L’alga che aiuta la tiroide

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Aggirandosi tra i banchi dei supermercati , e non solo quelli biologici , è ormai facile reperire confezioni contenenti filamenti o stringhe essiccate di colore brunastro, altro non sono che le alghe marine, alimenti entrati nel recente passato in punta di piedi nella nostra alimentazione occidentale ma che oggi sempre più vengono apprezzati e utilizzati.

Un rapido excursus nelle banche dati della rete ci dice che le alghe sono alimenti ricchi in oligoelementi e vitamine , preziose per il nostro organismo e aiuto per alleviare disturbi a volte generati da vere e proprie patologie.
Un esempio interessante da approfondire è il rapporto tra alghe e tiroide. La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla situata alla base del collo. Il suo compito è quello di produrre ormoni tra cui gli indispensabili triiodotironina o T3 e tiroxina o T4 essenziali per il benessere del nostro organismo. La tiroide sintetizza e fornisce queste ormoni quando il corpo li richiede, ed il loro compito è quello di regolare diverse funzioni vitali. Questo processo non è continuo, la tiroide lavora solo quando è richiesta la sua attività di sintesi altrimenti rimane in stato di riposo se il quantitativo di ormoni è sufficiente a coprire l’esigenze del corpo umano. Possiamo paragonare la tiroide ad un capitano che riceve ordini “dall’alto”, da un generale chiamato ipotalamo e dal colonnello ipofisi la cui la base operativa si trova all’interno del cranio con il compito di regolare l’attività di diverse ghiandole dell’organismo umano, tra cui la tiroide. Il generale riceve informazioni dalle truppe dislocate nei vari distretti corporei e impartisce ordini attraverso l’ipofisi alle ghiandole a seconda delle informazioni, o di produrre ormoni o di fermarne la sintesi e la loro immissione in circolo. Questo meccanismo che in gergo si dice “di feed-back” è molto preciso e delicato e non deve essere alterato , se ciò succede, il buon capitano tiroide non riesce più a svolgere in modo adeguato il proprio dovere e non controllato non riuscirà ad adeguare la sua produzione ormonale alle esigenze del corpo, con inevitabili ripercussioni in tutto l’organismo.
Gli ormoni tiroidei hanno diversi compiti come intervenire nella regolazione del metabolismo basale e di tutti i processi metabolici come la sintesi delle proteine, l’utilizzazione degli zuccheri nei tessuti, il consumo dei grassi , ma non si fermano qui, hanno relazioni strette con le cellule del cuore e contribuiscono al normale sviluppo del cervello.

Per funzionare correttamente la tiroide ha bisogno di un minerale, lo iodio , elemento importante in quanto contribuisce allo sviluppo e corretto funzionamento della tiroide ed è parte integrante degli ormoni prodotti in questa ghiandola .
Lo iodio è presente in piccole quantità nell’organismo e si perde giornalmente con le urine, una piccola parte anche con il sudore, lacrime , saliva e bile ; il corpo umano non riesce a fabbricarlo da solo, ha bisogno di assumerlo dall’esterno ed il sistema più semplice è con l’alimentazione, ma viene anche assorbito attraverso la pelle e con il sangue viene trasportato alla tiroide dove avviene la trasformazione negli ormoni tiroidei . Esistono aree geografiche dove lo iodio è scarso in natura, nei terreni e nell’acqua , in questo caso la tiroide è messa a dura prova e reagisce producendo lo stesso quantitativo di ormoni richiesto ma paga un prezzo alto per questo: a lungo andare questo stato di sofferenza si traduce in un aumento di volume della ghiandola, dovuta allo sforzo prolungato che le cellule devono affrontare per la cronica penuria di iodio, con formazione di noduli o di un gozzo. Oggi grazie al consumo di sale iodato è più difficile vedere un aumento spropositato della ghiandola, ma la tiroide si ammala facilmente e non è infrequente vedere situazioni di rallentato funzionamento , l’ipotiroidismo, o di un aumento di attività, ipertiroidismo, entrambi quadri patologici. Chi ha un ipotiroidismo avrà un rallentamento del metabolismo basale, aumenterà il proprio peso, si sentirà perennemente stanco, il cuore batterà più lentamente , farà più fatica a muoversi, all’opposto invece si comporta chi ha l’ipertiroidismo.

Tutti i tipi di fauna e flora marina assorbono iodio dall’acqua di mare e sono ottime fonti di questo minerale. Le alghe marine sono alimenti molto ricchi in iodio e non solo, hanno proteine, fibre, vitamine, minerali e zuccheri a basso indice glicemico. L’alga KOMBU , o Laminaria Japonica, è tra la popolazione delle alghe quella più ricca in iodio, ne possiede ben 265.000 mg per 100 grammi si peso, quasi quattro volte di più dell’alga ARAME, anch’essa molto ricca di questo prezioso oligoelemento. La Kombu è anche ricca di ferro, calcio, magnesio, potassio, acido glutammico , versione naturale della sostanza aromatizzante glutammato monosodico, acido alginico, che ha la particolarità di legare i metalli pesanti e la laminarina che aiuta a ridurre i grassi circolanti nel sangue. La Kombu ha un sapore dolciastro per la presenza di due zuccheri glucosio e mannitolo e , come altre alghe marine, si sposa bene con piatti a base vegetale , come minestre e zuppe di verdura, legumi lessati o stufati, è la base per un ottimo e delicato brodo vegetale e se messa nell’acqua di cottura dei legumi li rende più digeribili.

Come può essere di aiuto alla tiroide?
Se la ghiandola tiroidea è sana e la sua produzione di ormoni ben regolata, un consumo moderato di Kombu fornisce una ricca quota di iodio che abbiamo visto essere un substrato importante e vitale per il corretto funzionamento della tiroide, aiutandola a non andare in affanno perché carente di questo oligoelemento per lei indispensabile. Nel caso in cui ci sia un funzionamento diminuito per una ridotta introduzione di iodio nella dieta, il consumo della Kombu può aiutare grazie all’apporto extra del minerale che questa alga fornisce. In chi ha una tiroide “pigra” si osserva spesso un ristagno di liquidi nei tessuti e un metabolismo rallentato, con conseguente aumento del peso, innalzamento dei livelli del colesterolo e dei grassi nel sangue. La Kombu grazie alla sua particolare composizione in oligoelementi facilita l’eliminazione dei liquidi che ristagnano nel corpo e stimola il metabolismo, quindi può essere di aiuto non solo in condizioni di ridotto funzionamento della tiroide ma anche in altre situazioni in cui c’è necessità di drenare i tessuti e “sveltire” il processo metabolico..
Attenzione però, non è la panacea di tutti i mali.
Intanto è assolutamente controindicata in chi ha un ipertiroidismo e in chi è affetto da , una malattia autoimmune che causa la distruzione della ghiandola tiroide con conseguente ipotiroidismo, non deve essere consumata in gravidanza, allattamento e nei bambini di età inferiore ai 12 anni, attenzione anche a chi è iperteso o affetto da patologie cardiache : ricordiamoci che forti dosi di iodio se ingerite improvvisamente da chi ha una tiroide con normale funzionamento può danneggiare l’equilibrio che governa la sintesi degli ormoni , causando condizioni di ipertiroidismo temporaneo con un innalzamento della pressione arteriosa e un aumento non richiesto della attività del cuore.
Per tutti gli altri utenti della Kombu il consiglio è di non esagerare nel suo consumo, ricordiamoci che bastano 150 mg di iodio al giorno per rendere felice la nostra tiroide e 0.05 grammi di Kombu sono già sufficienti per coprire questo fabbisogno, quindi utilizziamola solo in piccole quantità, 1 grammo di alga ( equivalente a circa 3 centimetri di lunghezza) alla settimana.

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Profilo Autore

Elisabetta Ravera

Elisabetta Ravera medico chirurgo, specialista in nutrizione clinica e dietetica, naturopata. Ha gestito l'unità di supporto nutrizionale all'Istituto Tumori di Milano, successivamente si è dedicata alla ricerca clinica. e attualmente esercita la libera professione nell'ambito dietologico-nutrizionale a Cogoleto, nella Riviera Ligure di Ponente e a Genova. Collabora con la rivista "L'Altra Medicina" e ha un suo sito internet www.nutrizionearmonia.it.

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