Figli di uno schizzo, giovani e innamorati

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Ha fondato e diretto una casa editrice, organizzato contest letterari, per approdare infine al ruolo di autore. Giuseppe Bianco, dopo i romanzi Lungo la strada del tempo (Spartaco, 2001) e Chiedilo all’amore (Albus, 2007), pubblica oggi per Homo Scrivens Figli di uno schizzo: “una storia di ventenni, di lavoro, di amicizia, di delusione e di riscatto, di sorrisi e lacrime, una storia d’amore”.

Per il tuo romanzo, hai scelto un titolo che colpisce: Figli di uno schizzo. Ce ne vuoi raccontare l’origine?

Il titolo sembra provocatorio, sembra. In realtà è nato in modo abbastanza naturale, ascoltando i dialoghi dei protagonisti e seguendo l’evolversi della storia. Cosa che noterà anche il lettore.

Hai ambientato il tuo romanzo negli anni Ottanta in Romagna, quando citiamo la scheda editoriale “ancora non c’erano i telefonini, i computer e i social network; quando per condividere una sensazione bisognava incontrarsi, parlarsi, toccarsi.” Hai nostalgia di quell’epoca? Pensi che la tecnologia abbia danneggiato i rapporti interpersonali?

“Nostalgia” tra virgolette, direi piacevole sensazione provata ricordando cose belle vissute. Non mi sento di dire che la tecnologia abbia danneggiato i rapporti interpersonali, forse ha danneggiato quelli che erano già a pezzi; fa parte di questo nostro tempo e la dovremmo “usare” invece di “farci usare”.

Certamente ha velocizzato tutto e, cambiando quindi i ritmi, ha cambiato la nostra vita. In pochi anni ci siamo ritrovati in una realtà diversa, questo sicuramente sì, ma sinceramente non so rispondere se sia un bene o un male, questo lo dirà solamente il tempo. Qualcuno, parlando di telefonini e social network in genere, disse: “Hanno avvicinato le persone lontane e allontanate quelle vicine”.

Il tuo protagonista, Michele, è un ventenne del Sud che decide di accettare un lavoro di cameriere al Nord forse non tanto per guadagnare, quanto per conoscere persone, compiere nuove esperienze e, soprattutto, per mettersi in gioco. Definiresti il tuo un romanzo di formazione? Considerata la presenza di alcuni elementi caratteristici della narrativa Young Adult e New Adult, lo inscriveresti in uno di questi generi?Figli di uno schizzo

Certamente di formazione. Lo sono tutte le storie e tutti i libri. Quando si scrive, si riflette e si arrivano a pensare cose che, non fotografando la storia, non sarebbero mai venute fuori. Chi ha la fortuna di scrivere, e quella ancora più grande di saper leggere tra le righe, di andare oltre le azioni descritte, non solo si forma e si rinnova in continuazione, ma è come se vivesse più vite contemporaneamente. Non so se Figli di uno schizzo possa rientrare nei generi Young e New Adult, però, allargando il concetto con la fantasia, credo che un buon libro non rientri mai in un solo genere, e − escludendo le letture dell’infanzia − sia sempre per tutti. Ad esempio, un libro che mi è piaciuto tanto è Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, e rinchiudere un capolavoro così nel genere “Ragazzi” mi sembra riduttivo. Un buon libro va oltre i generi, oltre gli schemi e riesce a coinvolgere tutti.

Da direttore editoriale della casa editrice Albus Edizioni a organizzatore di concorsi letterari, ad autore, tu stesso, di romanzi. Com’è cambiato, attraverso queste esperienze, il tuo rapporto con la letteratura?

Si è sicuramente arricchito e di conseguenza maturato: l’ho guardata e amata da tutte le angolazioni possibili.

Il tuo romanzo verrà presentato il 17 luglio all’interno Estate tra le righedella rassegna “letterario-vacanziera” L’estate tra le righe, a cui sarai presente insieme ad altri autori campani. Com’è la tua relazione con i ‘colleghi’ scrittori?

Credo che, in molti campi, non possa esserci competizione, per la loro “vastità” di vedute, e che ogni incontro e/o momento di integrazione possa essere tranquillamente vissuto come un momento di confronto e pura crescita.

Giuseppe Bianco, Figli di uno schizzo, “Direzioni immaginarie”, Homo Scrivens, 2017, pp. 172, € 14, ISBN 9788832780109. Il libro verrà presentato lunedì 17 luglio 2017, alle ore 19:30, nella sede di Homo Scrivens in via Santa Maria della Libera 42 a Napoli. Insieme all’autore interverrà Donatella De Tora.

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Profilo Autore

Chiara Santoianni

Chiara Santoianni, scrittrice, giornalista, counselor e docente, pubblica dal 1984 e ha collaborato a numerosi quotidiani e periodici italiani. È autrice del saggio Popular music e comunicazioni di massa (ESI, 1993), del manuale Sicurezza informatica a 360° (Edizioni Master, 2003), del libro per ragazzi Preso nella Rete (Sesat Edizioni, 2012). Ha scritto inoltre il romanzo umoristico Il lavoro più (in)adatto a una donna (Cento Autori, 2011) e i romanzi di chick lit Il diario di Lara (ARPANet, 2009), Provaci ancora, Lara! (ARPANet, 2012) − vincitori delle edizioni 2008 e 2012 del concorso ChickCult −, Cocktail di cuori e Missione a Manhattan (Cento Autori, 2015 e 2016). È autrice e curatrice della raccolta di racconti di chick lit Volevo fare la casalinga (e invece sono una donna in carriera) (Albus 2012) e, dal 2015, della collana di Cento Autori "A cuor leggero". Inoltre, è autrice delle guide turistiche Enogastronomia, Turismo Balneare, Turismo Giovanile, Turismo Enogastronomico (Electa Napoli, 2004-2006); co-autrice delle guide di viaggio Pacific Coast (Edimar, 1999) e Napoli. Costa e isole (De Agostini, 2002). Suoi racconti sono contenuti nei volumi collettivi Lavoro in corso (Albus Edizioni, 2008), Timing semiserio per un matrimonio quasi perfetto (ARPANet, 2011), Non proprio così (Giulio Perrone, 2011), ManifestAmi (2013). Ha scritto per anni la rubrica Numerando per la rivista d’informatica “Internet Magazine”. Ha inoltre ideato e realizzato il sito web Chiara’s Angels − finalista al Premio DonnaèWeb e all’Italian eContent Award 2006 − e il blog di recensioni librarie Spazio Autrici. La sua passione, oltre alla scrittura, è la tecnologia in tutte le sue forme.

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