Vita Privata, il film diretto da Rebecca Zlotowski, è ambientato a Parigi e segue la storia della celebre psichiatra Lilian Steiner, una Jodie Foster per la prima volta protagonista di un film in cui può dimostrare l’alta qualità del suo francese, e con Daniel Auteuil al suo meglio come dottor Watson, un oculista con il compito di far tornare la vista sull’inconscio alla ex moglie psichiatra.
Diverte.
Un giallo brillante.
Un viaggio dai toni leggeri, pur nella drammaticità delle situazioni.
Quando la donna scopre la morte improvvisa di una sua paziente, la tranquillità borghese della sua vita viene scossa dalle fondamenta. Convinta che non si tratti di suicidio, Lilian si lascia trascinare – anche grazie all’inatteso ritorno dell’ex marito (Daniel Auteuil)– in un’indagine che diventa presto una discesa nel proprio inconscio.
Tra tensione psicologica e ironia malinconica, Vita Privata si muove con eleganza tra thriller psicologico e commedia sentimentale, indagando i confini fragili tra responsabilità, desiderio e senso di colpa.

Indagine con brio. Un giallo brillante.
Deve molto alla narrativa crime novel del passato, fra Agatha Christie e i suoi discendenti.
La sua vita si sviluppa tra il salotto e lo studio in cui riceve, in casa, pazienti pronti a sdraiarsi sul lettino d’ordinanza.
Un contesto di buona borghesia, tranquilla e vissuta in solitudine, dopo il divorzio dal marito, con un figlio da poco padre.
Lei non è particolarmente empatica, ascolta i pazienti, che registra metodicamente, molto retrò, come la casa e le sue abitudini.
Lilian Steiner piange. Lacrime insensate, le lacrime più eloquenti («Sono i miei occhi, non sono io»). Americana trapiantata a Parigi, separata, ma ancora legata all’ex marito, anaffettiva nei confronti del figlio e del nipote, Lilian è psicanalista: le relazioni per lei sono materia di studio, mai di abbandono.
Proprio l’incapacità di gestire momenti difficili, scatena i momenti di maggior slancio comico di questa storia piacevole.
Presto questa dimensione immobile viene sconvolta dalla notizia della morte suicida di una paziente. La psichiatra non accetta di essersi lasciata sfuggire gli indizi di questa decisione così definitiva. Si sente messa in discussione, allora inizia a indagare per dimostrare che non si sia trattato di suicidio. A quel punto Vita Privata comincia a ondeggiare fra thriller psicologico e commedia brillante, perfino sentimentale, e anche molto spassosa, quando rientra in gioco l’ex marito che la supporta con sempre maggiore convinzione, tanto quanto il loro rapporto evolve in un ritorno di passione erotica.

La sua è più una missione per liberarsi del senso di colpa, confermando un approccio non proprio altruistico alla sua professione. Per farlo si avvicina alla famiglia della defunta, presto respinta da un marito che la accoglie a male parole, e da una figlia che la individua come possibile autrice dell’assassinio della madre.
Jodie Foster è perfettamente a suo agio, con al fianco un altrettanto perfetto Daniel Auteuil e sul red carpet di Vie Prive a Cannes 2025 è apparsa come una Dea greca.
Ha dichiarato:«Ho scoperto la gioia solo a 60 anni»- «È come se un ormone mi si fosse liberato in corpo: ero piena d’ansia e, all’improvviso, mi sono sentita serena, felice… E meno egoriferita» ci confessa la star, per la prima volta protagonista di un film francese. Oggi è pronta a raccontarsi su tutto, dal ruolo di figlia (prodigio) a quello di madre.
“Sono una persona completamente diversa – ha dichiarato – quando recito in francese: più nervosa, non riuscendo a esprimermi come vorrei; più vulnerabile; più sensibile. Sempre in allerta (se qualcuno cambia una parola, devo essere in grado di rispondere), mi agito, ho meno fiducia in me stessa, meno sicurezza». Jodie Foster, star planetaria e intergenerazionale, ormai si concede di abbassare la guardia. Donna forte sullo schermo e nella realtà, con 60 anni tondi di carriera alle spalle (ha iniziato ad appena 3 anni) non ha problemi ad ammettere le fragilità scatenate dal suo ruolo in Vita privata di Rebecca Zlotowski.
Una commedia psicologica elegante anche quando sbanda ed è insieme thriller psicologico e commedia di matrimonio.
Un labirinto di eventi che ricorda quello inestricabile della nostra mente, in cui la razionalità di Lilian Steiner si scontra con l’irruzione imprevista dei sentimenti e delle emozioni.
La regista si muove fra toni caldi e freddi, con una messa in scena che avvicina psicanalisi e cinema, inconscio in fibrillazione ed eventi esterni più buffi che drammatici. Si muove nel territorio tradizionale dell’indagine, fra false piste e colpi di scena.
Buon giallo, buona commedia.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
