Quel che non volete sapere e vedere oltre le scritte sui muri

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La morte progressiva e annunciata dei consultori pubblici. La mancanza di una educazione alla contraccezione. La mancanza di una cultura per una sessualità consapevole

La cronaca raccontata sul presidio e la contromanifestazione di sabato 10 pomeriggio a Milano, anche da parte di chi non c’era, la cronaca volutamente superficiale lascia spazio solo alle scritte sui muri, a un attacco violento, misogino, colmo di odio, tipico di un patriarcato in piena forma, come quello che leggo su milanopost http://www.milanopost.info/2015/10/12/un-chilometro-di-muri-devastati-dalle-nazifemen-che-inneggiano-a-de-sade/. Se riuscissimo a non inventare su episodi come questo, forse il Paese maturerebbe e si interrogherebbe adeguatamente. Un ammutinamento dell’intelletto e della ragione, questo è ciò che dilaga e prospera.

E se provassimo per un solo istante a sgombrare il campo da questa spazzatura che è piovuta addosso al corteo di sabato, pacifico, spontaneo, indipendente, di donne che si sono ritrovate a raccontare cosa sta accadendo in Italia. Se provassimo a capire cosa significa l‘assenza totale di spazi di riflessione e di confronto pubblici in cui informare le donne sui loro diritti.

Se provassimo a chiederci dove le nuove generazioni si informano o spesso si disinformano. Se provassimo a capire i veri motivi per cui eravamo lì, anziché oscurarli. Se riuscissimo a interrogarci al di là delle scritte, sulla situazione delle donne in Italia, sarebbe un bel segnale di civiltà e di capacità di provare empatia.

Ci siamo appropriate di uno spazio, la strada, per raccontare i bisogni delle donne, per una volta, siamo tornate noi donne a esprimerci con la nostra sola voce. E se ci foste stati, in mezzo alla parola fregna, che male non fa, avreste potuto ascoltare anche altro. Gli obiettori di coscienza che hanno svuotato la legge 194 e di fatto incrinano e ostacolano l’esercizio di quello che a livello europeo è stato definito come un diritto inalienabile. Abbiamo chiesto che servizi come i consultori vengano rafforzati e diffusi sul territorio. Abbiamo ricordato che la salute sessuale e riproduttiva delle donne non è negoziabile o subordinabile a nessun discorso confessionale, che deve essere sempre tutelata e garantita, che non vogliamo ingerenze di nessun tipo sulle nostre scelte di donne.

Dovremmo essere madri solo per scelta. Abbiamo parlato di 194, che per molti è solo un numero di legge – abbiamo ricordato la sua denominazione completa: “norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione di gravidanza”. La nostra salute ancora a repentaglio, oggi quasi come accadeva prima della 194, con donne che acquistano farmaci abortivi sul web, che sono costrette a girare alla ricerca di un medico non obiettore. File interminabili per poter interrompere una gravidanza o semplicemente trovare una pillola per la contraccezione di emergenza. Farmacisti obiettori, che fanno ostruzionismo anche sulla contraccezione di emergenza.

Ospedali che sono costretti a ricorrere a medici gettonisti per poter fornire le prestazioni previste da una legge dello stato, con conseguente aggravio per la sanità pubblica. I medici non obiettori che vanno scomparendo, perché oggi in molti casi l’obiezione è utile per far carriera. Le IVG che scompaiono dagli insegnamenti nelle scuole di specializzazione. L’enorme ignoranza in materia di contraccezione, causata da una mancata informazione adeguata. I consultori che non sono più quel luogo di incontro e di confronto tra donne. Le violenze psicologiche a cui sono sottoposte le donne. L’invasione dei consultori confessionali.

La morte progressiva e annunciata dei consultori pubblici. La mancanza di una educazione alla contraccezione. La mancanza di una cultura per una sessualità consapevole. La contraccezione che in Italia è ancora poco diffusa, troppo cara per un’adolescente o per le tante donne precarie. Un ritorno preoccupante delle malattie sessualmente trasmissibili. Il nostro diritto alla salute subordinato alle scelte di un medico. Abbiamo raccontato cosa accade in Lombardia, dei numeri elevati di obiettori, di consultori pubblici abbandonati al loro destino, di gravidanze monetizzate per convincere le donne a non abortire. Insomma, se ci foste stati avreste letto nei nostri volti solo il desiderio di non restare zitte, ferme davanti a questo abisso. Avreste letto nei nostri gesti e nel nostro prezzemolo solo l’intenzione di richiamare altre donne all’azione per contrastare questa violazione dei nostri diritti, questa sottrazione indebita di servizi e di tutele per la nostra salute. Ci hanno sottratto l’abitudine a confrontarci tra noi, ci hanno narcotizzato in mille convegni e manifestazioni politicamente corrette, hanno coperto deliberatamente le nostre voci con le scritte sui muri.

Per chi non lo sapesse, sabato c’era Forza Nuova che scortava il corteo dei No194, una formazione neofascista che sfilava per Milano e ancora una volta strumentalizzava le donne per avere spazio e visibilità. Ma chi c’era sa benissimo cosa abbiamo detto, e il nostro essere antifasciste è pienamente in sintonia con il mondo in cui vorremmo vivere, libere e consapevoli, nel pieno dei nostri diritti e nel pieno della possibilità di esprimere tutto quello che non va. Noi sabato lo abbiamo urlato al megafono, il nostro muro era l’aria, il cielo e i cittadini che ci ascoltavano.

Noi sabato siamo tornate a parlare tra donne, a parlare con i/le cittadini/e, con persone di tutte le età, perché torni l’attenzione su questi temi, perché la gente sappia cosa sta accadendo e quanto indietro stiamo tornando. E c’è chi ci ha ringraziato per essere lì. Alcuni dettagli non da poco: presidio a costo zero, nessun selfie, nessun marchio, nessun supporter blasonato, solo teli e cartelli autoprodotti.

Non abbiamo atteso il benestare di nessuno, non c’era tempo e non era necessario. Eravamo lì perché credevamo davvero in quello che stavamo facendo. In altri tempi qualcuna si sarebbe unita a noi, anziché fotografarci come degli animali in gabbia, dei fenomeni da baraccone. In altri tempi tutte sarebbero scese in piazza. In altri tempi nessuna avrebbe esitato. In altri tempi saremmo state in tante a raccontare cosa significa vivere in un paese in cui i diritti sono spuntati e le nostre parole e i nostri bisogni restano troppo sovente inascoltati. Noi eravamo lì per tutte le donne che si trovano a vivere sulla propria pelle questa impossibilità di scelta, con tutti i muri che vengono innalzati. Eravamo e siamo qui per dire che non torneremo indietro. In poche o in tante, non lasceremo che accada. E se in molti non sanno perché abbiamo usato il prezzemolo, noi eravamo lì a ricordargli come per secoli le donne hanno abortito, rimettendoci spesso anche la vita. A noi le vite delle donne interessano, nessuna esclusa.

E se il patriarcato ci vuole oggetti o incubatrici, noi sapremo rispondergli a dovere. Nonostante tutti i boicottaggi e i silenzi, nonostante molte girino la testa dall’altra parte, nauseate dal nostro puzzo di strada. Nonostante tutto continueremo a mischiarci tra la gente, sperando di cambiare questo mondo che non ci piace. Per stare tra le donne e aiutarle a colmare quel buco enorme di consapevolezza sui propri diritti, sulla propria sessualità e salute. Non importa la nostra età, la nostra forma fisica, le nostre rughe, il colore dei nostri capelli o della pelle, il nostro abbigliamento, quel che conta è quello che vogliamo dirvi. È ciò che vogliamo che altre donne sappiano, perché essere coscienti è il primo passo per essere delle buone cittadine, che sanno scegliere e sanno distinguere, che vivono una vita consapevole e prendono decisioni perché lo desiderano veramente.

E ce ne fossero di ragazze come quelle di Consultoria Autogestita https://consultoriautogestita.wordpress.com/chi-siamo/ con il loro sportello informativo e/o orientativo rivolto alle donne cis e trans, e per consulenze e scambi di saperi ed esperienze tra singole e gruppi. Non saremmo arrivate a questo punto. Cosa c’è in fondo di più bello di una donna felice di essere o non essere madre, che possa scegliere chi essere, come vivere, come attraversare la propria vita nel migliore dei modi, abitandosi in piena libertà? E voi cosa aspettate? Lo trasformiamo noi questo paese e lo rendiamo più accogliente per noi donne e per gli uomini?

 

 

 

 

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Profilo Autore

simonasforza

Blogger, femminista e attivista politica. Pugliese trapiantata al nord. Equilibrista della vita. Felicemente mamma e moglie. Laureata in scienze politiche, con tesi in filosofia politica. La scrittura e le parole sono sempre state la sua passione: si occupa principalmente di questioni di genere, con particolare attenzione alle tematiche del lavoro, della salute e dei diritti.

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