Uno sguardo che chiede rispetto

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Ieri mi trovavo su un treno della Metropolitana milanese quando ad una fermata salgono tre ragazzi che educatamente si dirigono verso una zona libera da passeggeri per mantenere le ormai note distanze di sicurezza. Uno di loro per un imprecisato motivo esordisce con mio stupore pronunciando ad alta voce una bestemmia, la più altisonante, quella che va scolpire proprio Lui: Dio. I casi della vita… dove ha pronunciato la parolaccia sacrilega? Davanti ad un suora di mezza età seduta difronte a me. La religiosa pur rimanendo immobile nella sua postazione ha lanciato, all’indirizzo del ragazzo, un’occhiata agghiacciante, solo con lo sguardo gli ha detto tutto: maleducato, come ti permetti, non provarci mai più. Mi sono sentita sprofondare nonostante fossi seduta ed ho provato vergogna per lui. La reazione del giovane mi ha lasciata ancor più colpita di tutto ciò a cui avevo assistito fino a quell’istante. Con un leggero inchino verso la suora, egli si è fatto il segno della croce e poi si è avviato verso il fondo del treno. Naturalmente non l’ho perso più di vista mentre faceva le prove per una esecuzione corretta del gesto che goffamente aveva appena messo in atto.

Cosa ci comunica un simile episodio? Prima di tutto che ad un gesto violento, la bestemmia lo è, si può rispondere con un educativo sguardo di disappunto, uno sguardo che riporta l’altro alla consapevolezza del rispetto verso chi crede in Dio e non tollera sia insultato. Uno sguardo ha una forza incredibile e quello sguardo è stato in grado di colpire nel profondo un giovane ragazzo sicuramente non avvezzo alle pratiche religiose: non si ricordava neppure con precisione il gesto del segno della croce, ma si è sentito fuori posto e con cenno riparativo ha chiesto scusa. Sicuramente il giovane è stato educato al rispetto dell’altro e della sua diversità di vedute, altrimenti non si sarebbe scusato, ma si era dimenticato nelle cantine del passato il rispetto. Lo sguardo è stato catartico nel riportarlo in un luogo da non dimenticare: ognuno ha il diritto di veder salvaguardate le proprie tradizioni, il proprio credo, la propria visione del mondo, qualunque essa sia. Ma non ha il diritto di cancellare quelle altrui imponendo violentemente la propria.

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Profilo Autore

Maria Giovanna Farina

Maria Giovanna Farina si è laureata in Filosofia con indirizzo psicologico all’Università Statale di Milano. È filosofa, consulente filosofico, analista della comunicazione e autrice di libri per aiutare le persone a risolvere le difficoltà relazionali. Nei suoi testi divulgativi ha affrontato temi quali l'amore, la musica, la violenza di genere, la filosofia insegnata ai bambini, l'ottimismo e la scelta. Studiosa di relazioni umane, è autrice di numerosi articoli e di interviste anche in video fatte ad alcuni tra i più noti personaggi della cultura e dello spettacolo. Impegnata contro la violenza, ha contribuito a far inserire la parola Nonviolenza, in un'unica forma verbale, nella Treccani.it il suo sito www.mariagiovannafarina.it

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