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    Home»Pari opportunità»donne e filosofia»Filosofia pratica»Burnout: si può prevenire?
    Filosofia pratica

    Burnout: si può prevenire?

    Maria Giovanna FarinaBy Maria Giovanna Farina28/09/2022Updated:28/09/2022Nessun commento3 Mins Read
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    burnout
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    Burnout: letteralmente bruciarci, quindi esaurirsi.

    Un fenomeno, una sindrome, sempre più diffuso in chi come lavoro sceglie la relazione con gli altri, in chi svolge una professione d’aiuto quindi non solo in addetti alla salute mentale, ma anche in insegnanti, infermieri, medici di base. Questo stato interiore conduce piano piano a depressione e apatia e di conseguenza all’allontanamento emotivo dalla propria professione, nonché alla non volontà di recarsi al lavoro. Ma c’è una spia capace di far individuare in anticipo, la prevenzione è sempre la miglior cura, se siamo portati verso quella determinata professione o se l’entusiasmo per cui desideriamo essere quella determinata figura sia in realtà il nostro bisogno d’aiuto. Spesso si sceglie di occuparsi dei problemi degli altri spinti dal predominante bisogno di risolvere i propri. La prima fare del Burnout è proprio la spinta a scegliere un lavoro con un forte e complesso coinvolgimento delle emozioni. Per dirla con una banale metafora: “Voglio salvare il mondo perché devo salvare me stesso”. Se riuscissimo a comprendere in anticipo ciò che ci spinge a scegliere di essere un medico, uno psicologo o altra professione d’aiuto: non sarebbe meglio?

    Il filosofo che si occupa dell’aiuto e della cura parte con il far conoscere all’individuo le regole della comunicazione, è fondamentale, ma non è la sola chiave d’accesso per  avere buone e proficue relazioni. Per capire e mettere a proprio agio il nostro interlocutore, paziente o allievo che sia, non è sufficiente la sola teoria, occorre qualcosa di più. Il consulente filosofico, favorendo un equilibrato incontro tra cultura (preparazione e conoscenza) e umanesimo (ri-valutazione della centralità e dei bisogni dell’uomo), può aiutare chi nel proprio lavoro è a continuo contatto con gli altri e le loro esigenze. Tale connubio contribuisce ad accrescere la consapevolezza dei propri stati emotivi e a gestirli al meglio, ma soprattutto educa all’ascolto, ma ad un ascolto fenomenologico. È utile per chi svolge una professione di cura e di relazione d’aiuto essere in grado di svuotare la propria mente da tutto ciò che potrebbe bloccare l’intuizione pura del significato del discorso dell’altro, è fondamentale essere in grado di non lasciarsi coinvolgere al punto da soccombere emotivamente. È utile entrare in un ascolto emotivo ma non distruttivo, in un ascolto interessato ma non empatico.

    Ciò che conta per non cadere nel Burnout, che preferisco definire in italiano Esaurimento da relazione lavorativa, è essere consapevoli delle proprie scelte. Scegliere una professione condiziona l’intera esistenza e se siamo attratti da quella determinata figura professionale solo per salvare noi stessi, allora è meglio porvi rimedio subito, prima di iniziare il cammino perché ciò va a discapito anche del paziente.

    Esiste poi un esaurimento da lavoro dovuto all’eccessivo stress causato da situazioni eccezionali come la pandemia da covid che ha colpito in modo massiccio ad esempio i medici di famiglia, in quel caso si può ricorrere ad un aiuto atto a ripristinare l’eutimia senza mettere in discussione la propria scelta.

    burnout
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    Maria Giovanna Farina
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    Maria Giovanna Farina si è laureata in Filosofia con indirizzo psicologico all’Università Statale di Milano. È filosofa, consulente filosofico, analista della comunicazione, formatrice e autrice di libri per aiutare le persone a risolvere le difficoltà relazionali. Nei suoi saggi e romanzi ha affrontato temi quali l’amore, la musica, la violenza di genere, la filosofia insegnata ai bambini, l’ottimismo, la libertà, la relazione con gli animali da compagnia e col cibo. Pioniera nel campo delle pratiche filosofiche, nel 2001 ha fondato Heuristic Institution dove si è dedicata, in collaborazione con il filosofo Max Bonfanti, anche alla ricerca di metodi e strategie da applicare alla risoluzione delle difficoltà esistenziali attraverso il TFAR (trattamento fenomenologico delle aree relazionali) da loro ideato. È creatrice della rivista on line “L’accento di Socrate”, scrive su varie riviste ed è intervenuta ed interviene in Radio e TV. Ha tenuto incontri e conferenze sulla violenza di genere a scuola e presso associazioni, taluni sponsorizzati da Regione Lombardia e patrocinati da vari Comuni italiani. Con un gruppo di studiosi ha chiesto, ottenendolo, alla Treccani.it di inserire la parola nonviolenza in un’unica forma verbale. Studiosa di relazioni, il suo sito è www.mariagiovannafarina.it

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