insegnamenti nei College , cui provava a sopperire ricercando le emozioni della luce e il suo rapporto con lo spazio e con la fluidita’ della luce stessa.
    Al termine del corso di studi al Royal College, nel ’55, tornò a Lincolnshire per occuparsi del padre, ferito gravemente in un incidente stradale. Il periodo fu molto difficile e stressante per lei, tanto che ne ebbe un esaurimento anche fisico e dovette ricoverarsi ,nonostante 3 mesi passati in Cornovaglia nel tentativo di riprendersi.Dopo il ricovero trovò anche un lavoro presso un antiquariato di vetri. In questo disastrato ’56, ebbe però modo di vedere alla Tate Gallery, a Londra, una mostra che per la prima volta in Inghilterra, mostrava pittori americani astratto- espressionisti.Questo fu molto formativo per lei.Tra il ’57 e il ’58 insegnò Arte in un collegio femminile ad Harrow, introducendo i concetti delle sequenze di forma, linea e gruppi di colore, sperando di aiutare le studentesse a recuperare i loro impulsi creativi per evitare la mera copia dal vero.In questo periodo ricomincio’ a dipingere, con influenze evidenti di Matisse e Bonnard.
    Nel 1958 iniziò a lavorare come grafico in una agenzia pubblicitaria. Nello stesso anno vide una mostra dal titolo ” Processo di sviluppo” di H. Thubron, che insegnava alla Leeds School of Art, il quale cercava di documentare nuove idee e come in America e nel resto d’ Europa si lavorasse in quel momento, come andava evolvendo la pittura moderna rispetto al Regno Unito, introducendo concetti di ” Forma organica, colore, forme in progressione e indagine spaziale” .
    Bridget Riley ne rimase affascinata al punto da lasciare il lavoro di grafica, accettare la cattedra al Loughborough College of Art, frequentando la scuola estiva di Thubron a Norfolk. Qui incontrò
    l’ assistente di questi, Maurice de Sausmarez, che tanto influenzò la sua ricerca da quel momento in poi.
    Difatti nell’ estate del ’60 la Riley , insieme al Sausmarez, si recò in Italia, visitando gallerie e dipingendo. Rimase fortemente colpita dagli edifici romanici a Ravenna e quelli a fasce bianche e nere a Pisa. Anche i quadri futuristi di Boccioni e Balla furono per lei fondamentali. Dipinse in quel periodo un quadro molto ispirato al divisionismo di Seurat, del quale Sausmarez le aveva caldeggiato lo studio.
    Rientrata a Londra si divise tra un part-time fino al ’61 all’ Hornsey College of Art diretto dallo stesso Sausmarez, e dal ’61 al ’64 presso il Croydon School of Art, riprendendo a lavorare come grafica part-time fino al ’64.
    Nel ’61 a Hornsay esegue i suoi primi lavori Op – Art, utilizzando linee sinuose e pulite e forme geometriche basali,
    triangoli, quadrati e ovali.Anche se aveva studiato molte aree della percezione, il suo lavoro, con la sua enfasi sugli effetti ottici non era stato destinato ad essere fine a se’ stesso. Era nato in modo istintivo, e non basato su alcuna teoria, ma la artista era certamente guidata da ciò che i suoi stessi occhi le facevano vedere e percepire.
    Mentre lavora a Croydon , crea il primo lavoro che le varra’ entro l’anno il riconoscimento della critica. Nel’62 tiene a Londra la sua prima importantissima personale
    Nel 1963 vince un premio nella sezione aperta della mostra di Liverpool e il Premio della Critica AICA a Londra. Seguìto da un invito a partecipare alla prestigiosa mostra “New Generation” presso la Whitechapel Gallery a fianco di Allen Jones e David Hockney.

    Fu dunque tra il ‘ 60 e il 65 che il termine ‘Op-Art’ , contrazione del piu’ lungo ” Optical – Art ” è entrato nella coscienza collettiva artistica. La Op-Art cattura l’immaginazione del pubblico e entra a far parte dei “swinging sixties”. Le industrie della moda, del design e pubblicitarie si innamorano della sua grafica -segno, come modello di valore decorativo .La Op-Art era fresca, innovativa e Bridget Riley divenne in Gran Bretagna il numero uno delle celebrità artistiche.

    La base del movimento Op-Art era una forma di astrazione geometrica, un modo transpersonale ovviamente non legato al mondo oggettivo- visivo, di rendere una sintesi percettivo-creativa. La Riley ebbe modo di dire di non essere riuscita ad ottenere quello che voleva vedere, e mostrare, direttamente attraverso le cose  che le erano di fronte, oggetti definiti e riconoscibili, ricreandoli, quindi aveva deciso di spostare la sua attenzione verso quel che sta prima delle forme stesse, vale a dire la loro percezione, la percezione immediata e intuitiva, della loro forma, del loro rapporto spaziale, della loro essenza.Iniziò quindi a studiare quadrati, rettangoli, triangoli in quanto forme pure e le sensazioni che esse portano con sè, sia per loro essenza , sia nel ricrearle, scaturendone in modo naturale. Ecco perche’ la Riley ricusa le opinioni di alcuni critici che vedevano nel suo lavoro  un qualche genere di impulso primario di tipo letterario, cioé narrativo, descrittivo, come anche una qualsivoglia intenzione illustrativa. I segni che lei dipinge sulla tela sono , letteralmente,agenti autonomi, monomandatari , per cui non rispondono che a sè stessi,e quindi perfettamente capaci di intessere in modo assolutamente autonomo, rapporti, tra linee e forme , totalmente pregni di sè, e percio’ essenziali,  in una serie di relazioni, di confronti, di linee o di forme, anche speculari, o liquidi, o di campiture, o di colori, o di luci, che costituiscano la struttura intrinseca del dipinto.

    D. Calfapietro

     

    BIBLIOGRAFIA

    Enciclopedia Treccani- biografia Bridget Riley

    WEBLIOGRAFIA

    – Op-Art.co.uk Bridget Riley

    –www.guggenheim-venice.it biografia

    Salva

    opt-art
    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    DANIELACALFAPIETRO

    Daniela Calfapietro, storica dell' arte, artista, pittrice, restauratrice, fotografa ,esperta del paleo e neo litico, delI'età del bronzo, esperta della cultura pelasgica e greca., delle Invasioni indoeuropee e delle loro produzioni artistiche.Esperta di storia e cultura romana e medievale. Rilevatrice OMS, Pres. Ass. Puglia d' Arte e d' Artisti, autrice pag.web"Puglia d'Arte e d' Artiste-Donne e Cultura, modi e luoghi di Puglia", Pres. Sez. Molfetta Ass. Naz. " Sentieri della legalità".

    Related Posts

    ROSEMARIE SANSONETTI

    24/10/2018

    ARTE DIGITALE E POESIA VISUALE: MIRELLA BENTIVOGLIO – Seconda parte

    23/05/2018

    ARTE DIGITALE E POESIA VISUALE: MIRELLA BENTIVOGLIO – Prima parte

    15/05/2018
    Leave A Reply Cancel Reply

    Captcha in caricamento...

    Donne di dols

    Dols magazine
    Caterina Della Torre

    torre.caterinadella

    Redattora del sito internet www dols.it

    Post su Instagram 18102166543591351 Post su Instagram 18102166543591351
    Post su Instagram 18063120035036334 Post su Instagram 18063120035036334
    Warfare di Erica Arosio Warfare di Erica Arosio
    Fragilità e forza Fragilità e forza
    Aperitivo da Illy in Gae aulenti Aperitivo da Illy in Gae aulenti
    Post su Instagram 17977992797879651 Post su Instagram 17977992797879651
    Matera e Matera e
    Vista di Milano dalla Triennale Vista di Milano dalla Triennale
    Post su Instagram 17892342741296014 Post su Instagram 17892342741296014
    Trattoria a Sant'Ilario d'Enza in provincia di Reg Trattoria a Sant'Ilario d'Enza in provincia di Reggio Emilia da provare
    Una virgola in cielo Una virgola in cielo
    Esher a Conversano Esher a Conversano
    Locorotondo Locorotondo
    Giardino interno Sierra Silvana Giardino interno Sierra Silvana
    Al minareto Al minareto
    Minareto Minareto
    Kite surf Kite surf
    Post su Instagram 18034069703470582 Post su Instagram 18034069703470582
    Skateboard Skateboard
    Post su Instagram 17940365610020353 Post su Instagram 17940365610020353
    Carica altro Segui su Instagram
    Quando verrà la fin di vita

    non fu l’amore

    Non fu l'amore
    non fu l'amore

    Di cibo e di amore

    Di cibo e di amore - Marta Ajò - copertina

    CHI SIAMO
    • La Redazione
    • La storia di Dol’s
    • Le sinergie di dol’s
    • INFORMATIVA PRIVACY
    • Pubblicizza su Dol’s Magazine
    • Iscriviti a dol’s

    Questo sito non è una testata giornalistica e viene aggiornato secondo la disponibilità del materiale.
    Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001
    © 2025 Dol's Magazine. All Rights Reserved. Credits: Dol's Magazine

    Questo sito non è una testata giornalistica e viene aggiornato secondo la disponibilità del materiale.
    Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001
    © 2025 Dol's Magazine. All Rights Reserved. Credits: Dol's Magazine

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

    Questo sito utilizza cookie, eventualmente anche di terze parti, per offrirti una migliore esperienza di navigazione.
    Per saperne di più clicca qui, procedendo nella navigazione o cliccando su OK acconsenti all’uso di tutti i cookie.
    OK