Un progetto per valorizzare il talento femminile di CITTA’ DELLE DONNE

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LE CITTA’ DELLE DONNE
Un progetto per valorizzare il talento femminile

La crescita esponenziale delle grandi città urbane, ma anche di medi e piccoli comuni, deve fare i conti con le inadeguatezze del passato e dimostrare contemporaneamente la lungimiranza necessaria per la progettazione del futuro.
I cambiamenti previsti o ipotizzabili, mettono la politica nella necessità di adeguamenti immediati.
Le istituzioni preposte a livello nazionale e i rappresentanti locali di indicarne le priorità.
I cittadini di fronte al rispetto delle regole dettate, alla partecipazione e alla cura con uguale senso di responsabilità.
Il territorio italiano è ricco di centri urbani di ogni dimensione e il numero dei suoi abitanti zonali, itineranti, emigrati, ha reso inadeguati molti dei servizi previsti in tempi passati.
Non è un caso che il territorio urbano, in particolare i centri storici, sia sempre più inagibile sia come viabilità sia come vivibilità, inadeguati, le abitazioni abbiano prezzi esorbitanti o scarseggino, i servizi carenti e la sicurezza degli individui a rischio.
Dallo sviluppo del dopoguerra e in tutto il secolo scorso, lo sviluppo urbano è stato intenso ma privo di controlli. L’abusivismo, costruzione intensiva, degrado urbano, periferie senza confini, l’intreccio tra territorio cittadino e zone commerciali hanno compromesso vita e risorse.
Ogni rapporto con il passato dimostra che niente potrà più essere uguale a prima ed i prodromi di un futuro inarrestabile ma già all’orizzonte lo confermano.
Come in ogni passaggio di cambiamenti profondi a livello strutturale e sociale, le relazioni tra individui vengono messe a rischio e richiedono una visione, una competenza ed un impegno a progettare e governare assai delicato.
Fra i maggiori fruitori di servizi e maggiori segnalatori di disagio, le fasce più deboli della società.
Fra queste, e purtroppo ancora, le donne, che sperimentano queste difficoltà in molti ambiti.
Da sempre esse hanno svolto un ruolo di sostegno sociale al quale non ha corrisposto un’attenzione altrettanto generosa.
Le differenze di genere, non hanno mai ricevuto l’attenzione della politica se non per considerarle una condizione svantaggiata con cui fare i conti individualmente.
Partendo dalla definizione “qualità della vita”, s’intende generalmente uno stato che indichi benessere in un habitat, in un ambiente di lavoro, nella comunità nazione e nella famiglia, in modo trasversale.
Ma quando la qualità della vita scarseggia e la sua popolazione ne trae sofferenza è in predicato la serenità del vivere sociale e, in un ambiente urbano e cittadino gli indicatori di questi disagi si concentrano, si sommano e si scaricano in campo economico, sociale e familiare su tutti gli individui.
Per quanto riguarda la popolazione femminile, in base a più sondaggi, le città non sono «a misura’ di donna».
Le maggiori difficoltà si concentrano nella sfera della sicurezza personale (scarsa illuminazione, rete viaria non controllata, strade non sicure, orari concomitanti tra lavoro, scuole, commercio ecc.),
Ma cosa significa ripensare la progettazione urbana a misura di donna concettualmente? Ed è così difficile realizzarla? Come può la città sviluppare la cultura della parità in modo concreto? Cosa può mettere a disposizione dei suoi abitanti una lettura diversa, inclusiva, priva di discriminazioni e pregiudizi in grado di accogliere e valorizzare i tanti e diversi talenti che in essa circolano?
È in questa direzione che nel 2019, è stato lanciato dagli Stati Generali delle Donne, un movimento fortemente presente e attivo in ogni territorio, il progetto “Le Città delle Donne”, rivolto a tutte le amministrazioni locali.
L’obiettivo cui si tende è sicuramente ambizioso ma di grande equità sociale, ed è per questo che per realizzarlo c’è bisogno del supporto, anche economico, di tutti.
I fondi raccolti, al netto delle spese vive per gestire la campagna di “crowdfunding”, saranno utilizzati per sostenere il primo anno di attività del progetto.
Il finanziamento collettivo sarà dunque utilizzato per promuovere innovazione e cambiamento sociale, rispetto e abbattimento di barriere sociali e culturali, un diverso modo di investire risorse finanziarie.
Il sostegno richiesto è minimo, la riuscita del progetto non avrà un valore monetizzabile ma di grande impatto. Per la sua realizzazione, in questa mobilitazione che deve investire persone e risorse dal basso per agire profondamente verso un futuro migliore, è aperta la campagna di adesione sul sito: La città delle donne.
Per informazioni sul progetto e sulle modalità della campagna di raccolta fondi collegati a questo indirizzo:
https://www.eppela.com/it/projects/27031-le-citta-delle-donne

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Profilo Autore

Marta Ajò

Marta Ajò, scrittrice, giornalista dal 1981 (tessera nr.69160). Fondatrice e direttrice del Portale delle Donne: www.donneierioggiedomani.it (2005/2017). Direttrice responsabile della collana editoriale Donne Ieri Oggi e Domani-KKIEN Publisghing International. Ha scritto: "Viaggio in terza classe", Nilde Iotti, raccontata in "Le italiane", "Un tè al cimitero", "Il trasloco", "La donna nel socialismo Italiano tra cronaca e storia 1892-1978; ha curato “Matera 2019. Gli Stati Generali delle donne sono in movimento”, "Guida ai diritti delle donne immigrate", "Donna, Immigrazione, Lavoro - Il lavoro nel mezzogiorno tra marginalità e risorse", "Donne e Lavoro”. Nel 1997 ha progettato la realizzazione del primo sito web della "Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità" della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il quale è stata Editor/content manager fino al 2004. Dal 2000 al 2003, Project manager e direttrice responsabile del sito www.lantia.it, un portale di informazione cinematografica. Per la sua attività giornalistica e di scrittrice ha vinto diversi premi. Prima di passare al giornalismo è stata: Consigliere circoscrizionale del Comune di Roma, Vice Presidente del Comitato di parità presso il Ministero del Lavoro, Presidente del Comitato di parità presso il Ministero degli Affari Esteri e Consigliere regionale di parità presso l'Ufficio del lavoro della Regione Lazio.

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