Rental Family, il film diretto da Hikari, pseudonimo di Mitsuyo Miyazaki regista, sceneggiatrice e fotografa giapponese 50enne, che ha anche co-sceneggiato la pellicola insieme a Stephen Blahut, con Brendan Fraser, Takehiro Hira, Mari Yamamoto, è ambientato nella Tokyo contemporanea e racconta la storia di Philip Vandarpleog (Brendan Fraser), un attore americano che vive nella capitale giapponese da otto anni che considera ormai casa propria.

Rental Family – Nelle vite degli altri è sul tema delle famiglie a noleggio, servizio attivo in Giappone dagli anni ’90 che fornisce ai clienti attori professionali per interpretare amici, familiari o colleghi per eventi sociali o semplice compagnia.
In passato noto nel ruolo di un improbabile supereroe, un vecchio successo in una pubblicità di dentifricio diventata di culto, Philip Vandarpleog ora è un uomo alla deriva, senza soldi, senza certezze e in cerca di un senso da dare alla propria esistenza.
Passa da un’audizione all’altra e si ritrova a fare la comparsa in eventi come matrimoni e funerali.
La svolta arriva durante un finto funerale, dove incontra Shinji (Takehiro Hira), il carismatico responsabile di Rental Family, un’agenzia che affitta attori per impersonare parenti o amici inesistenti nella vita di clienti soli o bisognosi di colmare un vuoto affettivo.
Shinji lo scrittura, e da quel momento Philip si immerge in una serie di ruoli surreali.

Il suo primo incarico consiste nel fingere di essere il fidanzato di Yoshie, una donna lesbica già sposata, che desidera inscenare un matrimonio tradizionale per rassicurare i genitori prima di trasferirsi in Canada con la moglie. Phillip quasi si tira indietro, ma decide di continuare e scopre che l’esperienza lo arricchisce più del previsto.
Diventa il padre assente di una bambina sino-americana, il compagno di giochi di un giovane appassionato di videogame o l’amico fedele di un anziano attore. Ogni incarico lo trascina in mondi nei quali la finzione si confonde con la realtà.
Attraverso questi incontri, inizialmente guidati dal copione, Philip riscopre il valore dell’empatia, il senso di appartenenza e la possibilità di connettersi davvero con gli altri.
In un mondo in cui tutto può essere simulato, i sentimenti che prova finiscono per restituirgli uno scopo e una nuova identità.
Questa è una pellicola delicata, una di quelle commedie umane e sobrie che si vedono di rado, un film, insieme divertente e riflessivo, che affronta i temi dell’identità, della menzogna e della solitudine.

Brendan Fraser interpreta con naturalezza questo personaggio, dotato di una profonda capacità empatica, capace di conquistare il pubblico mantenendo grande profondità.
Man mano che Philip si immerge nel mondo dei suoi clienti, inizia a stringere legami autentici, specie con Mia una bambina per la quale interpreta il padre sconosciuto. Così ritrova un senso di appartenenza scoprendo la bellezza dei legami umani.
Le cose si complicheranno non poco quando scoprirà a sue spese che non sarà facile evitare di affezionarsi ai clienti e chiudere definitivamente i rapporti con loro.
Un film nel film, l’arte di essere attore, di entrare e uscire dalla parte. Uno, nessuno, centomila.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.

1 commento
Bellissimo film che ci porta a riflettere sul senso della vita vera e della menzogna degli adulti …