Samar e Nahida, la pena che vale

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di Daniela Tuscano

Nell’istituto dove insegno è stato allestito un presepe semplice ma evocativo. Le scritte “PACE” in polistirolo circondano la Sacra Famiglia al posto di pecore e pastori mentre altri biglietti e immagini richiamano luoghi devastati, Gaza che “sta scomparendo”, l’Ucraina e conflitti ormai rimossi: Siria, Yemen, Armenia, Sud Sudan…Ma oggi il nuovo presepe sono loro: Nahida e Samar Antoun.

Un presepe al femminile. Samar è stata la Gesù per la madre Nahida. L’ha coperta prima di restare uccisa durante un attacco a sangue freddo da parte di cecchini israeliani, in una chiesa di quella Gaza in agonia che ospitava sfollati, anziani e disabili.Samar non ce l’ha fatta. Nahida era già spirata, o le mancava pochissimo, quando la figlia l’ha avvolta nel suo corpo. Nemmeno una manciata di secondi. Ma per quel pochissimo, e pure dopo, ne valeva la pena. Oggi come duemila anni fa non è cambiato nulla, i poveri restano poveri, i miti non hanno ereditato la terra e le donne li rappresentano tutti: ultime fra gli ultimissimi. Non è cambiato nulla ed è cambiato tutto. Il senso del Natale sta in questa sconfitta, in questo valer la pena anche oltre la morte, nel volto materno d’un Dio che si fa figlio, e figlia, e sorella, e cade per risorgere, perché tutti e tutte abbiamo la vita. La vita sempre. La vita comunque.

Questa caduta è anche un monito. E non si stanca di ripetere che ogni mancanza d’amore, ogni disprezzo per l’esile fiato, per un palpito sfinito saranno sottoposti a giudizio. Con Samar e Nahida il Natale è già Pasqua. Madre figlia e Ruah. Donna vita e libertà. Trinità irrinunciabile, e guai a chi la profana.

Autrice Daniela Tuscano

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