Il piacere e la felicità

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La filosofia di Epicuro (341-270 a. C.) è spesso erroneamente considerata come un elogio estremo all’edonismo perché egli identifica il bene con il piacere e il male con il dolore, in realtà questa è un’interpretazione troppo superficiale. Il piacere non è per Epicuro la ricerca di un estremo godimento fisico, in cui possiamo vedere anche il sesso, anzi sostiene che l’eccessivo piacere è male, pensiamo al cioccolato se assunto in dosi eccessive come può essere dannoso al corpo. Per Epicuro la vita è il sommo bene, la concezione massima del piacere è la vita e il dolore è una limitazione a questo piacere. Il filosofo mette in guardia dal fatto che non tutti i piaceri sono da ricercare così come non tutti i dolori sono da sfuggire. Riguardo al dolore Epicuro si riferisce sia a quello fisico che a quello dell’anima, il dolore fisico che non è da sfuggire può essere ad esempio quello del parto. Il parto dà la vita, quel sommo piacere è raggiunto al prezzo di un dolore da accogliere. Anche il dolore dell’anima è da accogliere quando essa soffre per una perdita. Se non si provasse dolore, con la conseguente disperazione fatta anche di lacrime, non si potrebbe ri-stabilire la tranquillità dell’anima che lo sfogarsi dona. La vita risulta quindi essere il piacere in assoluto, un piacere che va tutelato tutelando la vita. Se la vita è piacere, la vita è anche felicità; la felicità è data da un uso equilibrato del piacere. Bisogna, attraverso l’atarassia che è assenza di turbamento, fare in modo di eliminare tutto ciò che, andando contro il piacere, tenta di ostacolare la felicità. L’Atarassia può essere raggiunta da chi combatte per eliminare le paure inutili come quella della morte. Celebre è la massima di Epicuro per cui se c’è la morte non ci siamo noi e se ci siamo noi non c’è la morte, in quest’ottica la paura della morte è ingiustificata. La paura deve essere eliminata perché è un genere di dolore che mina il piacere di vivere.

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Profilo Autore

Maria Giovanna Farina

Maria Giovanna Farina si è laureata in Filosofia con indirizzo psicologico all’Università Statale di Milano. È filosofa, consulente filosofico, analista della comunicazione, formatrice e autrice di libri per aiutare le persone a risolvere le difficoltà relazionali. Nei suoi saggi e romanzi ha affrontato temi quali l’amore, la musica, la violenza di genere, la filosofia insegnata ai bambini, l’ottimismo, la libertà, la relazione con gli animali da compagnia e col cibo. Pioniera nel campo delle pratiche filosofiche, nel 2001 ha fondato Heuristic Institution dove si è dedicata, in collaborazione con il filosofo Max Bonfanti, anche alla ricerca di metodi e strategie da applicare alla risoluzione delle difficoltà esistenziali attraverso il TFAR (trattamento fenomenologico delle aree relazionali) da loro ideato. È creatrice della rivista on line “L’accento di Socrate”, scrive su varie riviste ed è intervenuta ed interviene in Radio e TV. Ha tenuto incontri e conferenze sulla violenza di genere a scuola e presso associazioni, taluni sponsorizzati da Regione Lombardia e patrocinati da vari Comuni italiani. Con un gruppo di studiosi ha chiesto, ottenendolo, alla Treccani.it di inserire la parola nonviolenza in un’unica forma verbale. Studiosa di relazioni, il suo sito è www.mariagiovannafarina.it

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