Cancro della mammella e sessualità

0

Il tumore al seno ha significati estetici, cosmetici, affettivi, erotici e simbolici. In più, oltre la diagnosi, esiste un lungo percorso terapeutico che mina il benessere della donna.

Le terapie oncologiche colpiscono, oltre all’aspetto biologico: l’identità, la funzione sessuale e la relazione di coppia.
La sessualità dopo tumore alla mammella appare molto compromessa se non si agisce su una ristrutturazione dei tre ambiti citati. Si può creare un’alterazione dell’immagine corporea, con secondaria depressione, se non si agisce sul fronte della vita personale e relazionale. Il 25% delle donne affette da cancro mammario non è ancora in menopausa al momento della diagnosi. La maggior parte delle donne sono nel pieno della fase vitale affrontano il cancro con un’attesa di vita ancora elevata. La condizione più delicata è quella della giovane donna che non ha ancora avuto una gravidanza . A parte la preservazione della fertilità, la donna vuole un riconoscimento futuro della propria identità femminile con il corpo.
Nelle donne più giovani la presenza di forme più aggressive richiede l’uso di una chemioterapia associata all’intervento chirurgico e/o alla radioterapia mammaria.
Il tumore della mammella nelle donne giovani è quello che si verifica ad un età inferiore ai 40 anni; in Italia ci sono circa 2500 nuovi casi ogni anno, con un tasso standardizzato per età di 13.2 per 100,000. Il numero dei tumori diagnosticati è in aumento in tutte le regioni del mondo per fattori riproduttivi, ambientali e genetici. Nelle nazioni in via di sviluppo, la percentuale di tumore della mammella nelle donne giovani arriva fino a quasi il 50% di tutti i casi. La prognosi del tumore mammario nelle giovani donne è peggiore rispetto alle meno giovani.
Nonostante le terapie siano efficaci e abbiano un termine temporale, sul fronte della vita sessuale la ristrutturazione del desiderio sessuale delle relazioni interpersonali è più insidiosa. I dati sulle terapie che anticipano la menopausa e sopprimono la funzione ormonale dicono che la funzione sessuale viene danneggiata prevalentemente sul fronte del desiderio. Se la donna è in menopausa si aggiungono i sintomi come: vampate, tachicardia, artralgie, dispaurenia. Inoltre, ci potrebbero essere altre patologie legate all’età.
La ferita dell’immagine di sé corrisponde a segni evidenti di cambiamento fisico come: la caduta dei capelli, la secchezza vaginale secondaria ad estrogeno privazione e alla caduta degli androgeni, cicatrici, linfedema del braccio e segni di dolore sul volto di una donna che non riesce più a sorridere. La depressione è dietro l’angolo per un ritiro dalla vita secondo uno schema di efficientismo standardizzato.
La relazione con il partner e la famiglia sono fondamentali in questa fase, peraltro molte donne oggi sono single e non hanno una famiglia di origine molto presente.
Le difficoltà o impossibilità all’orgasmo, sono collegate nella maggior parte dei casi alla chemioterapia, benché la figura del partner che è sullo sfondo abbia un valore cruciale. L’intimità di coppia è di grande sostegno e soprattutto la memoria dl piacere che guida ad un ritorno a situazioni di benessere e di vicinanza emotiva nella coppia. Se il partner ha una relazione fusionale, spesso il danno è reciproco e può essere affrontato in fase tardiva, se misconosciuto.
Offrire un supporto psicosessuologico alla donna e alla coppia è un elemento di cruciale interesse per la qualità della vita, oltre la malattia.
Pertanto un’anamnesi sessuologica della paziente al ricovero e un servizio di continua vigilanza sulla relazione di coppia, se presente, sarebbe il gold standard di un servizio di una breast unit.
Come materia di studio della persona nella sua unità, la sessuologia non deve essere una disciplina a cui rivolgersi fuori dalla specialità, bensì come valore aggiuntivo alla stessa per offrire una prestazione di qualità ad ogni paziente.
Quindi, ogni medico potrebbe accedere ad un breve counselling sessuologico per un’invio alla terapia sessuale, se necessaria. Parlare alla paziente del mondo interno, quindi delle emozioni e delle aspettative relazionali, proietta fuori dallo schema terapeutico e prevede una doppia guarigione: quella fisica associata a quella sessuale.
Nella vita si è chiamati ad accedere al dolore e a creare ristrutturazioni cognitive, oltre prevedibili scenari. Dunque, la nostra categoria di medici può accedere allo spazio nuovo della sexual medicine.

 

CONDIVIDI

Profilo Autore

MARIA PAOLA SIMEONE

Maria Paola Simeone Maria Paola Simeone ginecologa, sessuologa, ha creato una proposta di modello organizzativo per un Servizio di sessuologia per la prevenzione della violenza. Lavora presso il Consultorio Familiare nella Asl a Bari; si occupa di: adolescenza, menopausa, problemi di coppia, di identità di genere, di dolore pelvico.  Nelle scuole ha attivato corsi sull’affettività, sulla sessualità, per la consapevolezza nella comunicazione virtuale e per la diagnosi precoce dell'endometriosi. E' docente all'Università IULM al Master sulla Comunicazione in Ginecologia organizzato dall'AOGOI.  E’ membro della FISS (Federazione di sessuologia), dell'EFS (Società Europea di Sessuologia) e dell'ESSM (Società di Sexual Medicine). Partecipa ai convegni internazionali e alla ricerca in ginecologia e sessuologia. Autrice del libro ”l‘intimità perduta, oltre la sessualità alla ricerca dell'eros" Europa edizioni 2014

Lascia un commento


+ sette = 16