Piccole dols crescono

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 Valeria Cagnina il disarmante entusiasmo di una piccola maker!

16 Ottobre 2014 – Oggi ho visto Valeria al convegno “CodeIT in Rome 2014″, presso lo Spazio Europa della Rappresentanza Europea in Italia, in Via IV Novembre 149, a Roma e mi ha insegnato tanto.

Il suo discorso a Codeit non faceva una piega!! Valeria voleva creare qualcosa e ha chiesto un supporto, ma ha fatto con le sue mani e la sua testa. Valeria ha solo 13 anni! E mentre nel mondo degli adulti ci scervelliamo a riformare il paese con le leggi e con i referendum, arriviamo alla specializzazione post lauream spesso senza una occupazione stabile, Valeria a soli 13 anni ha già realizzato un piccolo robot. La madre presente in sala è orgogliosa. Il pubblico ammirato.

Valeria è fresca e essenziale nel suo discorso, ma sembra già molto matura! Le sue parole sono serene e soprattutto senza fronzoli…Valeria è li a Roma nella sala della sede italiana del Parlamento Europeo in jeans e maglietta solo per mostrarci il robottino inventato. Valeria è assolutamente inconsapevole di quello che ha fatto e che molto probabilmente presto inizierà a ricevere delle offerte di lavoro.

Mi domando allora con il gioco del SE:

1. se tutta questa forza energia non avesse trovato un luogo in cui esprimersi in Coderdojo, cosa sarebbe successo?
I CoderDojo sono club gratuiti che collaborano con le scuole ma non si sostituiscono alla scuola, il cui obiettivo è l’insegnamento della programmazione informatica ai più piccoli. CoderDojo è un movimento aperto, libero e totalmente gratuito organizzato in centinaia di club indipendenti sparsi in tutto il mondo. Ogni Dojo organizza le proprie attività senza scopo di lucro, rispettando le indicazioni della Charter internazionale stilata dalla Fondazione Internazionale CoderDojo. Le attività di formazione dei nostri club ruotano intorno al gioco, lo scambio reciproco ed il peer learning, secondo l’unica regola fondamentale di ogni dojo: Be Cool. In Italia sono attivi dal 2012 oltre 40 dojo diffusi su tutto il territorio nazionale (la lista completa dei dojo è disponibile su www.coderdojoitalia.org))

2) Se non ci fosse stato Arduino, il progetto di Valeria sarebbe rimasto nel cassetto?
Oggi invece è lì, il robottino intelligente che riconosce gli ostacoli e cambia traiettoria. Su Arduino invenzione di Massimo Banzi già il digital champion Riccardo Luna nel libro “Cambiamo tutto” aveva detto: Arduino è un piccolo computer grande come una carta di crredito che consente di fare progetti e prototipi a basso costo e facilmente e serve a inventare il futuro.

Mi domando quante ragazze come Valeria ci sono nel nostro Paese la cui creatività è sopita, o peggio imbottigliata nella routine di un programma scolastico obsoleto e più in generale in una cultura di massa consumistica e voyeuristica, in cui conta l’apparire e non l’essere, le forme estetiche e non i contenuti interiori dell’essere umano, l’obbedienza e l’adesione a un pensiero dominante e non l’originalità e ribellione del creare, il guardare passivamente e non il FARE.

La semplicità e serenità con cui la piccola maker (termine che indica “una persona che fa delle cose e se una cosa non esiste la costruisce”-Riccardo Luna-) Valeria illustra gli step che la hanno condotta al risultato fa quasi sembrare facile per tutti programmare e realizzare un robot…me ne vado quindi con una grande curiosità: e se proprio lo stile rigido e severo degli educatori anziché abituare alle difficoltà e prove avesse invece in qualche modo aumentato la paura dei ragazzi a esporsi e ridotto la propensione al rischio e alla creatività?

Dobbiamo forse andare alla ricerca di un nuovo paradigma educativo improntato più al coinvolgimento, alla co-progettazione e al pensiero laterale? più al rischio e all’innovazione e meno alla ripetizione/memorizzazione/sintesi? più al lavoro di gruppo e meno allo studio individuale? più alla manualità e meno alle immagini e alla esposizione orale e teorica? Al mattino, prima di Valeria era intervenuta un volto noto dell’innovazione: Flavia Marzano, Presidente Wister e aveva messo il dito proprio su questa ferita aperta: ”la scuola dovrebbe educare alla creatività e alle scienze esatte, allenare alla risoluzione di problemi con il ragionamento anche quando i dati non ci sono, come nei noti “Fermi problems”.

 

 

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Profilo Autore

Filomena Tucci

Responsabile Clienti dell’Istituto Piepoli. 36enne specialista che abbina sondaggi, marketing, comunicazione. Dal 2011 nell’elenco “1000 curricula femminili eccellenti” della Fondazione Bellisario specializzata in procedure Cda. Persegue progetti culturali tra cui: Tech garage- competizione tra start up- Membro della giuria. Socio Stati generali dell'innovazione, Socio Associazione italiana comunicazione pubblica e istituzionale- discussant Centro studi democrazie digitali. Supporta l'associazione no profit C3international di Roma e l'Associazione No Profit Attendiamoci Onlus. Scrive sul blog wister: women for intelligent e smart territories. Ha partecipato al primo social book sul Sogno italiano “We have a dream” con il racconto Fratellanza ai tempi della scuola. http://www.telecomitalia.com/tit/it/wehaveadream/progetto/ebook.html

2 commenti

  1. Grazie Filomena per il tuo bellissimo post.
    Sono la mamma di Valeria. Hai centrato perfettamente il problema quando scrivi che conta “l’obbedienza e l’adesione a un pensiero dominante”. Valeria ha combattuto 3 anni alla scuola media. La realtà in cui viviamo non è certo quella che abbiamo ascoltato al CodeIT.

    Il web è l’uomo nero e non bisogna utilizzarlo e quelle 3 volte all’anno in cui a scuola ci si connetteva… sembrava di essere in Afghanistan durante il disinnesco di un ordigno e non davanti ad una pagina di google.
    Eppure la scuola è dotata di LIM in ogni classe. La mentalità di avversione però non si cambia e non adeguarsi alla massa ha un prezzo molto alto da pagare che non tutti vogliono, o possono permettersi, di pagare.
    Se ti va di sapere della sua tesina che Agnese ha lodato, puoi andare alla pagina Miscellanea del nostro blog, c’è anche il talk di Valeria dove racconta. I professori con il loro ostruzionismo a tappeto, l’hanno completamente ignorata (e ovviamente penalizzata con le uniche armi a loro disposizione).

    Per quanto riguarda il Coderdojo invece è un ambiente educativo, creativo, stimolante, formativo e chi più ne ha più ne metta. Non bastano mille parole a descriverlo.
    Ma perchè, in Italia, queste realtà, devono sempre e solo affidarsi al volontariato?

    http://blog.lilianamonticone.com/category/miscellanea/

  2. Pingback: Ho realizzato un robot con Arduino! - Travel Blogger Liliana Monticone

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