CHIRURGIA ESTETICA: SPECCHI ETERNI NEMICI?

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Attraverso il nostro corpo ci è stato possibile vivere, dare la vita, amare: merita cure amorevoli. Siamo certi che la chirurgia estetica lo sia sempre?

CHIRURGIA ESTETICASpecchio, specchio delle mie brame…, tuona il mantra della Regina cattiva. Il desiderio delle donne di piacere, di essere apprezzate per il proprio aspetto fisico non è certo cosa recente, ma risale all’antichità dei tempi, tanto da appartenere, e la fiaba lo conferma, all’insieme dei nostri archetipi collettivi.

Tuttavia, se fosse ancora fra noi, Jung manifesterebbe con molta probabilità qualche insofferenza nei confronti di contenuti ancestrali di questo tipo, se non altro per la disproporzione esistente in molti casi fra gli sforzi per acquisire o mantenere determinati standard estetici ed i risultati corrispondenti. Lo potremmo anche immaginare impegnato in un intenso lavoro di diagnosi psicopatologica conseguente all’osservazione delle conseguenze di certi abusi.

Le statistiche ci dicono che nel 2015 l’Italia si è classificata al nono posto nella classifica per numero di interventi di chirurgia estetica eseguiti (leggete direttamente al link per avere tutti i dettagli). Quasi 420.000 operazioni sono state condotte nel nostro Paese, su 9 milioni e 600.000 interventi totali (21 milioni quelli di medicina estetica). Prima fra tutte la mastoplastica additiva. Considerando la medicina estetica, il primato va al botox, l’iniezione di tossina botulinica, che paralizza le microfibre nervose distendendo le rughe. A contendergli il primato, in forte crescita, l’acido ialuronico, usato in virtù della sua capacità di richiamare acqua nei tessuti, rimpolpandoli e rendendo i lineamenti più freschi e giovani.

Quando la Regina di Biancaneve osservava la sua immagine riflessa nello specchio domandandogli se avesse rivali , si riferiva con malvagia gelosia alla concorrenza di altre donne. L’idea che suo marito o altri uomini potessero contenderle il primato, non la sfiorava neppure. Ma da allora almeno un aspetto nuovo è comparso: le statistiche ci dicono che anche gli uomini apprezzano il chirurgo estetico e che al primo posto nella classifica dei loro desideri c’è uno sguardo leggero e giovane. Fra i maschi va per la maggiore la blefaroplastica. Ulteriore dato a conferma del fatto che si tratta di un settore in continua espansione.

Negli ultimi anni, i miglioramenti tecnici resi possibili dall’innovazione nel settore medico-chirurgico hanno ridotto i rischi e le complicanze, limato i prezzi ed ampliato la gamma delle procedure disponibili.

Ma se indubbiamente avere un fisico più curato aiuta a sentirsi meglio, c’è da chiedersi come si possano ritenere miglioramenti certe deformità conseguenti a trattamenti estetici reiterati o eseguiti male (o entrambi). Molte donne dello showbiz hanno confessato, assecondando richieste di trasparenza legate anche alla tutela della propria immagine (in alcuni casi, sarebbe stato assai arduo negare…) di avere fatto ricorso al bisturi per correggere difetti fisici. Alcune di loro hanno dichiarato di essersene pentite: l’uso di prodotti come il botox altera l’espressività, qualità indispensabile alle attrici, e conferisce uno sguardo artificioso.

Nel complesso, potremmo dire che, pur nascendo dalla necessità di apparire meglio, medicina e chirurgia estetica spesso peggiorano l’aspetto. Qualche mese fa ho notato con piacere, seguendo un serial che la vedeva protagonista, che l’attrice australiana Nicole Kidman ha ridotto le sue frequentazioni cliniche. Il recupero della sua dimensione più naturale le ha paradossalmente sottratto anni, alleggerendola di un costrutto forzato che rendeva il suo volto molto simile ad una maschera. Diverse le sorti della nostrana Anna Tatangelo, la cui immagine stravolta, rigonfia e deformata è diventata un caos di studio nell’ambito della pagina facebook del mio blog. Quando ho scritto il post su di lei, non riuscivo davvero a capire perché si fosse accanita tanto contro se stessa, attaccando il proprio volto, fresco di delicata giovinezza, con assurda veemenza.

Un atteggiamento controproducente, in questi casi, riconducibile più al desiderio di sottrarsi valore più che di aggiungerne. La perdita del contatto con se stesse, con la propria immagine, che porta a non avercela più chiara: solo così si può spiegare il fenomeno secondo cui le donne che eccedono nelle procedure medico-chirurgico-estetiche continuino a farlo malgrado i risultati dello specchio siano indiscutibilmente scoraggianti e depongano per l’allontanamento da tali pratiche.

Vien fuori, quindi, che il ricorso alla chirurgia estetica sia spesso per le donne una maniera di farsi del male e non del bene, migliorandosi. Prova ne è che, in generale, le donne non sono orientate verso comportamenti virtuosi dal punto di vista della salute. Il trend attuale vede un aumento della quantità di alcol media ingerita dalle persone di sesso femminile in aumento, così come la percentuale di fumatrici. Tanto che il gap con gli uomini, che un tempo dominavano le statistiche dell’epidemiologia cardiovascolare, oggi è drammaticamente ridotto.

Tuttavia, in mezzo alle immagine stereotipate e livellate in corrispondenza di standard di basso livello, è possibile trovare esempi virtuosi di donne capaci di valorizzarsi, di esprimere autostima e apprezzamento per se stesse, gratitudine e cura per il proprio corpo, che le ha rese madri, che manifesta la propria femminilità attraverso la rotondità di forme meno toniche ma più dolci. Donne che hanno vissuto appieno tutte le fasi della propria vita e che sanno che anche età non più verdi possono essere affrontate con lo stesso spirito. Perché non citare un personaggio di cui ormai sto scrivendo con una certa frequenza? Monica Bellucci è, da questo punto di vista, un role-model. Una donna che ha qualcosa da insegnarci (non sull’omeopatia, of course) sulla femminilità e su come sia possibile viverla in tutte le stagioni della nostra vita, senza strappi e contrapposizioni, con l’accettazione di chi è consapevole di sé.

Il nostro corpo è il tramite attraverso il quale ci è stato possibile vivere, dare la vita, amare. Merita cure amorevoli e non aggressive, delicatezza e non stravolgimento.

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Profilo Autore

Monica Torriani

Laureata in Farmacia a indirizzo farmacologico e abilitata alla professione, con certificazione Cambridge della lingua inglese. Ha conseguito un diploma in aromaterapia. Per 16 anni ha fatto la casalinga, senza tuttavia smettere di studiare. Cresciuti i quattro figli, ha raccolto alcune riflessioni personali sulla figura attuale di chi si occupa esclusivamente della famiglia in un libro: “Creazione di Valore e Dipendenza Economica”, che ne evidenzia gli aspetti di modernità. Nel 2016 ha ideato e aperto un blog scientifico che segue personalmente. WELLNESS4GOOD racconta di come l’innovazione impatti sulla nostra salute e, attraverso il suo linguaggio divulgativo, di come la scienza sia patrimonio di tutti.

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