Donne che non perdonano di Camilla Läckber

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Riflessioni su un romanzo che non convince di Camilla Läckber.

di Laura Candiani

Sono d’accordo: leggere non stanca mai; io leggo da quando ho memoria, sempre e tanto, nonostante il sonno, la fatica, la famiglia, il lavoro… Non potevo dunque non leggere un libro appena uscito che si presentava interessante per più motivi: la scrittrice assai famosa (Camilla Läckberg), uno stile solitamente vivace e sciolto, trame accattivanti in una ambientazione divenuta ormai familiare (la lontana località di Fjällbacka, nella costa ovest della Svezia), la tematica affrontata di pressante attualità. Questa volta infatti la giallista da “oltre 20 milioni di copie vendute nel mondo” ha pubblicato per Einaudi, in prima mondiale, il romanzo Donne che non perdonano, ispirandosi alla cronaca e alle tante proteste, un po’ ovunque nel mondo, contro le molestie e ancor più contro qualsiasi forma di violenza subita dalle donne.
Di solito diffido dei best seller che sono spesso “gonfiati” dalla pubblicità e da editori potenti in grado di condizionare il mercato, e anche questa volta avevo ragione. La lettura infatti si è rivelata piuttosto deludente e la trama assai scontata.

donne-che-non-perdonano-hpNel libro si intrecciano le storie di tre donne: Ingrid, ex-giornalista relegata nel ruolo di casalinga dal marito direttore di un prestigioso giornale, Birgitta, matura maestra dal buon cuore vittima delle sistematiche percosse del marito, Victoria, giovane russa fuggita dal suo Paese grazie al matrimonio con un uomo zotico e ubriacone. Tutte e tre sono tristi, deluse, amareggiata per motivi vari: Ingrid non subisce violenze, ma scopre che il marito la tradisce, e ciò scatena il suo rancore e la sua rabbia. Birgitta ha un tumore mai curato perché — per la vergogna di scoprire il corpo cosparso di lividi — non si è sottoposta ai controlli di routine al seno; il marito è abilissimo infatti nel picchiarla là dove le tracce non si possono vedere. Victoria vive praticamente segregata in mezzo a un bosco, non ha la patente, non può disporre del suo passaporto , deve ubbidire e basta, specie quando il marito si sbottona i pantaloni…

Queste donne — nonostante vivano in un Paese evoluto come la Svezia — non si confidano con nessuno, non hanno amicizie o parenti che le tutelino, non vanno alla polizia o a un centro anti- violenza o ai servizi sociali; maturano in silenzio la loro vendetta. Già i tre personaggi sono decisamente prevedibili perché offrono un certo spaccato, più o meno generico, della realtà, ma la soluzione ideata da Camilla Läckberg francamente è così ovvia da risultare una vera caduta di stile.
Le tre si conoscono solo attraverso un sito e stabiliscono di uccidere ognuna il marito di un’altra, completando il triangolo, in modo che la moglie non risulti neppure vagamente coinvolta, grazie a un alibi ben studiato. Cosa vi ricorda? Se amate il cinema e la letteratura gialla — quella “vera”– non potrete non ritrovare la trama del bellissimo film di Hitchcock Strangers on a train (1951), tratto dal primo romanzo della grande Patricia Highsmith, all’epoca praticamente sconosciuta.

Un’ulteriore ripresa del meccanismo narrativo appare in un racconto di Giorgio Faletti, appena ristampato (Per conto terzi) ; in ogni caso avviene uno scambio: io ammazzo qualcuno per te, tu qualcuno per me; nessuno ci scoprirà mai. “Se a volte la realtà diventava un film, questa volta un film sarebbe diventato realtà…” scriveva l’autore astigiano, citando la sua fonte con ironia.
Un anno dopo, ecco l’happy end in un luogo a caso: la Florida! Spiaggia, mare, sole splendente e un bel mojito gelato per conoscersi finalmente e godersi in pace la nuova vita. Insomma, gli stereotipi ci sono tutti. Le donne dunque come possono difendersi dai soprusi, dalle ingiustizie, dalle prevaricazioni, dalle violenze fisiche o morali? Con l’istruzione, con il lavoro e l’autonomia, con la tenacia e il coraggio, con la collaborazione e l’altruismo? No, con il delitto.

Cara Camilla, ritorna a raccontarci le storie rassicuranti di Erica, madre indaffarata e scrittrice un po’ pasticciona, che mette il suo talento da dilettante nel risolvere i casi che càpitano al marito poliziotto Patrik. Ti aspettiamo ad una prova più convincente.

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Dols

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