Paesaggio e donne. Binomio inscindibile

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Ileana Gobbo, genovese del ’56,  architetta  del paesaggio  esperta di pianificazione territoriale, specializzata in politiche di genere,  ci racconta cosa farebbe  per migliorare e preservare il paesaggio del suo paese  e per le donne.  Sempre con un occhio alla sua professione che considera la ”più bella del mondo”.

Quando hai scelto architettura, sapevi già che saresti diventata specializzata in paesaggistica?
Non avrei potuto saperlo perchè, quando mi laureai in architettura, la scuola di specializzazione in architettura del paesaggio non esisteva in Italia, al contrario che in tutti gli altri Paesi del mondo, Turchia esclusa. Negli Stati Uniti la prima scuola nacque nel 1868, in Italia l’ unica per molti anni è stata quella dell’Università di Genova con la quale ho incominciato, ormai vent’anni fa. Ci fosse stata prima l’avrei fatta subito ma è stato meglio così, con una solida preparazione in architettura ( io faccio anche l’architetta) ho avuto, sotto il profilo della conoscenza e della visione progettuale, molte possibilità di esprimere una qualità.

In che cosa consiste precisamente?
L’architetto del paesaggio si assume la responsabilità del controllo e della gestione dello sviluppo compatibile ed integrato del territorio così come previsto dai protocolli internazionali sull’ambiente e dalla Convenzione Europea del Paesaggio. Ha sviluppato una capacità di lettura trasversale alle diverse discipline (dalla fotografia alle scienze ambientali, dalla pianificazione all’ingegneria, dagli ambiti di storia, geografia, geologia e antropologia all’area delle scienze dell’acqua, del suolo e del sottosuolo, dalla biologia e l’ecologia alle scienze dell’insediamento umano, dalle scienze della mobilità all’area delle tecnologie, delle varie arti e dei vari mestieri convocati nelle fasi del progetto e dell’intervento, fino all’area delle norme che regolano l’azione di salvaguardia e valorizzazione di paesaggi) dei fenomeni presenti sul territorio e di intervento a tutte le scale nell’ambiente anche attraverso l’impiego di modalità, tecniche e materiali innovativi seguendo le direttive europee riferite direttamente o indirettamente all’ambiente e al paesaggio. Riassume in un’unica figura professionale competenze disciplinari diverse, dal campo architettonico a quello naturalistico – ambientale e storico-culturale; riconosce le diversità ambientali e le preesistenze storiche, culturali e naturali quali risorse fondamentali per la progettazione. Ricerca, analizza e realizza le potenzialità del paesaggio in tutte le fasi, scale e contesti includendo il processo di sviluppo (pianificazione del paesaggio e politiche di sviluppo – studi di fattibilità – visione strategica, pianificazione e revisione – piano di azione e progetto dello spazio – progetto di dettaglio – attuazione – manutenzione e gestione a lungo termine) Considera come materiali da costruzione privilegiati gli elementi naturali: il suolo, l’acqua, le piante e il loro contributo alla costruzione degli habitat, garantendo un uso ottimale delle risorse e proponendo soluzioni progettuali e di gestione compatibili e sostenibili. Propone anche la riqualificazione complessiva della città e del territorio, attraverso il ridisegno delle aree dismesse o degradate e degli spazi di risulta. In sintesi sa cogliere l’identità del luogo e progettare interventi che rispondono alle esigenze umane e al contesto ambientale. Ma soprattutto ha la capacità di fondere l’analisi scientifica e tecnica con l’arte, la creazione di luoghi che hanno una forma riconosciuta e condivisa, che siano funzionali e che contengano una bellezza intrinseca.

Più uomini o donne?
Mah, dipende se parliamo di giardini o di pianificazione paesistica e recupero ambientale, forse più donne nel primo caso, più uomini nel secondo. Io lavoro su tutti i fronti.

Trovi che sia un ramo in crescita?
Sono fermamente convinta che sarà LA professione del futuro anzi, dovrebbe essere quella del presente; infatti, se non ci occupiamo di rendere compatibile la crescita, se non tuteliamo paesaggio e territorio che sono il nostro petrolio e che noi buttiamo via in mille rivoli e con una ignoranza spaventosa e un’impermeabilizzazione dell’anima che neppure i barbari quando calarono su Roma…….

La Liguria è una terra troppo’’costruita’’. Cosa consiglieresti?
La necessità di affrontare sfide come lo stop ai cambiamenti climatici, la gestione della risorsa acqua ( abbiamo già le guerre per l’acqua e le migrazioni da desertificazione che sono effetti del nostro agire sull’ambiente e sul territorio) e l’inversione di tendenza nella perdita della biodiversità, dovrebbe porre l’investimento sul paesaggio all’apice delle priorità per ogni governo nazionale e locale, priorità che dovrebbe rimanere intatta anche in periodi di crisi economica.
Non è pensabile, ogni volta che si presenta l’ennesima crisi economica, tagliare i finanziamenti (già ridicoli) alla gestione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano ed al contempo incentivare le pratiche di sfruttamento improprio del territorio al fine di fare cassa immediata. Il paesaggio e l’ambiente vanno tutelati sempre e valorizzati comunque, perché sono l’unica cosa che rimarrà quando il sistema economico basato sul profitto avrà esaurito del tutto la sua utilità.
In teoria tutti possono aver bisogno dell’architetto del paesaggio, da chi ha un giardino privato a chi è proprietario di una azienda, al governo nazionale, alle Regioni, alle Province ed ai Comuni.
I governi nazionali e le Regioni soprattutto dovrebbero attingere alle loro competenze per garantire che vengano prese le migliori decisioni sull’uso del territorio.

E nessuno si chiede se nell’equazione dissesto idrogeologico = cementificazione selvaggia, questi elementi abbiano un nesso. Il dissesto idrogeologico non esiste, almeno che non interveniamo noi a costruire per costruire di tutto e senza “rispetto” per il territorio. Non a caso la mia Regione va a bagno appena c’è un temporale ed è buffo, se non fosse tragico, sentire i bollettini “Allerta 2, allerta 1, si aspetta un temporale, chiudiamo le scuole ecc. ecc….” ( da ottobre già quattro!!!!) Ma buon Gesù, siamo in una stagione dove è normale che piova e la pioggia, giustappunto, non è una catastrofe naturale e quindi perchè? Perchè siamo, tutti noi, in mano a gente che ha, come primo scopo, quello di privilegiare altri interessi ed altri fenomeni che non sono quelli dello sviluppo armonico, della tutela del bene comune, della qualità della vita.

Prendiamo l’ILVA di Taranto: era necessaria lì? Fatta così? Perchè solo noi, solo qui, riusciamo a passar sopra ai diritti della persona e a fare cose che in nessun altro Paese civile sarebbero ipotizzabili? Il paesaggio è politica? Sì, anche e, ora come ora, soprattutto pessima politica. A parte qualche Amministrazione avveduta ( e qui non c’entrano la destra o la sinistra) la tendenza è quella di cui parlavo più sopra. Cosa consiglierei? Che le competenze e la preparazione di professionisti vengano utilizzate per la qualità che hanno; è il vecchio discorso, competenza versus conoscenza nel senso di raccomandazione. Un piccolo aneddoto: quindici anni fa partì, qui in Liguria, la modifica del percorso ferroviario, ora in fase di completamento, su alcune decine di chilometri di linea fino a Ventimiglia. Un casuale colloquio e poi una serie di altri approfondimenti con un mega dirigente di Trenitalia fece sì che si posero il problema dell’impatto sul territorio, sull’ambiente, sul paesaggio e sui piani regolatori dei vari Comuni interessati. Ero la persona giusta, al momento giusto (i progetti stavano partendo, si poteva intervenire). Dopo interrogatori divertenti (E’ sposata? Ha intenzione di fare figli? E se non torna a casa tutti i giorni avrà problemi con il suo compagno?) un imbarazzatissimo funzionario mi disse che sarebbe stato preso al mio posto un architetto neolaureato figlio di un dirigente sindacale che avrebbe potuto creare problemi a non finire. Quindi non perché donna….ma non mi sembra che sia cambiato qualcosa.

Sono amareggiata perché, qui ed oggi, la mia professione non è “vista”, non è riconosciuta e, se non sei riconosciuta, per quanto tu ci sia, preparata, competente ecc. ecc, non esisti. Di paesaggio parlano tutti, storici, architetti, forestali, geologi, metereologi ma noi, quelli che hanno la conoscenza e la preparazione per leggere/ diagnosticare le problematiche del territorio, potendo poi proporre lesoluzioni e scelte che portino ad un valore ed a una tutela del patrimonio paesaggistico noi no, pochi sanno che esistiamo e pochi ci utilizzano ed infatti, si vedono i risultati.

E ad una giovane che volesse fare architettura, la raccomanderesti?
Certo che lo consiglio alle giovani, è il più bel lavoro del mondo…. 😉
Ma non ora e non qui. In qualsiasi altro Paese sì ed infatti consiglierei loro di andare a studiare fuori dall’Italia poi, se la situazione culturale migliorerà e se vorranno, faranno sempre in tempo a tornare.

Sei mondo addentro alle politiche di genere?
E’ da più di trent’anni che mi interesso, a fasi alterne, alle questioni di genere. Da “Emily” fino ad un corso su “Donne e politica” del Min. Pari Opportunità con partecipazione a vari gruppi, manifestazioni ecc ecc.; alle ultime elezioni, candidata con IDV (http://ileanagobbo.wordpress.com/), ho fatto parte del gruppo di candidate degli schieramenti che sostenevano quello che poi è stato eletto Sindaco, Marco Doria ed è stata un’esperienza positiva, donne unite al di là dell’appartenenza al partito per un candidato che sembrava “nuovo”. Poi c’è stata la proposta di senonoraquando (http://www.genova24.it/2012/05/genova-ecco-le-sei-donne-della-giunta-doria-secondo-il-comitato-se-non-ora-quando-33407/ ) dalla quale sono risultata la “tecnica competente” più votata, il mio partito non mi ha sostenuta e per ora, in politica, è tutto. Sono vicina alla “Rete di donne per la politica”.

Che cosa manca e da dove cominceresti a cambiare le cose per le donne?
Cultura, cultura e cultura, tornare a farsi sentire, ritornare alle tematiche femministe….. studiare, aggiornarsi, dare la vera possibilità a tutte di studiare, confrontarsi, essere a contatto con le nuove tecnologie e , last but not least, imparare a fare rete……….

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Profilo Autore

Caterina Della Torre

Proprietaria di www.dols.it di cui è direttore editoriale e general manger Nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell’Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L’esperienza di dol’s le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l’aspetto linguistico (conosce l’inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :) ). Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all’imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile, da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol’s, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.it.

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