Mia – prima parte

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Sua madre è l’ultima ad accorgersene, ché tanto in questi casi succede sempre così. 

di Simone_Togneri

Prima parte

Sua madre è l’ultima ad accorgersene, ché tanto in questi casi succede sempre così. I ragazzini i segreti se li portano appresso come bagagli dalla chiusura a combinazione, e decidono di aprirli solo in certi momenti e davanti a chi vogliono loro. Nella maggior parte dei casi i bagagli se li tirano dietro le ragazzine. Ce l’hanno un po’ più grande il bagaglio, le ragazzine, hanno più cose da metterci dentro. Almeno si dice così. Qualcuna ha un bagaglio leggero, altre ce l’hanno bello grosso, da aprire davanti a uno specialista in casi persi.Tutti, ragazzini e ragazzine, si affannano a rendere la serratura del loro bagaglio super robusta. Sono tutti in sintonia sul fatto che la serratura dev’essere inattaccabile. Tuttavia nessuno pensa che la serratura più robusta è quella che nessuno ha intenzione di forzare.

Mia la pensa diversamente. A sedici anni ha una cosa sola da chiudere a doppia mandata. Una, ma talmente grande che nella sua valigia non ci sta. Continua a moltiplicarsi al suo interno, come le cellule di un cancro, e gonfia le pareti molli del bagaglio a tal punto che prima o poi tirerà la crepa come una pesca troppo matura. Non c’è serratura sul bagaglio di Mia, perché non serve. Tanto vale farlo vedere. E’ come se ci fosse scritto su: APRITE E FATE COME VI PARE, MA SE LO FATE, LO FATE A VOSTRO RISCHIO.

La gente la guarda. Non può fare altrimenti. Quando Mia cammina per la strada tutti si voltano verso di lei. E se non la additano, perché additare non sta bene, fanno cenni con il mento e parlottano a bassa voce. Perché da parlare c’è eccome. Come fai a non parlare di una conciata a quella maniera? Sempre sola, sempre uguale a sé stessa, chiusa in quei vestiti sempre color nero, quei maglioni slargati che nascondono ogni traccia di femminilità, con quei capelli acconciati come se, in forma di bozzolo, fossero caduti dall’alto e le fossero rimasti incollati sulla testa. Da l’impressione di essere sudicia, Mia, ma non lo è. Non si cura perché non le importa di farlo. Non gliene frega un cazzo dell’estetica. Non ne ha motivo. Si lava perché le piace sapere di fresco, di pulito. Ma finisce lì. Amici non ne ha, figuriamoci un fidanzato. Non ha mai nemmeno dato il fatidico primo bacio. A parte, se ciò si può definire primo bacio, quello che le aveva rifilato un ragazzetto delle medie, che le aveva messo la lingua in bocca solo per scommessa, solo perché i suoi amici più grandi insinuavano che non ne avrebbe avuto il coraggio. Ci vuole fegato per baciare Mia, dicono i ragazzi della sua età. Eppure non è brutta. E’ ombrosa, Mia, se ne sta per i fatti suoi. Lei non caga nessuno e non vuole essere cagata. Non cerca l’approvazione della massa, ma non vuole nemmeno essere una ribelle a tutti i costi. E’ così, Mia. Diversa. E il diverso spaventa. Vuole stare da sola e i ragazzi l’accontentano volentieri. I compagni di scuola hanno preso subito le distanze da lei. O forse è stato il contrario. In realtà non lo sa con certezza nemmeno Mia.

E poi ci sono loro. Quelli che Mia la cercano. Che poi non si capisce bene se siano loro a cercare lei o piuttosto il contrario. Mia lo fa ogni tanto, perché si sente particolarmente giù o perché ha bisogno di soldi. Loro non è dato saperlo. Forse cercano un’alternativa al quotidiano, o un brivido diverso dal solito, o per avere un segreto in più da tenersi dentro quando tornano a casa. Uno, una volta, le confessò che quella sera avrebbe pensato a lei, mentre scopava la moglie. In quei giorni, quando esce da scuola, invece di prendere l’autobus si avvia a piedi.

<<continua>>

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