Le onorevoli di sesso femminile, sono da grandi desaparecidos dell’Aula parlamentare.
Cosa fanno dunque le nostre? Fanno da ancelle, colorano gli accrocchi blu dei gerarchi, con i loro completini alla moda, le acconciature spesso inadeguate, i sorrisi condiscendenti, sempre un passo indietro, ad annuire come fossero capitate lì un po’ per caso. Poi vedi Liliana Segre, ultra novantenne, mostrare una dignità da fare invidia ai perditempo molto più giovani: sempre presente, rigorosa nella gestualità, portarsi alla cesta della votazione con la serietà che quel momento esige ed impone. Casellati, Belloni, Cartabia, Severino, nomi istituzionali messi al rogo nell’arco di una manciata di ore. Anche dalle donne. Tranne la Meloni, rispetto alla quale sono per orientamento diametralmente opposta, nessuna che si sia esposta fermamente: a denunciare l’ostruzionismo sadico nei confronti di una donna autorevole. Donne tutte all’altezza, quelle di cui prima, le quali affosserebbero la figura del maschio onorevole di turno, sia per formazione sia esperienza. Tra parentesi, la Belloni parla 5 lingue, 20 anni alla Farnesina,. prima donna a ricoprire incarichi istituzionali prestigiosi: un profilo e dei numeri d’eccellenza che, nell’Italia
Daniela Stasi: Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, ad indirizzo storico-critico, è iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia dal 2003. Ha lavorato per anni nel settore dell’editoria, realizzando collane di Architettura, di Arte e di Design; ha rivestito il ruolo di caporedattrice e direttrice di testata; ha collaborato a diversi quotidiani e periodici nazionali; continua ad operare nell’ambito di progetti di comunicazione integrata e di ufficio stampa. Utilizza la poesia, la scrittura in forma saggistica o romanzata, la pittura e altri strumenti espressivi, nel tentativo di descrivere e definire, quanto più oggettivamente – in una sorta di ‘Divina Mimesis’ – il reale
