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    Dol's Magazine
    Home»"D" come Donna»Essere parte del problema
    "D" come Donna

    Essere parte del problema

    simonasforzaBy simonasforza17/02/2026Updated:18/02/20262 commenti5 Mins Read
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    Se lo avesse scritto una donna, sarebbe stata considerata faziosa, ricca di pregiudizi e mai contenta, misandrica addirittura. Se è una donna a parlare sarà sicuramente la solita femminista.

    Invece, a parlare su Alley Oop è un uomo, Federico Vercellino, che parla del mito del papà eroe e di tutti i limiti di una favola sin qui raccontata. Scrive:

    “abbiamo confuso un po’ di presenza con la parità, abbiamo scambiato dieci giorni di congedo per una rivoluzione. Mentre noi padri imparavamo a fare bella mostra del nostro modern parenting, il tasso di occupazione femminile continuava a crollare sotto il peso del primo figlio.
    Siamo diventati collaboratori domestici drogati di edonismo, restando pessimi alleati delle donne. Perché essere nuovi padri non significa essere genitori di scorta, bensì accettare che la cura abbia un costo. Il prezzo da pagare è mettere a repentaglio i privilegi dell’essere maschi, bianchi, cisgender.

    Leggo sotto i miei post tanti maschi che negano ancora il gender gap, le discriminazioni salariali, quelle differenze che Vercellino individua perfettamente. Ha la forza di mettersi in mezzo, ha finalmente le parole per dire che la libertà maschile è estratta direttamente dallo sfruttamento del tempo delle donne, vorace esempio di grabbing compulsivo e purtroppo ancora oggi molto attuale.

    Sono veramente uscita dalla lettura di questo articolo con una leggerezza in più. Quando vedete i padri al loro posto di comando, allegramente seduti nei loro posti di dominio, di controllo, di potere, ecco, immaginate che ciò è possibile solo e unicamente perché lì sotto i nostri occhi c’è una donna, che è lì a coprire tutto, riducendo gli spazi per sé al lumicino, fino ad annientarli. Eh, sì è quel lavoro di organizzazione minuziosa della giornata, quella sottile velatura multitasking di cui si fregia la donna per poi consentire tutto il resto. Quel peso, quel lavorio silenzioso permette agli uomini di ignorare bellamente cosa significa diventare adulti responsabili.

    Li vedo nelle riunioni con quella calma, concentrazione, pulizia mentale che solo gli uomini hanno. Florilegio oratorio perché tanto chissene se c’è qualcosa in famiglia che non quadra, ci sarà la mano materna docile della compagna a sistemare tutti i guasti della giornata. E ci tengono anche a sottolineare che poi cosa mai potrebbero fare loro quando è già tutto sotto controllo della madre. La settimana sarà pianificata perfettamente in stile maschile e per i più fortunati ci sarà da appoggiarsi anche ai genitori. Il modello checché ne dicano alcuni, è tuttora maschile e del breadwinner.

    Così si forgia la figura dell’uomo perfetto, presente, lavorante addirittura in remoto pur di figurare padre. Ma la condivisione è ben altro, oltre al pannolino cambiato per puro caso, è quel non sentirsi pienamente in equilibrio, ma sempre precarie che ammanta la giornata di una donna, di una madre. Vercellino entra nel discorso della conciliazione e dice finalmente la verità, senza fronzoli. E libera tutti e tutte.

    Madri che finora hanno avuto sulle labbra tutto questo e non hanno avuto il paracadute necessario per dirlo. Quindi, non è il momento di sedersi sugli allori per i padri. E’ il momento di scendere nell’agone e lottare al fianco delle donne, rifiutarsi di esercitare quei privilegi maschili tanto amati e che plasmano il maschile vincitore, il buon padre di famiglia di matrice patriarcale, parlare finalmente di quanto è pesante quel lavorio continuo e incessante, quel sentirsi sempre un passo e mille indietro a un uomo, quella mancanza di tranquillità nell’affrontare una giornata di lavoro. Perché mai si riconosce il lavoro di cura come lavoro. Perché rinunciare a un pezzo di privilegi secolari per molti ancora è un rischio troppo grande, e nemmeno essere padri può scalfirli e metterli in discussione.

    E magari si auto convinceranno che è il migliore dei mondi possibili e che tutto è stato fatto a regola d’arte, per il benessere dei figli, perché i figli sono delle madri, come diceva mia nonna negli anni Quaranta del secolo scorso, sottintendendo una sorta di lasciapassare all’assenza mentale e pratica dei padri. Ma siamo nel 2026 e giustamente c’è chi inizia a esplicitare che no, questo sistema non quadra, fa acqua da tutte le parti e che se siamo tuttora indietro nel mondo del lavoro, qualche responsabilità maschile ci sarà pure. E vi vedo, mai stanchi o peggio fintamente stanchi, tutti impegnati a dire che tenete tutto in equilibrio. Lo credo e vi credo, siete tuttora la classe umana privilegiata. Chiudo perché io il tempo me lo sono faticosamente ritagliato per scrivere queste righe perché qualcuna lo deve pur dire.

    Qualcuna come me, è stanca di osservare l’acquerello dipinto sulle figure dei padri moderni, tutti pronti a non sacrificarsi, tutti proni a evitare un coinvolgimento mentale disturbante, tutti convinti di essere dei padri migliori rispetto al passato. Aspetto i soliti commenti ‘delicati e solidali’ di uomini e donne, quando si parla di diritti delle donne. Quando si evidenzia che la maternità rappresenta tuttora un momento di rivoluzione totale per una donna, quasi mai lo è la paternità per un uomo. E dobbiamo avere il coraggio di dire che se i dati sono ancora quelli evidenziati da qualche parte a farne le spese è ancora una donna. Eh, sì, è un problema politico, non di tipo privatistico. Perché tra le mura di casa è facile perdersi. Invece, guardare fuori, permette di ragionare e osservare ciò che ancora manca.

    conciliazione condivisione donna gender gap lavoro
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    simonasforza
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    Blogger, femminista e attivista politica. Pugliese trapiantata al nord. Equilibrista della vita. Felicemente mamma e moglie. Laureata in scienze politiche, con tesi in filosofia politica. La scrittura e le parole sono sempre state la sua passione: si occupa principalmente di questioni di genere, con particolare attenzione alle tematiche del lavoro, della salute e dei diritti.

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    1. Monica D'Ascenzo on 17/02/2026 18:16

      Buongiorno, non si può pubblicare il testo di una testata giornalistica. Si possono inserire al massimo 15 righe e poi il link con il rimando al testo originale. Altrimenti è violazione dei diritti d’autore. Chiediamo cortesemente di correggere. Grazie

      Reply
      • Simona Sforza on 18/02/2026 09:45

        Ci scusiamo, provvederemo a rimuovere la citazione al più presto. Buona giornata

        Reply
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