Vaccini e Covid, una nuova frontiera

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Scrivere sui vaccini anti Covid oggi non è semplice, in rete si legge di tutto e di più, ognuno dà un suo più o meno illuminato parere, gli stessi esperti danno indicazioni e le ritrattano poi, modificandole, nei periodi successivi, insomma si naviga a vista.

Siamo passati dalle certezze terapeutiche degli scorsi anni alle ombre dal vago sapore medioevale di questo ultimo anno, caratterizzato da una pandemia cui nessuno era preparato.
Tra le certezze c’era quella che una malattia era bene o male curabile grazie a protocolli terapeutici precisi, ma la Covid con tutti i morti che ha causato ha dimostrato che nella medicina non c’è certezza di cura. I vaccini hanno nel passato debellato malattie gravi e letali , come ad esempio il vaiolo, quindi sono sempre stati visti come un aiuto miracoloso atto a prevenire le malattie senza causare effetti collaterali se non di lieve entità, ma i vaccini anti Covid hanno scardinato questo paradigma e se all’inizio sono stati invocati e salutati come salvatori da una sciagurata malattia, oggi sono sotto accusa a causa di alcuni eventi avversi gravi , anche mortali, che si sono verificati in questi primi mesi di applicazione.

I grossi big della farmaceutica si sono subito lanciati nella avventura e nel business mettendo in pista scienziati, tecnici, laboratori, ambiti produttivi altamente tecnologici, materiale umano (volontari sani e malati per le sperimentazioni pre-registrative). In meno di un anno ecco comparire i primi vaccini autorizzati provenienti da Pfizer e da Moderna.
BNT162b2 , la sigla del Pfizer, chiamato Comirnaty, è un vaccino a mRNA (RNA messaggero) che contiene le istruzioni genetiche per costruire una proteina del coronavirus, lo spike . Le persone cui viene iniettato questo vaccino hanno quindi la capacità di fabbricare queste proteine generando una risposta neutralizzante del sistema immunitario contro i virus quando questi invadono l’organismo. La sua efficacia è stata testata in studi controllati verso placebo in soggetti oltre i 16 anni e non in stato gravidico. Sappiamo ormai tutti che il medicinale deve essere conservato ad una temperatura -70 C° e che la sua preparazione per poi somministrarlo è particolarmente laboriosa, le dosi sono 2 , il richiamo dovrebbe avvenire entro 21 giorni, ma oggi si sta valutando per motivi di opportunità sul campo, di raddoppiare questo intervallo. Quali sono i possibili effetti collaterali noti ? Dalle sperimentazioni e poi dalla farmacovigilanza ci sono alcune indicazioni, ma come dicono gli anglosassoni, siamo in una situazione di “work in progress”. Io stessa ho già ricevuto entrambe le dosi senza particolari problemi, anche se sono stati descritti, a parte l’inevitabile dolore al braccio nella sede di inoculazione, la cefalea, dolori muscolari, febbre, arrossamenti nel braccio sede di iniezione, ingrossamento dei linfonodi, qualche evento neurologico come temporanea paralisi facciale verificatasi anche 40 giorni dopo la dose o parestesie e , come tutti i vaccini, rari episodi di anafilassi.

La domanda di tutti è: quanto dura la immunità? Mi ammalo lo stesso anche se ho fatto il vaccino?Sono potenzialmente pericoloso per gli altri dopo aver fatto il vaccino?
Domande difficili cui dare una risposta perché non abbiamo una lunga storia di osservazione sul campo per poterlo dire. Ad oggi si sa che per almeno 6 mesi questo vaccino dà una buona risposta anticorpale, risposta che dovrebbe essere monitorata con un sierologico adatto alla tipologia del vaccino. Personalmente mi auguro che questa memoria immunologica possa durare di più e che si arrivi magari ad un richiamo ogni anno ad esempio con la stessa tipologia di vaccino, spero che tutte le aziende farma coinvolte stiano continuando a monitorare i casi trattati negli studi e possano generare indicazioni precise in merito.
Si può contrarre lo stesso il coronavirus, i vaccini possono proteggerci ma non totalmente, è il nostro organismo poi che grazie al vaccino reagisce e, analogamente ad altre vaccinazioni, si può sviluppare malattia ma in forma meno grave e senza temibili complicanze, quindi è necessario non abbassare la guardia, mai, e adottare tutte le precauzioni possibili. Proprio recentemente ho avuto un contatto via skype con un mio amico medico in Polonia che vaccinato ha lo stesso contratto il virus, ebbene ha solo avuto un semplice raffreddore durato pochi giorni, quindi il vaccino lo ha protetto, inoltre non ha trasmesso a nessuno dei suoi familiari la malattia.

Quindi è molto probabile che chi si vaccina non contamini le persone cui viene a contatto.
MRNA-1273, vaccino Moderna è simile al Pfizer, solo che la sua conservazione è tra i 2 e 8 gradi e questo fa sì che sia di più facile gestione.
Vista la vastità dell’argomento vaccini prima di affrontare in un successivo articolo il vaccino ad oggi tanto discusso, Vaxzevria (AstraZeneca) vorrei parlare dello Sputnik V, che è stato utilizzato non solo in Russia ma anche in diversi altri stati , tra cui la nostra Repubblica di San Marino.
Il vaccino è a vettore virale, cioè due versioni di adenovirus indebolite (Ad5 e Ad26), geneticamente modificate in modo che non si replichi nell’uomo. Nel vaccino è stato aggiunto anche un codice genetico per fornire istruzioni per la produzione della proteina spike . Può essere conservato a temperatura da frigorifero e sfrutta la piattaforma già utilizzata per altri vaccini come influenza, tubercolosi etc. Questa tecnica è stata usata anche per i vaccini AstraZeneca e Johnson. Necessita di 2 inoculazioni a 21 giorni di distanza.
Benchè la tecnica utilizzata sia quindi molto simile non abbiamo notizia di eventi gravi come quelli occorsi con l’utilizzo di AstraZeneca, sappiamo che il suo dossier è al vaglio anche della agenzia Europea del farmaco, ma nulla di più , non mi risultano notizie di decessi sospetti dalla vicina San Marino.

Chiudo questo primo articolo con una frase trovata sul web: “Gli angeli dai camici bianchi con i vaccini ci iniettano anche la speranza di farcela”. Affidiamoci allora a questa speranza senza timori, la scienza e la conoscenza non si possono fermare .

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Profilo Autore

Elisabetta Ravera

Elisabetta Ravera medico chirurgo, specialista in nutrizione clinica e dietetica, naturopata. Ha gestito l'unità di supporto nutrizionale all'Istituto Tumori di Milano, successivamente si è dedicata alla ricerca clinica. e attualmente esercita la libera professione nell'ambito dietologico-nutrizionale a Cogoleto, nella Riviera Ligure di Ponente e a Genova. Collabora con la rivista "L'Altra Medicina" e ha un suo sito internet www.nutrizionearmonia.it.

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