La mia vita come in un romanzo XVI

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di Caterina Della Torre

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I ricordi di quella notte sarebbero rimasti fermi nella sua mente per anni, attaccati ad un ideale romantico, se poi i tempi e le situazioni non li avessero cancellati inesorabilmente. Si dice che col passar del tempo si cancellano i ricordi spiacevoli ma si conservano quelli gradevoli che accudiscono e rinfrancano l’animo durante i percorsi tortuosi della vita.

Beh, per Carlotta non era stato così. O forse la giovane donna aveva voluto spingere troppo avanti un sogno che non avrebbe meritato la verifica con la realtà. O non l’avrebbe la retta.

Infatti Carlotta dopo quella notte, finita alle luci inclementi del mattino, non era stata capace di accettare l’accadere della follia dolce ed esaltante di una notte ed aveva voluto invece fantasticarci sopra, cullando l’immagine del bel ragazzo viennese nel cuore, fino all’estate successiva.

Si erano scritti, sentiti telefonicamente, con un rapporto a distanza che si era andato però sempre più sfilacciando, fino a diventare trasparente.

Arrivata l’estate, quel compagno di penna che era stato Karl, quasi non esisteva più, ma Carlotta, testarda ed amante delle cose difficili, decise che, se il rapporto doveva finire (ma era poi mai stato tale?), doveva essere verificato di persona. E prese il treno per Vienna. Si iscrisse ad un corso di tedesco che si teneva all’Università di Economia e partì. Karl aveva tentato di dissuaderla, premettendo che d’estate lui lavorava in giro per il paese, ma Carlotta non aveva voluto sentire quelle parole.

Arrivò alla stazione e non c’era nessuno che l’aspettava. Ma se lo era immaginata. Si diresse alla casa che l’avrebbe accolta, una specie di college studentesco. Entrata nell’atrio si accorse che gli studenti erano tutti più giovani di lei e che il suo tedesco, imparato al Goethe Institut, non era sufficiente nemmeno per farsi capire allo sportello di ricevimento. E passò all’inglese che sapeva indubbiamente meglio.

Una volta accomodatasi nella stanza doppia che condivideva con una spagnola, telefonò al suo musicista. Il telefono trillò a lungo a vuoto.
Riprovò dopo un’ora ed ottenne lo stesso risultato.

Dalla finestra, che apriva su Florianegasse, proveniva l’odore eccitato dell’estate. Scese in strada e cominciò a ciondolare senza meta per le strade linde e ordinate della capitale viennese.

Stanca, decise di bere un caffè. Il famoso caffè viennese di cui aveva tanto sentito parlare. C’era l’imbarazzo della scelta e avrebbe potuto mettere alla prova il suo tedesco grezzo e scolastico.

Mentre cercava di farsi capire dal cameriere, sentì qualcuno che alle spalle pronunciò ad alta voce ”Schwarzer” e si voltò. Non poteva credere ai propri occhi….

continua

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