Insegniamo ai giovani che la guerra non si deve fare

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Nel 2022 siamo ancora qui a parlare di guerra armata. Il dialogo viene sempre riproposto come rimedio tra le parti, ma non viene davvero messo in gioco.

Nel 1600 il filosofo Thomas Hobbes ci mise in guardia con la celebre espressione latina del commediografo Plauto vissuto tra il terzo ed il secondo secolo a.C. “homo homini lupus”: l’uomo è lupo per l’altro uomo. Nessuno ci è amico e se può soffiarci l’osso lo fa senza pensarci due volte, senza sentirsi in colpa perché ancor prima sempre i Latini ci insegnarono mors tua vita mea. La legge della giungla è sempre in agguato e grazie a questo istinto di sopravvivenza andiamo avanti senza voltarci indietro. Sopravvivere è il nostro compito e lo portiamo avanti liberi da sensi di colpa, un atteggiamento conforme alla legge di natura per cui è giusto badare a noi stessi, alla nostra vita e a quella dei nostri cuccioli. Il problema è che noi umani andiamo oltre, non ci fermiamo alla dura lotta per sopravvivere nel modo migliore possibile. Noi con la nostra evoluta corteccia cerebrale vogliamo sempre di più e la legge di sopravvivenza si trasforma in lotta di conquista da cui nascono le guerre.

Come insegnare ai giovani che la guerra non è cosa buona? Per prima cosa dobbiamo, lo si dice da tanto tempo, insegnare ai maschietti che il fucile come giocattolo non è un oggetto inoffensivo solo perché non uccide, esso educa alla guerra fin dall’infanzia; per seconda cosa che se l’altro non la pensa come te esistono le parole per esprimerci e non le scazzottate; per terza cosa che noi adulti siamo l’esempio. Abbiamo una grande responsabilità come adulti e a tal fine dobbiamo liberare la nostra mente da preconcetti, è il primo passo per poter analizzare i fatti con la mente libera. Insegniamo ai ragazzi che c’è l’amore in tutte le sue forme, l’amore da investire in ogni azione umana. Non è utopia, è solo la ri-cerca delle radici del nostro essere dove amore nella lotta eterna con la sua antagonista morte cerca da sempre di sopravviverle. La filosofia, anche come possibilità educativa, va inserita sempre più nei curricola scolastici, se vogliamo un mondo a basso rischio di conflitto è necessario partire dalle radici della vita. Da quel luogo interiore dove vive la purezza e l’innocenza che crescendo può perdersi e a volte trasformarsi in crudeltà.

Si ripete fino allo sfinimento che dobbiamo consegnare ai giovani un mondo migliore e per riuscirci dobbiamo lottare ogni giorno: iniziamo dalle piccole cose che ho sottolineato che poi sono le più grandi.

 

 

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Profilo Autore

Maria Giovanna Farina

Maria Giovanna Farina si è laureata in Filosofia con indirizzo psicologico all’Università Statale di Milano. È filosofa, consulente filosofico, analista della comunicazione, formatrice e autrice di libri per aiutare le persone a risolvere le difficoltà relazionali. Nei suoi saggi e romanzi ha affrontato temi quali l’amore, la musica, la violenza di genere, la filosofia insegnata ai bambini, l’ottimismo, la libertà, la relazione con gli animali da compagnia e col cibo. Pioniera nel campo delle pratiche filosofiche, nel 2001 ha fondato Heuristic Institution dove si è dedicata, in collaborazione con il filosofo Max Bonfanti, anche alla ricerca di metodi e strategie da applicare alla risoluzione delle difficoltà esistenziali attraverso il TFAR (trattamento fenomenologico delle aree relazionali) da loro ideato. È creatrice della rivista on line “L’accento di Socrate”, scrive su varie riviste ed è intervenuta ed interviene in Radio e TV. Ha tenuto incontri e conferenze sulla violenza di genere a scuola e presso associazioni, taluni sponsorizzati da Regione Lombardia e patrocinati da vari Comuni italiani. Con un gruppo di studiosi ha chiesto, ottenendolo, alla Treccani.it di inserire la parola nonviolenza in un’unica forma verbale. Studiosa di relazioni, il suo sito è www.mariagiovannafarina.it

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