26 aprile 1986. Il disastro di Chernobyl

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Ricordo ancora quel 26 aprile del 1986. Stavo viaggiando con un’amica per conoscere meglio la Germania, paese la cui lingua avevamo da poco conosciuto e che volevamo apprendere in loco. Da Freiburg ad Hannover. Le abitudini  per noi di questo popolo germanico così diverse dalla nostre, ci avevano interessato e sorpreso. Paesi lindi e pinti, eppure avevano vissuto due guerre  ne secolo scorso.. E si erano ricostruite ed erano risorte.

Dopo alcuni giorni di vita errabonda eravamo arrivate  vicino alla meta finale Hannover. Il nostro tedesco era carente ma ero riuscita a leggere sul giornale di un passeggero che divideva lo scompartimento con me, in grandi lettere la scritta ”Atom”. Alla prima fermata del treno scesi per telonare in Italia e chiedere quale infausto evento fosse occorso. Mio padre  mi disse tutto d’un fiato.” E’ scoppiata una centrale nucleare nell’ex URSS (non ricordava il nome)” e mi propose di tornare subito in Italia. Così feci, passando per terre e terreni contaminati.

Dopo l’accaduto ho sempre sperato che non succedesse mai più una tale disgrazia.

Riporto qui di seguito un articolo di una nostra collaboratrice, grande attivista e scienziata, che condivido.
di Caterina Della Torre

26 aprile 1986. Il disastro di Chernobyl

Trentasei anni fa, il 26 aprile 1986, esplose il reattore di Chernobyl, nell’Ucraina settentrionale (ex URSS), provocando la fuoriuscita di una nube radioattiva che si disperse nell’atmosfera e fece alcune migliaia di morti.
Fu l’incidente più grave mai verificatosi in una centrale nucleare (con quello di Fukushima del 2011) e pur nel quadro di una tragedia dagli effetti ‘circoscritti’ essenzialmente all’Europa, l’umanità tutta si sentì ‘spiazzata’ di fronte all’imprevisto. Era la prima sonora e dolentissima lezione d’umiltà ricevuta dall’ “homo technologicus”.

Il disastro di Cernobyl ha rappresentato per il femminismo italiano una svolta decisiva, un vero e proprio cambio di rotta, perché fu riconosciuto non più come un incidente isolato (come nel precedente caso di Seveso del 1976), ma come la manifestazione di uno squilibrio da affrontare nelle sue origini profonde.
La critica delle donne apportò una rivoluzione, perché mise in discussione la presunta oggettività e neutralità della ricerca, rivendicando la presenza dell’elemento individuale, soggettivo e sessuato, anche nel processo di produzione di conoscenza.
Chernobyl cambiò in parte anche le scelte energetiche: se negli anni ’80 il nucleare ne deteneva la maggioranza, a partire dagli anni successivi la situazione si è parzialmente modificata indirizzandosi in molti paesi a favore delle energie rinnovabili. Ma non è bastato e subiremo la dipendenza da altri Stati per il nostro fabbisogno energetico.

In questi mesi, di fronte alla guerra stiamo vivendo l’esperienza amarissima di veder rapidamente crollare tante certezze. Anche la speranza che ha accomunato il movimento delle donne con quello dei giovani di Fridays for Future in una transizione ecologica è messa a dura prova.

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Profilo Autore

Sara Sesti

Insegnante di Matematica fa parte dell’Associazione Donne e Scienza. E’ responsabile per il ”Centro di Diffusione della Cultura Scientifica e Tecnologica” dell’Università di Milano della rassegna di film e documentari scientifici “Vedere la Scienza- Sguardi sulle Donne di scienza”. Ha curato, per il Centro di Ricerca PRISTEM dell’Università Bocconi, la mostra ”Scienziate d’Occidente. Due secoli di storia”. Ha pubblicato con Liliana Moro il libro ”Donne di scienza. 50 biografìe dall’antichità al duemila”, PRISTEM-Bocconi, 1999 e “Scienziate nel tempo. 70 biografie”, LUD Milano, ultima edizione 2010. Collabora con la rivista di matematica ”Progetto Alice”. E’ una delle webmaster del sito www.universitadelledonne.it.

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