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    Dol's Magazine
    Home»Costume e società»Come mai si fanno ancora figli negli USA
    Costume e società

    Come mai si fanno ancora figli negli USA

    Caterina Della TorreBy Caterina Della Torre25/04/2013Updated:21/06/20141 commento3 Mins Read
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    di Lucina di Meco da Little Light Lab

    Ci sono vari vantaggi dell’essere una donna in America, piuttosto che in Italia. Per esempio, il vivere con modelli culturali positivi per le donne, che negli ultimi vent’anni hanno fatto passi da gigante, dalla politica all’imprenditoria, da Hillary Clinton a Sheryl Sandberg.

    Le cose cambiano però drammaticamente quando la donna diventa mamma. Perché negli Stati Uniti ci sono tanti diritti, meno il diritto di essere mamma. Niente licenza di maternità, niente impossibilità di licenziare una donna in licenza di maternità, niente asili nido. Nessuna protezione.

    Mi spiego meglio. Le leggi sulla licenza di maternità variano da Stato a Stato, da impresa a impresa e sono spesso frutto di negoziazione tra gli impiegati e le compagnia. Spesso, il datore di lavoro non è tenuto a offrire nessun permesso per le neo mamme, retribuito o meno. Conosco donne che sono dovute tornare a lavorare dopo tre giorni dal parto. Altre che sono riuscite a negoziare quattro settimane non pagate, magari usando parte delle vacanze che avevano maturato negli anni. Ho conosciuto donne che hanno deciso di farsi il taglio cesareo perché garantiva loro due settimane pagate di malattia, per poter stare con i propri figli. Altre che sono state licenziate durante la licenza di maternità, perdendo anche l’assicurazione sanitaria loro e del neonato, causa tagli del personale. Tutto questo è assolutamente possibile e legale.

    Le cose non migliorano quando i neonati crescono. In America non esistono asili nido pubblici di nessun tipo. Qui a New York il costo basico di un asilo nido è di $20,000 l’anno, e non sto parlando di posti sulla Fifth Avenue, ma nel Queens, vicini alla superstrada. C’è sempre l’opzione della tata privata, certo. A $3,200 al mese: non per tutte, come potrete immaginarvi. E anche quando i bambini iniziano a poter frequentare strutture pubbliche (ai quattro anni), le ore d’insegnamento gratuite sono poche e non coincidono certo con gli orari lavorativi (lunghissimi) degli americani.

    Un Far West, insomma. Peggio non potrebbe andare, soprattutto agli occhi di un’italiana come me.

    Eppure c’è anche, necessariamente, un’altra storia. Perché le donne qui, di tutte le classi sociali e di tutti i gruppi etnici, continuano a fare più figli (da più giovani) che da noi italiane. Come? Raccapezzandosi come possono, rinunciando a tutto, indebitandosi se necessario.

    Perché? Perché, nonostante tutto, sono piene di speranza. Nel nuovo mondo c’è una fede instancabile che il meglio risieda nel futuro, che debba ancora venire. Forse domani troveranno un lavoro più pagato, forse il figlio sarà un genio e avrà una borsa di studio per Harvard, forse la crisi finirà e tutti guadagneranno il doppio. Inutile dirlo, per la maggior parte delle americane queste cose non succederanno mai ma loro continuano ad essere ottimiste, sperare e avere fede in un mondo migliore, per il quale valga la pena fare figli.

    Una fede che noi abbiamo perso tanti anni fa e non abbiamo più ritrovato. Ha da passà ‘a nuttata, diceva Eduardo in Napoli Millionaria. Evidentemente non è ancora passata.

    fare figli maternità Usa
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    Caterina Della Torre
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    Proprietaria di www.dols.it di cui è direttrice editoriale e general manger Nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell’Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L’esperienza di dol’s le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l’aspetto linguistico (conosce l’inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :) ). Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all’imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile, da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol’s, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.it.

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