Una vita senza contatto

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La comunicazione fisica dei nostri giovani è a rischio. Ce la faranno? Come possiamo aiutarli?

In un interessante articolo sull’intervista fatta a Milano, parecchi anni fa, al Professor Yuri Kazepov, studioso di Politiche sociali all’Università di Urbino, sull’ identificazione tipologica dei giovani d’oggi, il professore parla di giovani con identità multiple, plurime, complesse e fortemente dinamiche, ragazzi estremamente mobili fisicamente e mentalmente flessibili, personalità complesse che si muovono in modo frenetico, amanti dei viaggi, con permanenze anche lunghe all’estero.
I nostri ragazzi oggi, possiedono tutti gli strumenti digitali per comunicare e vivono la vita di ogni giorno con Facebook, Twitter, Whats App e ogni altra specie di Apps usandole come efficaci strumenti forti e veloci di comunicazione interpersonale.
A ciò si aggiunge la comunicazione fisica, l’abbraccio, i baci, gesti non virtuali che comportano momenti condivisi di presenza a cui non è consentito mancare: gli apericena o semplicemente istanti di socio confronto e bevuta collettiva, spizzicando snack posti sui banconi dei bar, nei ritrovi del centro magari accompagnati da un sottofondo musicale a volume alto.

Queste diverse forme di comunicazione s’integrano e diventano parte della vita dei ragazzi, sono appuntamenti condivisi e precisi che costituiscono la “normalità” dei giorni da vivere.
Vedersi, toccarsi, scambiare le esperienze con i coetanei, trasferire i propri racconti di vita, gli obiettivi futuri, le delusioni affettive, i nuovi progetti diventano momenti di raffronto, di identificazione, di autostima, riconoscimento positivo; spazi indispensabili per accettare la quotidianità spesso dominata da mancanza di lavoro soddisfacente e della possibilità di vivere in autonomia. E’ la manifestazione del sentimento di appartenenza in un clima di incertezze e precarietà esistenziale dove si cercano le sicurezze non fuori, ma dentro di sé e nel gruppo dei pari.
Si è allargato esponenzialmente anche il numero degli amici, non più un solo amico del cuore, ma la molteplicità per le diverse occasioni, amici degli amici che diventano elementi indispensabili alla propria vita di relazione senza il passato tabù del sesso opposto, della distanza geografica o dell’etnia.

Il gruppo dei pari condivide emozioni ed esperienze, è accogliente e protettivo e soddisfa e completa le identità di ognuno, ovatta le insicurezze e le fragilità conferendo anche un certo senso di onnipotenza e di delega di responsabilità.
L’attuale situazione di clausura necessaria, ai tempi del Covid 19, sta implementando a tutta forza l’utilizzo dei social network per tutti, ma in maggior numero tra i giovani e i giovanissimi, perché gli scenari relazionali devono forzatamente scivolare dal rapporto fisico a quello virtuale, diretti ad una socialità in rete.
Lo strumento comunicativo dei social è potentissimo ed è un mezzo di grande opportunità, ma anche di rischio nel contatto con un mondo sconosciuto, estraneo ed a volte poco sicuro per i ragazzi.
Ho sentito, in questi giorni, gruppi di giovani e ragazze che si danno appuntamento ad un’ora stabilita da diverse parti d’Italia, per fare ginnastica insieme o per giocare a carte o per raccontarsi del trascorrere delle giornate in casa, guardandosi dal monitor del Pc.
Si chiedono quando finirà e potranno tornare sul corso ad abbracciarsi.
Oggi il processo di confronto e comunicazione affettiva continua al di fuori della propria esperienza familiare, è momento di fuga da una realtà non facile da accettare, mai nemmeno pensata, momento di complicità con i pari, di scambio di incertezze e sicurezze, dell’auto percezione di esistere e dover affrontare un momento di guerra.
Come genitori cerchiamo di non dimenticare l’importanza di parlare, adesso che ne abbiamo l’opportunità e il tempo, con i nostri figli, trovare l’ascolto per loro e approfittiamo di questa tregua per scambiare sentimenti, esperienze e valori.

“Quando fai piani per un anno, semina grano
Se fai piani per un decennio, pianta alberi.
Se fai piani per la vita, forma ed educa le persone”
Detto orientale

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Profilo Autore

Maria Cristina Paselli lifecoach

Specializzata in Scienze d’Azienda, Gestione di Risorse Umane, lavora da tempo nei settori dell’Alta Formazione per Manager, nel Coaching, nella Comunicazione Positiva, Marketing, Creazione di Team Leader, Immagine Personale, Leadership Aziendale e nella Selezione di Personale Hight Level. Collabora con Province e Regioni per Corsi di Avvio e Formazione all’ Imprenditoria . Consulente di Aziende Private ed Enti Pubblici per Attività di Organizzazione, Management, Aggiornamento professionale, Progettazione, Formazione sul Lavoro ed Orientamento. Ha pubblicato testi sulla Formazione, l’Inserimento e il Ricollocamento di donne, adolescenti difficili, adulti e categorie ritenute socialmente deboli. Ha realizzato la sceneggiatura di Performance teatrali al termine di Corsi di Autostima. Ha progettato e diretto Programmi di Prevenzione e Mantenimento del Benessere Psicofisico in Centri di Cura, collaborando con specialisti e terapisti orientali, sia in Veneto che in Toscana.

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