LIBERO CIOCCOLATO IN (QUASI) LIBERA DIETA

0

Il cioccolato è stato scagionato da ogni legame con l’acne. Anzi, potrebbe addirittura contribuire a migliorarla. Vi spiego come.

Il fatto che mangiare cioccolato possa causare o peggiorare l’acne (oltre che una cattiveria da cui avremmo francamente potuto essere risparmiati) sembra essere ormai poco più di un mito. Una credenza la cui credibilità ha tuttavia i giorni contati.

Il recente Congresso sull’acne tenutosi a Perugia dimostra, per certi aspetti ribadendo concetti già noti, che non solo non esistono prove che il cioccolato sia connesso alla tristemente nota patologia cutanea, ma addirittura che una particolare varietà di questo popolare e universalmente apprezzato alimento potrebbe addirittura migliorare gli inestetismi cutanei da essa indotti.

Ce ne dà notizia il professor Antonino Di Pietro, dermatologo plastico e presidente e fondatore di ISPLAD (International-Italian Society of Plastic, Regenerative and Oncologic Dermatology), nonché presidente dello stesso simposio, attraverso i suoi canali social.

Stiamo parlando, come forse avevate già intuito, del cioccolato fondente, noto già per altri influssi benefici esercitati sull’organismo, nonché sull’umore. Ricco di polifenoli, molecole dall’attività antiossidante, contrasterebbe l’infiammazione caratteristica dell’acne.

Uno studio italiano pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology ha preso in considerazione 205 pazienti di età compresa fra 10 e 24 anni e determinato che non è possibile stabilire una relazione causale fra l’assunzione di cioccolato e sia la comparsa di brufoli che l’aumento della produzione di sebo da parte della pelle.

L’acne è una malattia della cute che si basa su meccanismi di tipo infiammatorio. Le sue manifestazioni più evidenti (i brufoli) sono, infatti, più propriamente definite “follicoliti”. Questo termine indica l’infiammazione dei canali attraverso cui il sebo affiora sulla superficie epidermica, causata dallo stesso sebo nelle persone predisposte. L’irritazione ne provoca l’occlusione, creando all’interno l’ambiente ideale per lo sviluppo di batteri, che proliferano e infettano la cute localmente, determinando gonfiore, arrossamento e, talvolta, dolore.

Fra i fattori che ne possono causare l’insorgenza vi sono la predisposizione genetica, l’assetto ormonale, parametri ambientali, particolari condizioni di stress e le abitudini alimentari. Ed è proprio su queste ultime che voglio concentrare con questo post l’attenzione.

Se state già esultando per il debunking sul cioccolato, vi consiglierei di andarci piano, perché lo stesso discorso non vale per gli zuccheri. Gli alimenti molto ricchi di glucidi (come le bevande gassate e i dolci elaborati), insieme al latte, sarebbero invece associati alla comparsa di brufoli. Evitare tutti i cibi ad elevato indice glicemico e l’assunzione di dosi importanti di latte sarebbe così un efficace strumento di prevenzione del peggioramento della sintomatologia acneica.

La caratteristica principale di questi alimenti è la velocità con la quale aumentano la concentrazione di glucosio nel sangue. Questo stimola il pancreas a produrre grandi quantità di insulina, ormone che ha il compito di aprire l’accesso nelle cellule allo zucchero, che viene immagazzinato per ridurre la sua presenza nel sangue, dannosa praticamente in corrispondenza di tutti gli apparati.

L’ipersecrezione di insulina causa, secondo una reazione a catena, l’aumento della produzione di sebo da parte della pelle. Bingo! Cibi ad alto indice glicemico, eccesso di insulina, pelle più grassa, infiammazione, brufoli: questi gli step.

Per quanto riguarda il latte, sia il lattosio (lo zucchero in esso contenuto) sia le proteine che concorrono a costituirne la composizione, sono anch’essi responsabili dell’aumento di secrezione di insulina. E quindi agiscono secondo lo stesso meccanismo.

Queste conclusioni non sono totalmente nuove. Il mondo del wellness le ha già fatte proprie, dando vita a vere e proprie categorie di trattamenti di bellezza basati sull’applicazione di cioccolato fuso sulla pelle. Scrub agli olii essenziali di cacao e choco-maschere sembrano agire nutrendo la cute e grazie alle proprietà antiossidanti dei loro componenti.

Le adolescenti sono quindi libere di godersi 60 grammi di fondente (meglio se dall’80% in su) al giorno, senza alcun senso di colpa (ma davvero ne avevate prima di saperlo?). E non parlo solo a loro: se è vero che il 40-45% delle persone al di sopra dei 25 anni soffre di acne (non definiamole “forme tardive” perché l’aggettivo, se usato per indicare un’età superiore al quarto di secolo, innervosisce), le donne che possono ritenersi soddisfatte dei risultati della ricerca sono molte di più.

Tuttavia, non è possibile formulare conclusioni rigide. Come in tutti i settori della medicina moderna, il trend è quello della personalizzazione. Anche nel caso dell’acne ogni paziente necessita di un proprio schema terapeutico, sulla base delle caratteristiche proprie e del disturbo di cui soffre.

CONDIVIDI

Profilo Autore

Monica Torriani

Laureata in Farmacia a indirizzo farmacologico e abilitata alla professione, con certificazione Cambridge della lingua inglese. Ha conseguito un diploma in aromaterapia. Per 16 anni ha fatto la casalinga, senza tuttavia smettere di studiare. Cresciuti i quattro figli, ha raccolto alcune riflessioni personali sulla figura attuale di chi si occupa esclusivamente della famiglia in un libro: “Creazione di Valore e Dipendenza Economica”, che ne evidenzia gli aspetti di modernità. Nel 2016 ha ideato e aperto un blog scientifico che segue personalmente. WELLNESS4GOOD racconta di come l’innovazione impatti sulla nostra salute e, attraverso il suo linguaggio divulgativo, di come la scienza sia patrimonio di tutti.

Lascia un commento


sette − = 6