L’INTERPRETAZIONE DEL SONNO

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Dormiamo poco per migliorare le nostre performance, ma la mancanza di sonno le peggiora, oltre ad avere conseguenze gravi sulla salute.

Nelle nostre giornate stipate di impegni e scadenze, dormire sembra aver perso il suo significato. Perché trascorrere ore sdraiati in un letto ad occhi chiusi, incoscienti, quando lo si potrebbe impiegare per terminare la presentazione che non abbiamo finito in ufficio, controllare la posta elettronica e rispondere a tutti i messaggi ignorati durante la giornata, scorrere la timeline dei social finalmente liberi dalle incombenze quotidiane?

Mi viene in mente una delle bizzarrie della nuova generazione, fatta di giovani che il sabato sera cenano in famiglia, si godono il film in prima serata sul divano di casa e, quando tutti si avviano strisciando come vetusti rettili verso un confortevole giaciglio, imbracciano una giacca e, telefono alla mano,  infilano la porta di casa per uscirne. La loro serata comincia dove finisce la nostra.

Facile, a questo punto, intervenire sostenendo che la scrivente sta solo pateticamente rimpiangendo gli anni dell’adolescenza ormai lontana. E allora mettiamoci anche la componente nostalgica. Sta di fatto che in questo comportamento ci sono aspetti di indiscutibile stranezza.

Tuttavia, è anche vero che non si tratta solo di modernità. Si narra che i grandi leader della storia non dormissero granché. Margaret Thatcher quattro ore, così come Winston Churchill, che però si concedeva un sonnellino dopo pranzo.

Il poeta latino Lucrezio raccontò nel “De Rerum Natura” di come la scrittura lo costringesse “a stare sveglio tutta la notte, quando c’è pace”.

Il convincimento che il sonno sia inutile, per non dire dannoso, si è trascinato fino ai nostri giorni, amplificato dalla recente ossessione della prestazione. Vasco Rossi sostiene di volere “una vita che non è mai tardi, di quelle che non dormi mai”, ma lui, si sa, per quanto grande, non è il paladino dell’healthy lifestyle…

Privilegiamo l’efficienza dimenticando che quello che conta è essere efficaci. In ultima analisi, non conta quante ore dedichiamo alle attività quotidiane, ma il rapporto fra sforzi e risultati. Ciò che rileva è il rendimento che produciamo: se dissipiamo molto, stiamo sprecando tempo ed energie.

Qualche anno fa Arianna Huffington, fondatrice della testata Huffington Post raccontò in maniera molto coinvolgente la sua storia. Donna d’affari, carica di responsabilità, aveva strutturato la propria vita all’insegna dell’efficienza. Allo scopo di fare economia di tempo, si attardava fino a notte fonda al PC (che dimorava nella sua camera da letto), lavorava con ritmi più adatti ad una bestia da soma e badava poco o niente al suo benessere. Il risultato di tale sconsiderata gestione di vita si è ben presto manifestato. Indebolita dalla mancanza di sonno e stremata dal sovraccarico di lavoro, è stata vittima di un grave esaurimento nervoso, che l’ha spinta a riconsiderare drasticamente il suo stile di vita.

Ciò che le è accaduto l’ha spinta a ragionare sull’importanza del sonno nella nostra vita. Da qui è partito il suo impegno per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del sonno, strutturato in quella che lei stessa ha definito Sleep Revolution.

Il fatto che questi concetti, che sostenuti dal solo buonsenso non riescono a raggiungere l’intensità che meriterebbero, siano ora legittimati dalla scienza, fa acquisire loro un’immagine completamente diversa.

Qualche giorno fa è stato pubblicato il risultato di una ricerca che ha considerato l’impatto del sonno sull’attività dei neuroni, le cellule che costituiscono il nostro sistema nervoso. Questo studio, che si è svolto negli Stati Uniti, ha come protagonisti due scienziati italiani (Giulio Tononi e Chiara Cirelli), da anni impegnati con successo nelle ricerca neuroscientifica sui meccanismi del sonno.

Dal loro lavoro è emerso che la mancanza di sonno ha conseguenze gravissime sulla nostra salute, perché comporta l’aumento del rischio di sviluppare ipertensione, diabete, obesità, infarto e ictus. La privazione di sonno peggiora le performance cognitive e comportamentali. Semplificando il ragionamento, potremmo dire che i riflessi dei neuroni rallentano e la loro lucidità si appanna, in particolare per quanto riguarda funzioni quali la memoria e la percezione visiva.

I ricercatori hanno anche osservato onde cerebrali più lente, tipiche dell’assetto che corrisponde al sonno. Questo significa che quando siamo svegli ma stanchi perché abbiamo dormito poco, le aree del nostro cervello responsabili della memoria e della percezione visiva si “addormentano”, riducendo la velocità delle loro connessioni.

“Siamo sempre stati affascinati di osservare come la privazione di sonno riduce l’attività delle onde cerebrali”, ha dichiarato coordinatore dello studio Yuval Nir, fisiologo e farmacologo dell’Università di Tel Aviv. Il quale ha aggiunto: “A differenza della solita reazione rapida i neuroni i neuroni rispondevano lentamente e le loro trasmissioni si trascinavano più a lungo del solito”.

Quando dormiamo poco, il cervello impiega più tempo a decifrare gli stimoli visivi che provengono dall’esterno e quindi aumentano anche i nostri tempi di reazione, esattamente come quando si esagera con l’alcol.

La mancanza di sonno costa agli Stati Uniti 63 miliardi all’anno. I colpi di sonno causano 328.000 incidenti d’auto, di cui 6.400 fatali. Sono numeri impressionanti, che costringono anche a rivedere la correttezza degli attuali criteri di giudizio sull’efficienza professionale.

Jeff Bezos (CEO di Amazon) e Satya Nadella (CEO di Microsoft) hanno dichiarato che il sonno rappresenta una loro priorità, allo scopo di sfatare il mito secondo il quale il capitano d’azienda non dorme mai e lavora 24/7. Anche sportivi eccellenti come Usain Bolt si sono discostati dal paradigma del superuomo. “Devo riposarmi e recuperare le energie per poter sostenere gli allenamenti”, ha dichiarato il plurimedagliato atleta.

Dormire è un’azione e, come tale, porta con sé un’accezione di attività, non di passività. E’ una delle tante occupazioni che ci impegnano nella vita e, come tutte le altre, deve essere compiuta al meglio.

Monica Torriani – comunicazione scientifica WELLNESS4GOOD

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Profilo Autore

Monica Torriani

Laureata in Farmacia a indirizzo farmacologico e abilitata alla professione, con certificazione Cambridge della lingua inglese. Ha conseguito un diploma in aromaterapia. Per 16 anni ha fatto la casalinga, senza tuttavia smettere di studiare. Cresciuti i quattro figli, ha raccolto alcune riflessioni personali sulla figura attuale di chi si occupa esclusivamente della famiglia in un libro: “Creazione di Valore e Dipendenza Economica”, che ne evidenzia gli aspetti di modernità. Nel 2016 ha ideato e aperto un blog scientifico che segue personalmente. WELLNESS4GOOD racconta di come l’innovazione impatti sulla nostra salute e, attraverso il suo linguaggio divulgativo, di come la scienza sia patrimonio di tutti.

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