Mozione a favore delle donne

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Mercoledì 13 maggio – il Senato approva la Mozione a favore delle donne, un impegno assunto dal Governo, che risponde ad un senso di responsabilità collettiva della politica ma che è anche un atto dovuto alla grave crisi economica legata all’occupazione femminile e alla disparità di genere.

I “diritti delle donne” hanno avuto bisogno di un’eccezionalità, aggravata dalle conseguenze della Fase 2 del COVID19.
Alcune delle firmatarie della Mozione approvata al Senato, che saranno con noi nell’aula virtuale degli #statigeneralidonne on line, portano firme significative, come l’on Donatella Conzatti del Trentino prima firmataria, e questo crea un’ulteriore speranza per una futura e più significativa collaborazione.
La Mozione è molto articolata sia nella premessa, come nel dispositivo.
In estrema sintesi, essa parte dalla constatazione di come le donne abbiano fornito il contributo maggiore durante le settimane di più grave emergenza sanitaria, risultando peraltro sottoposte a un forte sovraccarico di lavoro, soprattutto se madri con figli, e che la fase di ripresa delle attività, ormai avviata, presenta il forte rischio di produrre effetti asimmetrici soprattutto sul livello e sulla qualità occupazionale tra uomini e donne.
Sarà l ‘applicazione di questa Mozione che dovrà segnare la demarcazione con i Governi precedenti che fino ad oggi non hanno prodotto cambiamenti significativi.
Gli Stati Generali delle Donne, impegnate da diversi anni nella costruzione di una rete che sa mettere in atto una diversa modalità politica, prendono il via dalla constatazione che, se è vero che durante le crisi economiche più recenti l’occupazione femminile aveva subito un rallentamento senza però subire una diminuzione drastica, nella congiuntura attuale i settori economici più colpiti, almeno nella prima fase, sono stati e continueranno ad essere il turismo, il commercio, la comunicazione, il terziario avanzato, i servizi in genere, tutti ad elevata, con una prevalente presenza femminile.
L’attuale pandemia ha ulteriormente evidenziato le distorsioni, le iniquità e le discriminazioni presenti nel mondo del lavoro e nella nostra società, che incidono negativamente, non solo sulla vita delle persone, ma anche sulla qualità del nostro sistema produttivo e sulle prospettive di crescita del Paese.

La Mozione sembra rappresentare il “Patto delle donne per il lavoro” che gli SGD avevano già presentato prima al Governo Renzi, poi al Governo Gentiloni e poi declinato in tutte le Regioni con la sottoscrizione da parte dei candidati e candidate alle Elezioni Regionali.

Su alcune delle proposte il Governo potrebbe trarre spunto per predisporre un “Patto” condiviso con misure finalizzate al sostegno e all’incentivazione del lavoro, delle imprese femminilI in modo tale da rendere compatibili e armonici i tempi della vita e del lavoro, al fine di consentire alle donne lavoratrici la possibilità di dedicarsi alla famiglia senza correre il rischio di perdere il lavoro, senza creare le riserve indiane fra le dipendenti e le autonome, e senza incorrere in atteggiamenti discriminatori e di riprendere al più presto le attività lavorative. A tal fine prevedere strumenti di programmazione di lungo periodo verso un cambiamento del sistema di produzione e consumo che è fallito. Un Patto per le donne che sia concreto per la riorganizzazione del sistema scolastico e di ogni servizio alla famiglia, il riordino e il potenziamento degli incentivi per sostenere l’ingresso o il rientro delle donne nel mondo del lavoro.
Con questo spirito gli SGD hanno avviato dallo scorso 27 febbraio, una “Task force donne-emergenza” con aiuti e supporti concreti nei territori e con i seminari ogni giorno on line.

E’ legittimo domandarsi sul “dove erano le politiche” e sul cosa abbiano fatto fino ad ora. Perché il vero nodo di tutto, a monte e a valle, sta nel fatto che pur non mancando ideologicamente la volontà di raggiungere la parità di genere, è mancata un “opposizione donna” all’interno delle forze politiche per condizionarle a dibattere e decidere su questi temi. Questo tipo di battaglia richiederebbe un accordo di potere fra donne che metta in crisi i vecchi schemi parlamentari.

O ora o mai più!

Un tempo, questo che viviamo, che sta subendo un mutamento profondo e che viene ridefinito rapidamente in cui le donne hanno una straordinaria responsabilità: agire non per inventare il nuovo ma per costruirlo, nel rispetto di quanto nel passato è stato parte della vita di ciascuno/a.

Il grande cambiamento, quello si che possiamo definire epocale, sarà nel mondo del lavoro e della formazione scolastica.

 

Rassegna stampa

http://www.donneierioggiedomani.it/8860/15-giugno-statigeneralidonne-on-line-tavola-rotonda-sulla-mozione-in-senato

http://www.donneierioggiedomani.it/8859/Donne-in-movimento:-non-pi%C3%B9-onda-lunga-non-ancora-tsunami

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Profilo Autore

Marta Ajò

Marta Ajò, scrittrice, giornalista dal 1981 (tessera nr.69160). Fondatrice e direttrice del Portale delle Donne: www.donneierioggiedomani.it (2005/2017). Direttrice responsabile della collana editoriale Donne Ieri Oggi e Domani-KKIEN Publisghing International. Ha scritto: "Viaggio in terza classe", Nilde Iotti, raccontata in "Le italiane", "Un tè al cimitero", "Il trasloco", "La donna nel socialismo Italiano tra cronaca e storia 1892-1978; ha curato “Matera 2019. Gli Stati Generali delle donne sono in movimento”, "Guida ai diritti delle donne immigrate", "Donna, Immigrazione, Lavoro - Il lavoro nel mezzogiorno tra marginalità e risorse", "Donne e Lavoro”. Nel 1997 ha progettato la realizzazione del primo sito web della "Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità" della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il quale è stata Editor/content manager fino al 2004. Dal 2000 al 2003, Project manager e direttrice responsabile del sito www.lantia.it, un portale di informazione cinematografica. Per la sua attività giornalistica e di scrittrice ha vinto diversi premi. Prima di passare al giornalismo è stata: Consigliere circoscrizionale del Comune di Roma, Vice Presidente del Comitato di parità presso il Ministero del Lavoro, Presidente del Comitato di parità presso il Ministero degli Affari Esteri e Consigliere regionale di parità presso l'Ufficio del lavoro della Regione Lazio.

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