In sanità Gender gap non solo professionale

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DONNE, NON SOLO GENDER GAP PROFESSIONALE IN SANITA’ MA ANCHE PER ACCESSO A CURE MIRATE E RISCHIO REAZIONI AVVERSE DA VACCINI

di Annamaria Ferretti

La conferma da una ricerca effettuata su un campione di 2000 persone, curata dalla prof.ssa Bonfrate dell’Università di Bari e presentata al 55° Annual Scientific Meeting della European Society for Clinical Investigation

Le donne. Discriminate due volte. Come esperte e come pazienti. Si, perché Sanità e Salute sono due ambiti in cui nel nostro Paese pesa notevolmente sia la disparità di trattamento professionale fra uomo e donna, che l’attenzione riservata alla medicina di genere nei percorsi di cura.

A confermarlo sono i dati di due ricerche che s’incrociano, e che sono state presentate al 55° Annual Scientific Meeting della European Society for Clinical Investigation dalla prof.ssa Leonilde Bonfrate, Ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Oncologia Umana dell’Università di Bari, e che effettua la sua attività clinica e di ricerca presso la Clinica Medica “A. Murri” diretta dal prof Piero Portincasa, Professore Ordinario di Medicina Interna.

Salute – La pandemia COVID-19 ha posto una grande attenzione non solo sugli sforzi della donna come operatrice sanitaria per far fronte all’emergenza medica, ma anche su come la donna abbia subito gli effetti della pandemia non solo nell’ambiente privato ma anche sul proprio stato di salute.

Un aumento del rischio di violenza domestica è stato associato alle misure di restrizione sociale durante i vari lockdown.

L’isolamento sociale, l’esposizione a fattori di stress economici e psicologici, l’aumento dei meccanismi di fattori negativi (come l’abuso di alcol) e l’incapacità di accedere ai normali meccanismi di supporto o sfuggire agli abusi familiari, ha fatto emergere la mancanza assoluta di sostegno e protezione per la donna.

Tutti questi aspetti sono stati di ispirazione per valutare, da parte della prof.ssa Bonfrate l’impatto sullo stato di salute e psicologico del COVID-19 su una popolazione femminile affetta da disturbi metabolici (obesità, diabete, malattie cardiovascolari), che sappiamo rappresentare anche fattori di peggiore outcome durante l’infezione da SARS-COV 2. Le donne mostravano dopo il lockdown un peggioramento del profilo glicidico e lipidico (quindi diabete e ipercolesterolemia) con un maggior rischio cardiovascolare, riportavano un aumento del peso corporeo e manifestavano livelli di ansia, depressione e stress notevolmente maggiori rispetto agli uomini. La ricerca scientifica ha dimostrato come eventi “traumatici e di stress” come il COVID-19 già di per sé porta al cosiddetto “food craving” (desiderio ardente di cibo), che è un concetto multidimensionale che include processi emotivi (intenso desiderio di mangiare), comportamentali (cercare cibo), cognitivi (pensieri sul cibo) e fisiologici (salivazione) che appare più marcata nelle donne e correlata ad una maggiore compromissione della sfera psicologica della donna, che ha un carico di gestione familiare maggiore rispetto all’uomo.

Inoltre nel lavoro di ricerca la prof.ssa Bonfrate, diretta e coordinata dal prof. Portincasa con la collaborazione del dott. Agostino di Ciaula, ha valutato gli effetti dei vaccini dopo prima e seconda dose nella nostra popolazione, confrontando le femmine con i maschi. Il dato emergente è che le donne hanno sintomi di maggiore durata e intensità rispetto ai maschi, e questo avviene soprattutto nelle donne giovani-adulte, rispetto al gruppo dei pazienti anziani. Le donne presentano più frequentemente reazioni avverse rispetto ai maschi, e questo per un diverso assetto genetico e ormonale e una diversa risposta del sistema immunitario.

Sanità – Sul tema del ruolo della donna nell’ambito della ricerca scientifica e dei ruoli all’interno del sistema sanitario, la Professoressa ha posto un accento importante su come, ancora oggi, i medici maschi continuano a ricevere compensi e riconoscimenti significativamente maggiori rispetto ai medici di sesso femminile.

Ancora oggi, è meno probabile che le scienziate ricoprano posizioni di primo autore su pubblicazioni in riviste internazionali di elevato impact factor, oltre al fatto che hanno molte meno probabilità degli uomini di essere professoresse ordinarie e direttrici di dipartimento.

Di contro, in numerose pubblicazioni su giornali di elevato impact factor come il New England Journal of Medicine, è stato dimostrato che le ricercatrici producono pubblicazioni di maggiore effetto rispetto a quelle degli uomini, e la qualità dei brevetti presentati dalle donne è pari o superiore a quella dei brevetti condotti da ricercatori di sesso maschile. Inoltre, è più probabile che gli studi di ricerca con coautori donne considerino gli effetti del genere e del sesso sui risultati della ricerca, rendendo più chiara l’applicabilità dei risultati della ricerca. L’emarginazione delle donne in medicina quindi non solo limita la rappresentanza di circa la metà della nostra popolazione nella scienza clinica, ma ostacola anche lo sviluppo di progressi scientifici potenzialmente importanti.

Nel 2020 la National Academies of Sciences, Engineering and Medicine (NASEM) ha pubblicato un rapporto che descrive in dettaglio le pratiche per affrontare questioni di lunga data che hanno portato alla sotto rappresentazione delle donne in posizioni influenti in scienza, tecnologia, ingegneria, matematica e medicina (STEMM).

La prof.ssa Leonilde Bonfrate rappresenta il gruppo operativo che in Matria (la rete di donne unite per i Sud) si occupa di Sanità e Salute di genere. L’associazione, dando diffusione pubblica dei contenuti delle sue ricerche si sta impegnando ad aprire confronti regionali e nazionali che abbiano al centro il tema della parità di genere nella Sanità, Medicina di genere e cure personalizzate per le donne.

 

 

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