Giorni di violenza inaccettabile

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Ormai, tutte le nostre giornate, sono scandite da racconti di violenza inaccettabile a cui non bisogna abituarsi, e che impongono doverose riflessioni sul degrado delle relazioni sociali e sull’assenza di una cultura del rispetto nei confronti della donna.

Avevo scelto, simbolicamente, di parlare dei fatti di Rimini: ormai saprete tutti cosa è accaduto. Un gruppo di soggetti, non uomini nel senso più nobile del termine, ha abusato ripetutamente e con brutalità di una giovane ragazza polacca, in vacanza nel nostro paese con un suo amico. Il racconto di quel giorno – così dettagliatamente riportato dai più importanti quotidiani italiani – non lascia tuttavia spazio a commenti razionali. La rapina, pretesto per avvicinare la coppia, ha lasciato presto posto ad una violenza inaudita e francamente intollerabile.
Avevo scelto, appunto, di parlare dei fatti di Rimini, ma non è stato possibile, poiché a questo ennesimo scempio del corpo femminile hanno fatto seguito – quasi senza rendercene conto – nuovi sconsolanti episodi di violenza sessuale: in pieno giorno, al Parco Nord di Milano, una donna di 80 anni è stata stuprata da un tale che le si era inizialmente avvicinato con apparenti buone intenzioni, salvo poi farla cadere e trascinarla in un angolo per compiere la violenza. Dell’individuo non si hanno notizie. Non sapremo se e quando potrà pagare per questa offesa inferta al corpo e allo spirito della donna. Perché non importa con quanta razionalità e lucidità si affrontino i momenti successivi ad uno stupro: resta addosso la sensazione di essere sporchi, di esser stati invasi senza permesso, di essere stati violati nel corpo e nella mente.
Poteva bastare questo. Avremmo potuto riflettere insieme sulla brutalità dell’uomo che ormai non perde neanche più tempo a giustificarsi, come se la violenza sia lo sfogo di un naturale istinto a cui non è possibile metter freno.  
Ma ecco che ieri sera – complici i media – si è appreso di un nuovo caso, che vede vittime due giovani donne, studentesse americane, e come carnefici due carabinieri in servizio. Le donne sono state riascoltate per dettagli, nel loro racconto, che sembravano non collimare, e oggi i due militari risultano ufficialmente indagati.
Leggevo un articolo pubblicato da La Repubblica.it qualche giorno fa[1] nel quale si faceva parzialmente il punto della situazione sullo stupro nel nostro paese: il numero di vittime sembrerebbe più alto tra le italiane, e stessa tendenza si registrerebbe tra i soggetti abusanti, sollevando il coperchio di un vaso di pandora che intendeva fare dello stupro una questione etnica o religiosa. Si registrerebbero inoltre circa undici casi di violenza sessuale al giorno.
Certamente, come spesso raccontiamo, il fenomeno dello stupro è talvolta la punta dell’iceberg di situazioni di violenza consolidate tra le pareti domestiche, elemento che rende difficile ottenere dei dati completi. La denuncia non è un automatismo e spesso le difficoltà linguistiche e d’integrazione impediscono alle donne straniere di confidare un’aggressione sessuale. Insomma, camminiamo sulle sabbie mobili, e più tentiamo di divincolarci più rischiamo di soffocare. La paura più grande è che si debba restar fermi per non soccombere, ma non ci si può permettere immobilismo nella lotta alla violenza contro le donne, e fino a quando l’interesse principale dei media sarà speculare sui dettagli più erotici delle storie di cronaca raccontate non potremo realizzare quel salto di qualità culturale che ci consentirebbe di affrontare lo spettro dello stupro per quello che è: un orrore da debellare.

 

[1] Ogni giorno 11 stupri. In quattro casi su dieci l’autore è straniero http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/01/news/stupri_violenza_dossier_viminale-174345967/

 

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Profilo Autore

Nata in Puglia venticinque anni fa, vivo in provincia di Milano dal 2009. Conseguita la maturità classica, ho proseguito gli studi nel ramo delle Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano. Dal 2014 al 2016 ho collaborato in veste di operatrice volontaria con un centro di primo ascolto per donne vittime di violenza nel sud di Milano. Mi occupo principalmente di diritti riproduttivi, in particolar modo di accesso all'aborto, e di violenza sulle donne.

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