La mia vita come in un romanzo XXXI

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di Caterina Della Torre

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Carlotta guardava l’acqua del torrente sotto di sè e pensava a quel giorno in ospedale. Le immagini correvano veloci come il rewind di un film. E si fermavano con una ”stop motion” sull’immagine di lei e lui, vicini fisicamente e finalmente per una volta non estranei l’un l’altra con il pensiero.

Era stato il primo momento che lo aveva sentito dentro il cuore, la mente, gli occhi, le mani, le braccia, senza toccarlo ma solo guardandolo. E proprio in un frangente così delicato.

Luigi l’aveva seguita per tutta la sua convalescenza in ospedale, cercando di mantenere contemporaneamente in piedi il matrimonio, lo studio e quella storia estemporanea che se non si fosse inserita improvvvisamente la malattia, sarebbe finita come altre avventure extraconiugali, con un ciao nemmeno pronunciato.

Invece, non sapeva quale tasto avesse toccato, in un uomo che le era sembrato senza cuore, freddo, distante, pieno di sè, poco attento agli altri.

Non aveva mai messo in discussione il suo rapporto con la moglie. ”Le nostre strade sono già tracciate” – aveva detto una volta, ma lei non si rendeva conto per quale motivo continuava a stare con una donna che non amava più.

Non avevano figli, né pendenze economiche. Avvocati entrambi, non condividevano però lo studio, forse solo qualche cliente. Lo status di uomo sposato? Inattaccabile però solo per chi non sapeva.

Carlotta quando uscì dall’ospedale, dopo dieci  giorni di cortisone che l’avevano aiutata a sfiammare le parti lese, lo trovò ad aspettarlo con la sua macchina. La fece accomodare e l’aiutò a sistemare i pochi bagagli che aveva portato in ospedale.

”Sei sempre bella. Cosa hai fatto? Una cura di bellezza?”
”Direi proprio di no, sento le gambe come due bastoni..”
”Mi sembrano sempre belle” – disse cerando di minimizzare quello che si erano appena detti e lanciando un lungo sguardo concupiscente ai lunghi arti della donna.
”Ti porto a casa?” O preferisci mangiare insieme un boccone?”
”Luigi sei stato caro in questi giorni, ma non vogli crearti dei problemi con tua moglie..”
”Non ti preoccupare di lei, le ho detto che sono fuori con un cliente.”

Menzogne, sempre menzogne, ma fino a quanto avrebbe retto? Lui le aveva dimostrato affetto o erano i sensi di colpa che lo torturavano?
”No, grazie, portami a casa, ho telefonato alla mia amica Marta. Resterà lei stasera con me”- Non aveva voluto telefonare alla madre anziana per non farla agitare.
”Ma lo sai che avrai bisogno di qualcuno vicino?”
”No, non ti preoccupare, mi sono ripresa…vedi cammino bene”
”Ti vedo debole…”
”E’ solo apparenza” Vedrai la prossima volta sprizzerò scintille.”
”Va bene, ti accompagno a casa e così mi fai conoscere la tua amica.”

Carlotta era troppo debole per rispondere o per far nascere in sè dubbi e gelosie..e si lasciò trasportare mollemente a casa.

continua

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