QUANDO SMART NON E’ INTELLIGENTE

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Al quadro già complesso del business degli stupefacenti, si aggiungono gli ultimi ritrovati della creatività chimica, le smart drugs.

C’era una volta l’eroina. Incipit tristissimo, per descrivere la realtà che fu. Circoscritta e facilmente identificabile. Le persone che ne facevano uso non potevano nasconderne gli inequivocabili segni. Dalle iniezioni al deperimento nel fisico, alla frequentazione dei quartieri abbandonati, all’isolamento sociale.

Drammatico e doloroso, se pensiamo al folto gruppo di giovani che la tossicodipendenza ha ucciso durante i decenni trascorsi, sia direttamente che attraverso i suoi terribili effetti indiretti. La debolezza fisica e la vita di strada che esponevano all’aumento del rischio di contrarre malattie, l’avvento di terribili virus come HIV e una serie di conseguenze legate all’uso di droghe costituivano dei marchi distintivi di una condizione tuttavia facilmente inquadrabile.

Oggi non è più così. La diffusione di sostanze sniffabili come la cocaina ha cancellato i “buchi” sugli arti dei tossicodipendenti. Niente siringhe (anche se sta ritornando in auge il consumo di droghe per via iniettiva), né vicoli bui delle cui tenebre ammantarsi, zero rischi di contagio da sangue infetto. Tutto asettico, le droghe moderne sono “pulite”. Le smart drugs rappresentano il supremo misunderstanding, che fa credere ai nostri ragazzi che assumere sostanze stupefacenti sia, tutto sommato, un gesto nocivo ma non troppo e non consente a noi mamme di avere riferimenti precisi per individuare eventuali segnali sospetti nei comportamenti dei propri figli adolescenti.

Ad un quadro già abbastanza complesso, si aggiungono gli ultimi ritrovati del “mercato” di questa creativa branca della chimica in costante evoluzione. Si tratta di un nutrito gruppo di sostanze caratterizzate da un costo relativamente basso, difficilmente classificabili, spesso tagliate con farmaci (antidolorifici come la codeina o ansiolitici come lo Xanax) e associate a conseguenze piuttosto sfumate, che rendono difficile risalire alla causa. Proprio grazie alla loro capacità di imitazione delle sostanze controllate e note sono definite smart drugs. Alcune di esse sono anche “legali”, se pensiamo agli antidolorifici, in questo caso usati in modalità per così dire off label, impropria.

Anche il consumo di oppiacei diversi dall’eroina è in progressivo aumento, secondo un trend che negli Stati uniti è già diventato epidemico. Per darvi un’idea, in molte città americane i poliziotti sono equipaggiati di dispositivi per il trattamento di emergenza delle overdose. Parliamo di sostanze come l’arcinoto fentanyl, balzato agli onori delle cronache per avere ucciso il cantante Prince, ed il metadone. Il fatto che il fentanyl sia un farmaco, in USA utilizzato come potente analgesico, ne ha reso difficile il monitoraggio: molti dei casi di dipendenza sono nati dall’assunzione in seguito ad interventi chirurgici, non gestita secondo parametri di appropriatezza. E’ quella che oltreoceano viene definita come prescription addiction, ossia l’assunzione di un farmaco regolarmente prescritto che si trasforma in una dipendenza.

Secondo la Relazione Europea sulla Droga, stilata dall’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Dipendenze (vi segnalo il link di riferimento nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità) nel 2014 sono state individuate più di 100 nuove sostanze psicoattive, cifra record. Difficile, per la ricerca, le istituzioni governative e la legge (che si trova a dover normalizzare il consumo e la detenzione), tenere il passo individuando prontamente i rispettivi effetti e conseguenze, antidoti e protocolli di disintossicazione. Tuttavia la prevenzione del consumo di stupefacenti tra i giovani rappresenta un obiettivo politico essenziale.

Internet è stato determinante per la diffusione delle smart drugs, soprattutto per la facilità nel reperimento online delle sostanze e per la possibilità di accesso ai forum che offrono informazioni sul loro utilizzo. Una delle categorie di sostanze caratterizzate dalla recente diffusione è quello delle nuove droghe sintetiche. La facilità con cui possono essere prodotte, i costi ridotti connessi alla loro fabbricazione e la richiesta di una bassa expertise, li rende prodotti destinati a diffondersi a macchia d’olio. Per fare un esempio, Som (una delle più recenti novità, la cosiddetta “droga da stupro”) viene sciolto nei drink, all’insaputa della vittima, scatenando in essa euforia in maniera anomala, aumentando la sua predisposizione alla socializzazione, e provocando successivamente un vuoto di memoria che non le consente di ricordare l’accaduto.

Pericolosissimo (per l’elevato rischio di danni permanenti al cervello e di infarto) Shaboo, un derivato dell’anfetamina conosciuto come un insieme di “diamantini colorati”, agisce come stimolante più potente di Ecstasy, consentendo il mantenimento di uno stato di veglia continuativo (fino a 24-36 ore) e costa la metà della cocaina.

Anche i cannabinoidi sintetici sono associati a conseguenze piuttosto gravi, dalla tachicardia alle allucinazioni, fino alla morte.

Prodotti apparentemente innocui, non soggetti a controlli né restrizioni (come gli energy drink), sono pericolosi, soprattutto se associati alla caffeina (che ne potenzia l’effetto) o all’alcol. In quest’ultimo caso, le conseguenze sul cervello di un giovane possono essere simili a quelle prodotte dalla cocaina.

Pensiamo tutte che l’attività sportiva sia sana e aiuti i nostri figli ad apprendere una disciplina fatta di costanza e gestione della fatica. Ma il doping è molto diffuso nelle palestre. Gli obiettivi di riduzione della percezione della stanchezza e del dolore, del peso corporeo (anche attraverso la soppressione dell’appetito) e dell’aumento della massa muscolare, ne fanno un espediente rischioso ed in conflitto con ogni tipo di mentalità sportiva.

Dura, per una mamma, individuare segnali di allarme nel proprio figlio adolescente, anche perché le statistiche lo dicono chiaramente: l’età a cui i ragazzi hanno il loro primo contatto con le droghe è sempre minore. Gli esperti suggeriscono di monitorare il loro umore: se troppo altalenante, potrebbe deporre per un sospetto. Ma si gioca sul filo di un equilibrio assai labile, se è vero, com’è vero, che gli sbalzi d’umore sono una delle caratteristiche peculiari dei ragazzi in questa fascia d’età.

Tuttavia, la conclusione è sempre la stessa. Mantenere il dialogo più aperto possibile, oltre a consentirci di partecipare alla loro vita e dispensare qua e là qualche pillola di saggezza, ci permette di notare segnali che altrimenti sarebbero trascurati.

Anche un approccio più consapevole alla conoscenza del proprio corpo e dei propri limiti può aiutare. Il giovane forzato ad esprimere performance superiori alle proprie possibilità, ha maggiori probabilità di cercare, nei momenti di difficoltà, sostegni esterni. Conoscersi (lo dicevano anche gli antichi greci) è la maniera migliore per produrre risultati in modalità sicura ed efficiente.

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Profilo Autore

Monica Torriani

Laureata in Farmacia a indirizzo farmacologico e abilitata alla professione, con certificazione Cambridge della lingua inglese. Ha conseguito un diploma in aromaterapia. Per 16 anni ha fatto la casalinga, senza tuttavia smettere di studiare. Cresciuti i quattro figli, ha raccolto alcune riflessioni personali sulla figura attuale di chi si occupa esclusivamente della famiglia in un libro: “Creazione di Valore e Dipendenza Economica”, che ne evidenzia gli aspetti di modernità. Nel 2016 ha ideato e aperto un blog scientifico che segue personalmente. WELLNESS4GOOD racconta di come l’innovazione impatti sulla nostra salute e, attraverso il suo linguaggio divulgativo, di come la scienza sia patrimonio di tutti.

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