Appunti di un cacciatore di mosche – Capitolo VII

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Non ho una preferenza  per le stagioni. Ognuna racchiude in se un fascino che le rende speciali in ugual misura.

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di Deborah Voliani

Non ho una preferenza  per le stagioni. Ognuna racchiude in se un fascino che le rende speciali in ugual misura.
È vero che in primavera e in estate puoi stare all’aperto, ma devo dire che anche l’autunno e l’inverno hanno un loro perché.
In dicembre, in modo particolare, le giornate sono molto corte. Io dormo spesso.
Diciamo pure che cado in una sorta di letargo e sono un po’ più appiccicoso perché cerco il calore e così mi avvicino maggiormente ai miei padroni.
Ma vorrei soffermarmi sul mese di dicembre.
È il mese di tante feste e ciò che mi aspetto, come ogni anno, è di tuffarmi in tutti quegli scatoloni che contengono palle, fili colorati, rami finti di un albero altrettanto finto.
Insomma per me è come il paese dei balocchi.
Non sento ragioni. Deborah e Giuliano stanno molto attenti perché i loro gingilli sono di vetro e potrebbero rompersi. Ma dopotutto è festa anche per me e io mi butto nella mischia.
C’è qualcosa che esercita in me una forte attrazione.
I vostri simili in miniatura. Sì, parlo del presepe.
Ora, per carità. Non ho da dire niente. I pastori sono fatti bene. Ma l’avete viste quelle pecore? Son così piccine che rischi di pestarle.
Ora, non per fare sempre il comandino della situazione, ma ogni anno quella folla occupa abusivamente il mio territorio.
Non ve lo dimenticate, ripeto loro continuamente, ogni anno vi do asilo politico ma sempre rifugiati siete!
Una cosa in particolare mi colpisce di questa folla in cammino verso quella grotta.
Sono gioiosi.
Sanno che troveranno qualcosa di molto grande che non è paragonabile a niente di questo mondo.
Dal terrazzo di casa mia vedo passare tante persone sempre di corsa dirette al lavoro.
È diventato un lusso passeggiare, oggi. Così non si presta attenzione a ciò che ci circonda.
È tutto molto veloce. Saluti frettolosi, sorrisi appena accennati.
Per questo il presepe è molto suggestivo. Con quelle luci e quei colori, riesce a trasmettermi tanta allegria e mi piace pensare che per quel periodo dell’anno il mio compito è quello di vigilare sull’intera popolazione e, se riesco a non buttare giù nemmeno una pecora, passando con la coda, allora mi guadagno la medaglia di ambasciatore della pace.
Una riflessione la voglio fare e mi è venuta proprio guardando quella folla che si dirige verso una mangiatoia.
Se il mondo riesce ancora a fermarsi davanti ad un bambino che nasce ed ammirare la bellezza del creato, allora possiamo ancora sperare di vivere con più serenità e maggior consapevolezza il dono della vita.

continua

debora-volianiDeborah Voliani –  49 anni. Assistente sociale. Mi occupo di prevenzione solitudine e promozione socialita a  favore degli anziani a Trieste presso Televita s.p.a. Sposata. Vivo a Monfalcone. Sono livornese d.o.c. .Toscanaccia nel sangue. Ho un gatto persiano che si chiama Nemo. Scrivo racconti e poesie. Ho scritto con mio marito un romanzo giallo Male minore ambientato a Livorno e pubblicato da Manidistrega nel 2010. Amo la vita e gli animali

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