Appello del #GiustoMezzo

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A due giorni dal lancio, l’appello del #GiustoMezzo  vola oltre le 22.000 firme 

Le proposte di metodo e di merito per chiedere la metà del #RecoveryFund per politiche integrate – presentate alla Camera il 2 ottobre scorso – sono  supportate da uno studio sull’impatto di genere della destinazione dei  fondi. 

“I problemi delle donne sono tanti e non riguardano solo loro, ma lo sviluppo sano ed  equo di tutti. Investire per combattere l’inattività e il basso tasso di occupazione  femminile è il più grande moltiplicatore di Pil possibile”. È quanto recita una lettera  aperta indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Governo da Il Giusto  Mezzo, movimento composto da donne della società civile, a nome personale e in  rappresentanza delle associazioni #DateciVoce, GammaDonna, Le Contemporanee,  MammaDiMerda, PrimeDonne e European Women Alliance

Ispirato all’iniziativa della europarlamentare tedesca Alexandra Geese che ha inaugurato  la stagione di #HalfofIt, il Giusto Mezzo – che ha come simbolo la metà della mela – chiede, supportato da uno studio delle economiste Azzurra Rinaldi e Elisabeth Klatzer, che metà dei fondi Next Generation EU (in Italia noto come Recovery Fund) sia  destinato a politiche integrate di genere e a interventi sistemici in grado di attivare  un effetto moltiplicatore. 

Lo studio ha dimostrato come i fondi siano oggi destinati soprattutto a settori  tradizionali, ad elevata concentrazione di forza lavoro maschile (come costruzioni o  trasporti), quando invece i dati dimostrano che in questa crisi i settori maggiormente  colpiti sono quelli a maggiore concentrazione femminile (come il settore della salute o i  servizi alla persona). 

È ormai chiaro che è necessario liberare il pieno potenziale produttivo del Paese,  fornendo servizi che svincolino la forza lavoro femminile. Secondo i dati OECD 2020, solo  il 45% del tempo lavorativo delle donne viene retribuito, a fronte del 67% degli  uomini, e questo avviene perché le donne sono impegnate in attività di cura.  

I punti salienti della richiesta de Il Giusto Mezzo: 

1 – la realizzazione e il rafforzamento delle infrastrutture sociali per la cura della  prima infanzia – su tutti nidi e tempo pieno – e quella familiare in generale (anziani e  non autosufficienti), pensando a un vincolo di spesa per le Regioni e i Comuni  “inadempienti”, che hanno percentuali minime di offerta di tali servizi, sia sulla spesa  ordinaria che sui fondi UE e sul Recovery Fund.

2 – il rilancio dell’occupazione femminile. Oltre alle ipotesi di supporto fiscale per  favorire l’ingresso delle donne sul mercato del lavoro, proponiamo nuove politiche di  incentivazione e supporto delle imprese (con attenzione al tema dell’accesso al credito),  del lavoro femminile dipendente e indipendente. Tutto questo passa da una riforma della  formazione iniziale e selezione dei docenti, promotori di quella spinta innovatrice  necessaria al nostro sistema d’istruzione, per dare fondamenta forti all’asse portante  dell’innovazione e della digitalizzazione.  

3 – affrontare seriamente il gender pay-gap: la disparità salariale non è solo una  questione femminile, ma allontana il Paese da un utilizzo efficace delle risorse con le  quali creare benessere per tutti (ricordiamo che nel Global Gender Gap Report 2020 sotto il profilo dell’eguale retribuzione, il nostro Paese si colloca 125° su 153 paesi  analizzati). Con una previsione di contrazione del PIL che si aggira intorno al 10% per il  2020, l’Italia ha bisogno del potenziale produttivo di tutte e di tutti. Politiche strutturali  e integrate, dunque, pensate con il contributo delle donne e degli uomini che lavorano  insieme nei luoghi delle elaborazioni e delle decisioni per contribuire alla prosperità  comune, e futura.  

L’appello, scandito dall’hashtag #GiustoMezzo, è stato presentato lo scorso 2 ottobre presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati alla presenza di Gian Paolo Manzella, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Alexandra Geese, Membro del  Parlamento Europeo, Verde/EFA e promotrice di #HalfOfIt, e altre rappresentanti del  mondo politico e civile italiano, tra cui l’economista Azzurra Rinaldi, l’insegnante Mila  Spicola, la ricercatrice Costanza Hermanin e la giornalista Cristina Tagliabue. Assenti ma  presenti nel gruppo Lia Quartapelle, Laura Gribaudo e Pina Picerno. 

È possibile firmare la petizione sul sito www.ilgiustomezzo.it dove è disponibile il testo  integrale della petizione. 

Per info: giustomezzo@gmail.com

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Profilo Autore

Caterina Della Torre

Proprietaria di www.dols.it di cui è direttore editoriale e general manger Nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell’Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L’esperienza di dol’s le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l’aspetto linguistico (conosce l’inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :) ). Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all’imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile, da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol’s, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.it.

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