Il microcredito che funziona è donna!

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Il microcredito è diventato il simbolo di una cooperazione per lo sviluppo che funziona.

di Gioconda di Gennaro

Dobbiamo al professore Mohammed Yunus l’attenzione verso la tematica del microcredito inteso come strumento nato a beneficio di comunità di donne nei villaggi rurali del Bangladesh. Il professore parte dalla considerazione che al mondo esista un universo di soggetti esclusi dai tradizionali circuiti finanziari, che non potendo offrire garanzie economiche non riceve credito e non può avviare attività che gli consentano di uscire dall’indigenza. Creando una banca diversa da quelle tradizionali, Yunus ha sovvertito il concetto che un prestito si possa ottenere solo a fronte di garanzie economiche dimostrando che si possa ottenere anche e soprattutto grazie alle garanzie sociali e ciò fa si che si riesca a rompere il circolo vizioso della povertà.

E’ stato dimostrato dai dati che l’84% di donne con figli ben inserite nei propri villaggi che avviano un’attività per sostenere la propria famiglia, utilizzano il denaro in modalità che producono ricadute benefiche sull’economia del villaggio e della propria famiglia e non disperdono il denaro in acquisto di alcool o nel gioco d’azzardo. La riduzione della povertà estrema è il primo degli “obiettivi di sviluppo del millennio” sottoscritti da oltre 180 capi di stato e il microcredito è diventato il simbolo di una cooperazione per lo sviluppo che funziona. I risultati della Grameen Bank fondata da Yunus lo provano e sono incoraggianti: circa 50 milioni dei clienti finanziati, si sono sollevati dalla povertà estrema grazie ai microprestiti. Spesso si tratta di donne abbandonate dai mariti, vedove o con famiglie numerose che dipendono dai loro piccoli redditi. Queste utilizzano il credito ricevuto per avviare piccole attività imprenditoriali, con cui pagare la scuola per i figli, garantire tre pasti al giorno per tutti i componenti della famiglia, provvedere economicamente all’installazione di servizi igienici in casa, garantire l’accesso all’acqua potabile e rimborsare settimanalmente il prestito ricevuto con estrema precisione. I microprestiti sono concessi da banche etiche, Organizzazioni Non Governative, agenzie per lo sviluppo della cooperazione e altri istituti e anche se i crediti erogati non superano in media i 100 dollari, sono comunque somme che consentono di aprire un piccolo negozio in una periferia cittadina in Mali, un servizio di taxi in ciclorisciò o di avviare un’attività di pilatura per il riso nel sud-est asiatico, o di vendita di contratti cellullari in zone rurali.

Sempre a proposito di donne, PeopleWeaver – un’organizzazione non profit che fornisce prestiti e assistenza alle donne nei paesi in via di sviluppo- ha concesso prestiti per l’apertura di due mulini gestiti da donne congolesi fuggite in Uganda a causa dei frequenti conflitti. Le operaie già coltivavano mais e sorgo, ma avevano in animo di costruire un mulino all’interno delle loro comunità per valorizzare i loro prodotti, vendendone le farine, più attrattive sul mercato e meglio pagate rispetto ai chicchi. Il molino ha inoltre consentito loro di liberarsi dalla lunga corvè della macinatura dei cereali e ricavare invece piccoli compensi proponendo un servizio di macinatura meccanica agli agricoltori della zona. L’associazione ha inoltre fornito alle donne la formazione per la gestione del progetto, la manutenzione del mulino, lo sviluppo dell’organizzazione e il coinvolgimento comunitario dimostrando che è possibile uno sviluppo sostenibile. Le donne hanno acquisito competenze imprenditoriali e organizzative, fiducia in se stesse e una posizione di rispetto nella società. In molte parti del mondo le donne si sono liberate dai vincoli dell’usura attraverso il microcredito e sono diventate il fulcro dello sviluppo economico locale. Inoltre, il benessere derivante dalle piccole attività economiche, si è tradotto in un incremento dell’accesso di donne e bambini ai servizi sanitari e scolastici diventando un fattore di sviluppo umano e non solo economico delle comunità coinvolte. La Grameen Bank applica dal 1980 tassi di interesse più favorevoli alle donne, in considerazione del fatto che hanno sempre mantenuto tassi di rimborso in media più elevati di quelli degli uomini.

Oggi le donne compongono il 95% dei clienti della banca, che in virtù della sua struttura è di proprietà di 8,3 milioni di donne povere delle campagne e delle paludi del Bangladesh. Nel 2006, la banca e il suo fondatore hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace “per i loro sforzi diretti a promuovere lo sviluppo economico e sociale dal basso”. Il prestito alle donne è ormai diventato un principio così importante nel microcredito che sono nate banche e O.N.G. dedicate esclusivamente a loro, come BancoSol, WWB e Pro Mujer. Quest’ultima ha persino creato una nuova strategia per combinare il microcredito con servizi sanitari per le donne, allargando ancora di più la valorizzazione dell’essere umano, non solo finanziaria.

 

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