Intolleranze e allergie alimentari

0

Le intolleranze rappresentano un argomento molto di moda ai nostri giorni. Si moltiplicano guru che diagnosticano, spesso con metodi empirici, intolleranza a cibi o alimenti, spesso gettando chi si è sottoposto al test nel dubbio su come procedere e che cosa fare.

Intanto cosa è l‘intolleranza e come si differenzia dalla allergia?

Chi è allergico lo sa molto bene cosa succede dopo l’ingestione di un alimento “proibito”: subito ha una reazione a volte violenta nel proprio corpo, che va da macchie e pomfi cutanei a vere e proprie reazioni anche pericolose per la vita come difficoltà a respirare e in generale un malessere forte che migliora dopo aver instaurato la terapia con cortisone e antistaminici.
In questo caso sono responsabili le immunoglobuline E (IgE) che possono essere reperite nel sangue del malcapitato allergico.
Nel caso dell’intolleranza tutto è più subdolo e dai contorni più sfumati. Non esiste un rapporto causa-effetto così chiaro come nelle allergie e il/i disturbi possono anche apparire dopo molte ore o giorni dalla introduzione di un alimento “incriminato”.
Ma quali possono essere questi disturbi? Si va dai classici sintomi gastrointestinali, come meteorismo, nausea, diarrea, difficoltà digestive a sintomi più aneddotici e meno supportati dalla letteratura scientifica che spesso vengono indicati come essere causati dalle intolleranze come dolori muscolari, crampi, dolenzia delle articolazioni, a disturbi dell’apparato respiratorio come bronchiti, congestioni nasali, sinusiti, a disturbi dermatologici, come eczemi, dermatite e orticaria, a disturbi del ciclo mestruale o a cistiti ricorrenti, a cefalea, depressione, scarsa concentrazione , fino a una sensazione generale di spossatezza e all’aumento di peso.
Vediamo come provare a capire se si è sviluppata una intolleranza ad uno o più alimenti.
Intanto una intolleranza vuol dire che l’organismo può reagire ad un determinato alimento in maniera variabile a seconda anche della quantità e periodicità di consumo dell’alimento. Ad esempio se si è intolleranti ai pomodori i disturbi possono manifestarsi sempre appena si mangia un pomodoro o un alimento che lo contiene, come ad esempio il sugo, oppure solo in determinate circostanze, come dopo alcuni giorni di consumo costante di questo alimento. Essendo i sintomi a volte sfumati e ritardati rispetto alla assunzione degli alimenti spesso è difficile risalire all’alimento incriminato.

In molte situazioni le intolleranze che si sviluppano sono molteplici e con livelli diversi di gravità e questo complica il quadro diagnostico. Le intolleranze alimentari possono essere causate da fattori propri dell’alimento, come i contaminanti tossici, ad esempio le tossine da funghi; da proprietà farmacologiche dell’alimento, come la tiramina e l’istamina presenti in pesci, crostacei e formaggi stagionati o da infezioni gastrointestinali.
Alcune intolleranza derivano da deficit enzimatici, ad esempio per il lattosio, che è presente nel latte e nei latticini.
L’intestino e la sua popolazione batterica sono quindi i principali attori nelle intolleranze, si parla disbiosi cioè alterazione del normale equilibrio della flora batterica deputata ai processi metabolici che avvengono in territorio intestinale . Questo equilibrio deve essere quindi ricomposto e uno dei sistemi più semplici è adottare una dieta che elimini la causa scatenante della intolleranza e ristabilisca il normale equilibrio batterico a livello intestinale.

Mentre per le allergie sono disponibili test validati, non si può dire altrettanto per le intolleranze. I test di kinesiologia o di citotossicità, i test EAV, di provocazione e neutralizzazione, biorisonanza, analisi del capello , bioenergetico e così via non sono attendibili perchè non sono in grado di individuare gli agenti causali delle presunte intolleranze, sono privi di validazione scientifica e non riproducibili, oltre che costosi.
Anche la ricerca degli anticorpi IgG non è attendibile.
Ci sono alimenti che più frequentemente possono determinare una intolleranza, come il latte e i latticini o il frumento ad esempio, un metodo empirico per verificare una possibile sofferenza dell’organismo nei confronti di una sostanza è di escluderlo dalla alimentazione per qualche tempo per poi riammetterlo e verificare se i disturbi riprendono oppure sono più attenuati o scomparsi. Meglio seguire questa metodica sotto il controllo medico, per evitare di escludere nutrienti importanti solo per una sensazione.

CONDIVIDI

Profilo Autore

Elisabetta Ravera

Elisabetta Ravera medico chirurgo, specialista in nutrizione clinica e dietetica, naturopata. Ha gestito l'unità di supporto nutrizionale all'Istituto Tumori di Milano, successivamente si è dedicata alla ricerca clinica. e attualmente esercita la libera professione nell'ambito dietologico-nutrizionale a Cogoleto, nella Riviera Ligure di Ponente e a Genova. Collabora con la rivista "L'Altra Medicina" e ha un suo sito internet www.nutrizionearmonia.it.

Lascia un commento


6 + tre =