Joker un film ed una riflessione

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Uscito di recente in Italia Joker, il film di Todd Phillips in cui Joaquin Phoenix che interpreta il personaggio di Arthur Fleck durante la transizione che lo porta a diventare Joker, il noto antagonista di Batman.

Anche io ero tra i primi spettatori a vedere questo nuovo  film premiato a Venezia come il miglior film. Ero curiosa di scoprire questa nuova versione di un film che ha visto molti antecedenti illustri. E mi sono trovata strabiliata dalla bravura di Joaquin Phoenix che avevo ammirato in altri film come ”Jonny Cash” e ”Lei”.

Una parte difficile che gioca sulla transizione da Clown buono e mite a Joker  cattivo, senza scrupoli e assassino. Interpretato, magistralmente da un attore che non poteva essere che quello giusto.

Il film è ambientato negli anni Ottanta nell’immaginaria Gotham City (le scene sono state riprese a New York).   Joker, però, è però molto  diverso dai film che lo hanno preceduto:  infatti è un thriller drammatico e neo-noir, cupo. Dove l’unica leggerezza talvolta è il sorriso del clown e la sua fragorosa e contagiosa risata.

E’ un film  che funzionerebbe bene anche  come studio su un personaggio autonomo, senza alcun legame con un ruolo come quello di  Joker, ma se da una parte gioca sull’equivoco originato dal titolo stesso dall’altra è provocatorio sovversivo come si vede poi nella scena finale.

Una visione  che tiene sempre il fiato sospeso anche se non ci sono vere e proprie scene d’azione né grandi effetti speciali (anche per il basso costo della pellicola stessa).

Un film in cui il personaggio principale viene da una storia di degrado ma che ambisce a far parlar di sè, nel bene come clown  ma soprattutto nel male come Joker

Mi è  piaciuto molto anche Phoenix, che per interpretare il ruolo ha perso diversi chili come richiedeva l’interpretazione. Un film a mio avviso per non si direbbe Holiwoodiano per il suo modo intenso di scavare nel ruolo e nella realtà di emarginazione che vive il protagonista stesso, ed è stato giusto farlo farlo a un attore che sa come umanizzare un personaggio destinato ad andare all’inferno.

I critici sono concordi nel dire che è chiaro cosa volesse essere Joker. Ma a mio parere lascia molti spazi vuoti ed irrisolti che lasciano spazio a molte interpretazioni.

Mia osservazione finale del film: quella tracciata è una realtà che esiste, sia quella di emarginazione, che di psicolabiltà, che  di violenza spesso immotivata, delle classi povere contro  classi e governi che decidono e disfano  facendo credere di  agire per il bene degli altri e del popolo. Ma se son fosse un ”commedia” non sarebbe diseducativa giustificando soprattutto  negli Stati Uniti, l’enorme problema dell’utilizzo delle armi da fuoco?

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Profilo Autore

Caterina Della Torre

Proprietaria di www.dols.it di cui è direttore editoriale e general manger Nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell’Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L’esperienza di dol’s le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l’aspetto linguistico (conosce l’inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :) ). Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all’imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile, da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol’s, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.it.

2 commenti

  1. Caterina Della Torre

    di Marisa Ajroldi.
    Visto ieri sera. Film con spunti interessanti anche se un po’ troppo lungo.
    Diversi i temi trattati che fanno da canovaccio al percorso di Arthur/jocker.
    La diversità, malattia mentale e la solitudine che l’accompagna, l’infanzia violata, la guerra tra poveri per conservare il posto di lavoro, la boria e la cecità di chi detiene il potere e non ha la percezione delle reali condizioni della popolazione più povera e disagiata.
    La stanchezza con cui Arthur sale più volte la lunghissima scala l’ho interpretata come metafora della fatica per la sopravvivenza quotidiana. Pari alla leggerezza con cui la scende alla fine del film, ormai diventato jocker, con la consapevolezza di non avere più nulla da perdere.
    La scena finale mi ha colpita tantissimo perché mi ha fatto pensare alla facilità con cui la gente che si sente oppressa è pronta ad eleggere paladino della lotta in difesa dei loro diritti un malato di mente e assassino e mi è venuta in mente la Rivoluzione francese e il nazismo, per rimanere in Europa.
    Io l’ho letto letto come un film di denuncia e quindi non penso che giustifichi la violenza.
    Ultima, ma non meno importante, la colonna sonora, azzeccatissima.

  2. Caterina Della Torre

    di Patrizia Rautiis
    Un film in cui si esprime tutta la potenza dell’arte cinematografica. Potenza suggestiva delle immagini dentro le quali ti ritrovi come fosse un 3D, dove ti trascina lo sguardo penetrante di Joaquin Phoenix con un’interpretazione da Oscar. Un tempo senza tempo, in un ambiente urbano ormai distrutto da un inquinamento che ha varcato i confini dell’animo umano per penetrarlo e farne povertà, disperazione, solitudine, abbandono …e follia. Sulla follia corre il filo conduttore del film, perché -non nascondiamocelo- è sulla follia che il micidiale miscuglio di una società in degrado morale, si fa esplosivo e crea mostri. Nella storia dell’attore comico fallito Arthur Fleck (che vuole essere chiamato Jocker) e sul continuo gioco della sua mente tra realtà’ e fantasia, che arriva senza neanche volerlo ad essere gioco criminale e sanguinario, il regista ci racconta una metaforica parabola dell’umanità che perde se stessa. Un film da non perdere!

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