La presenza di Shirin

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di Daniela Tuscano

 

shirin2Fino allaltro ieri non la conoscevamo. Questo Mediterraneo così piccolo e contemporaneamente distante è la perfetta icona dei nostri tempi terribili.

Shirin Abu Aqleh era una punta di diamante di Al-Jazeera. Una reporter sempre sul campo: giubbotto antiproiettile e volto scoperto. Raccontare la Palestina, in Palestina, significa rischiare la vita. Lei lo sapeva. E insisteva. 

Colpiscono, dalle testimonianze raccolte – quasi tutte in lingua araba – alcune somiglianze con la vicenda di Anna Politkovskaja. Entrambe giornaliste, pressoché coetanee (51 anni la palestinese, 48 la russa), legatissime alla loro terra, apostole duna pace militante, senza sconti. Entrambe vittime di una vera e propria esecuzione, lasciate sole anche durante i funerali.

Non dalla popolazione. Dalle autorità.

I funerali di Shirin, come quelli di Anna, si sono svolti in unatmosfera carica di pathos. Mancavano le presenze ufficiali, brulicavano i volti comuni.

Sono stati funerali molto pianti, molto arabi. Agli occhi occidentali la lunga sequela di prefiche maschili produce un effetto straniante. Ma, a certe latitudini, ha un significato inclusivo. Shirin è morta martire. È morta, anche, da figlia e sorella della sua gente.

Ne difendeva le ragioni con le armi della ragione e della cultura. Non col fanatismo.

Il feretro di Shirin ha ondeggiato sulla folla avvolto da una bandiera palestinese. Preceduto da una croce in legno, essa pure avvolta, ma in una kefiah bianca e rossa che pareva un sudario.

Shirin aveva studiato a Beit Hanina, presso le suore del Santo Rosario di Maria Alfonsina, al secolo Sultana (Regina) Danil Ghattas, una delle due «sante palestinesi» (laltra è Maria di Gesù Crocifisso) la cui spiritualità appare oggi sorprendentemente «moderna». Dagli appunti/visioni di suor Ghattas, pubblicati dopo la morte della religiosa, si scoprì, infatti, che la creazione dellordine era avvenuta dietro precisa richiesta… della Vergine Maria, «per la promozione delle donne arabe».

Presso le suore del Santo Rosario si sono formate professioniste come Shirin e molte altre, cristiane e musulmane. Migrano per tornare; missionarie della presenza.

Poiché Palestina non è solo Hamas. E non è nemmeno solo Islam.

I cristiani, in Medio Oriente, non sono ospiti. Sono di casa.

María Zambrano si domandava se quanto realizzato dallEuropa fosse davvero cristianesimo. E si rispondeva che se ne era prodotta, al massimo, una versione europea. (La quale, teniamo a precisarlo, va benissimo; nessuno la rinnega. Ma è sufficiente, nell’attuale periodo storico? Non risulta, in un certo senso, acefala?)

È possibile unaltra versione, proseguiva Zambrano, che sia anchessa europea e, soprattutto, che sia cristianesimo?

Potremmo rispondere con un paradosso: può esserlo soltanto nel momento in cui il cristianesimo riscoprirà le sue radici; cioè, fuori dellEuropa e dellOccidente.

Per questo la presenza dei cristiani in Medio Oriente è indispensabile: non solo in senso storico, ma come garante di democrazia, diritti e unità per tutta la popolazione (di entrambi i sessi). Almeno, ne ha le potenzialità. E potrebbe rivitalizzare, col suo esempio e se lo vorrà, il nostro cristianesimo impallidito.

Shirin Abu Aqleh è stata una figura emblematica di donna, intellettuale e araba, venuta da lontano, emancipata; senza che ciò comportasse l’approdo a uno scetticismo laicista estraneo al suo contesto storico-sociale.

Tutto quanto è avvenuto grazie al cristianesimo?

Non possiamo negarlo. Anzi lo sottolineiamo. Non stupisce che i media occidentali labbiano considerato ininfluente.

 

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Profilo Autore

Caterina Della Torre

Proprietaria di www.dols.it di cui è direttore editoriale e general manger Nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell’Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L’esperienza di dol’s le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l’aspetto linguistico (conosce l’inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :) ). Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all’imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile, da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol’s, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.it.

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