La strage degli agnelli

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Sacrificare l’agnello è un simbolo religioso di purificazione e salvezza che risale alle origini, ancor prima del Cristianesimo che oggi dovremmo vedere come un’usanza di gratuita crudeltà: togliere un cucciolo alla propria madre ci dovrebbe apparire, con la nuova sensibilità anche verso animali non da compagnia, una forma di razzismo.

 

Ci disperiamo per la morte del nostro cagnolino, ma spesso rimaniamo insensibili alla macellazione di animaletti teneri che soffrono ed hanno paura, gioiscono e ci mostrano amicizia.

Non vi farò la storia del significato originario del sacrificio, ma mi limito alla Religione Cristiana che con il Nuovo Testamento riconosce nell’agnello il Cristo, il suo sacrificio per salvare l’umanità. Durante la Messa, prima dell’Eucarestia, ricorderete la frase “Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del Mondo….”, quel agnello è proprio Gesù che si è immolato come un agnello per la salvezza dell’uomo. Quindi ora non c’è più la necessità di mangiare l’agnello arrostito per celebrare la Pasqua, il sacrificio e la Resurrezione non hanno più bisogno di sangue dopo il sangue del figlio di Dio. A questo proposito lo stesso papa emerito Benedetto XVI, nell’Omelia tenuta il 5 aprile del 2007 in San Giovanni in Laterano, affermò riferendosi a Cristo:

“Egli però ha celebrato la Pasqua con i suoi discepoli probabilmente secondo il calendario di Qumran, quindi almeno un giorno prima, l’ha celebrata senza agnello come la comunità di Qumran che non riconosceva il tempio di Erode ed era in attesa del nuovo tempio. Gesù dunque ha celebrato la Pasqua senza agnello. No, non senza agnello: in luogo dell’agnello ha donato se stesso, il suo corpo ed il suo sangue”.

Tutti quindi, credenti, agnostici e atei, non hanno più la necessità di vedere correre sangue per purificarsi: abbiamo il simbolo che nell’uomo civile rimanda automaticamente al concreto significato. Eppure “la strage degli innocenti” si ripete ogni anno: è così difficile simbolizzare? Basterebbe un agnello di zucchero, di cioccolata o realizzato con altro ingrediente vegetale per festeggiare la Resurrezione. Se si chiede “perché ti nutri con l’agnello a Pasqua?” gli estimatori rispondono che è la tradizione. La tradizione a volte cambia e nonostante lo abbia testimoniato con l’esempio sopracitato un’autorità ecclesiastica eccelsa, quando si tratta di non abbandonare le proprie abitudini per comodità, insensibilità o noncuranza si accetta l’inaccettabile. Del resto Freud ci ha ricordato con una frase di Plauto usata anche dal filosofo Hobbes, a proposito dell’aggressività umana, che l’uomo è lupo per l’altro uomo (Homo homini lupus): figuriamoci nei confronti dell’agnello!

Non uccidere agnelli per Pasqua è, in ultima analisi, il modo migliore per una celebrazione nonviolenta, è rifiutare una festa celebrata con il dolore, con il sangue e gli urli strazianti degli animali verso il macello consapevoli della loro fine imminente. È rifiutare un mondo che tollera la distruzione e la morte di tutti gli innocenti: esseri umani e animali.

 

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Profilo Autore

Maria Giovanna Farina

Maria Giovanna Farina si è laureata in Filosofia con indirizzo psicologico all’Università Statale di Milano. È filosofa, consulente filosofico, analista della comunicazione e autrice di libri per aiutare le persone a risolvere le difficoltà relazionali. Nei suoi testi divulgativi ha affrontato temi quali l'amore, la musica, la violenza di genere, la filosofia insegnata ai bambini, l'ottimismo e la scelta. Studiosa di relazioni umane, è autrice di numerosi articoli e di interviste anche in video fatte ad alcuni tra i più noti personaggi della cultura e dello spettacolo. Impegnata contro la violenza, ha contribuito a far inserire la parola Nonviolenza, in un'unica forma verbale, nella Treccani.it il suo sito www.mariagiovannafarina.it

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