MANIFESTO dell’8permille per il Lavoro

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Chiediamo l’8 per mille per creare lavoro

Troppi disoccupati, cassaintegrati, precari e inoccupati. Realtà dietro l’angolo che ci toccano sempre più spesso. Poco futuro per i nostri giovani. Molte aziende in fallimento. Tanti artigiani e commercianti che chiudono. Tutti costoro non potranno che condividere la nostra idea.

Il prossimo 8 marzo può diventare la giornata in cui noi donne ci facciamo promotrici ancora una volta di una proposta efficace. E’ ora di contrastare questo immobilismo politico, e non solo con parole d’ordine.

A nome di una buona parte di italiani, donne e uomini, inviteremo il nostro Governo a considerare l’istituzione di un 8 per mille per un Fondo di Occupazione utile ad avviare progetti  che possano CREARE LAVORO: un 8 per mille tra gli 8 per mille già previsti nella prossima Dichiarazione dei Redditi.

Troppi i progetti fattibili e di qualità che avrebbero potuto creare lavoro e che purtroppo non hanno trovato realizzazione per mancanza di supporto economico.

Invitiamo tutte le donne e le associazioni femminili ad unirsi a noi, abbracciando la nostra proposta per richiedere, in occasione dell’8 marzo prossimo, un incontro con il Governo (rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero del Lavoro, Ministero delle Pari Opportunità) perché esamini concretamente il nostro suggerimento e lo studio di fattibilità su cui abbiamo già lavorato.

Per dare forza alla nostra azione dovremo essere in tante: appuntamento a Roma l’8 marzo per manifestare davanti a Montecitorio.

Insieme si può fare!

Le donne dell’8permille

FIRMA QUI LA PETIZIONE

 

Prime firmatarie:

Caterina Della Torre
Annamaria Salinari
Rosa Amorevole
Laura Cima
Serenella Molendini
Manuela Emanuelli
Marta Ajò

Isabel Recavarren

Iole Natoli
Paola Petrucci
Elvia Giannantoni

(immagine di Stefano Greco)

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Dols

Dols è sempre stato uno spazio per dialogare tra donne, ultimamente anche tra uomini e donne. Infatti da qualche anno alla voce delle collaboratrici si è unita anche quella degli omologhi maschi e ciò è servito e non rinchiudere le nostre conoscenze in un recinto chiuso. Quindi sotto la voce dols (la redazione di dols) troverete anche la mano e la voce degli uomini che collaborando con noi ci aiuterà a non essere autoreferenziali e ad aprire la nostra conoscenza di un mondo che è sempre più www, cioè women wide windows. I nomi delle collaboratrici e collaboratori non facenti parte della redazione sono evidenziati a fianco del titolo dell’articolo, così come il nome di colei e colui che ci ha inviato la segnalazione. La Redazione

14 commenti

  1. elvia gianantoni on

    comunque si evolvano le cose rimane una bella provocazione cosi smettiamo di dare soldi a chi già ne ha tanti:chiesa e stato( anche se dice di non averne mai)

  2. Pingback: Le donne per il lavoro: diamo l’8permille! | retedelleconsiglierediparitadellemarche

  3. Dunque consentitemi di aprire una prospettiva che non vuole essere polemica ma di ulteriore chiarimento di un aspetto troppo spesso (sempre?) dimenticato.
    Nell’annuncio sopra si dice “Fondo di Occupazione utile ad avviare progetti che possano CREARE LAVORO”.
    Come si fa a decidere, in base a quali conoscenze/metodologie, se un progetto possa, quindi non è nemmeno certo, creare lavoro?

    Poi leggo ancora “Troppi i progetti fattibili e di qualità che avrebbero potuto creare lavoro e che purtroppo non hanno trovato realizzazione per mancanza di supporto economico”
    Ancora una volta chi e come si decide se un progetto è fattibile? Di “qualità” rispetto a cosa? La mancanza di supporto economico non è che abbia una motivazione nel fatto che poi non erano così tanto di qualità e fattibili?

    Insomma un progetto d’impresa (immagino che si parli di questo, o no?) Si sa come valutarlo, e su questa “piattaforma” si chiamano a confronto le parti, oppure ci si limita alle suggestioni (e allora ci credo che nessuno ci mette un euro)?

  4. annamaria salinari on

    Buongiorno Luciano e grazie per i chiarimenti richiesti.
    In qualità di una delle promotrici della proposta e in qualità di project manager proverò a rispondere in modo sintetico alle sue giuste domande.
    Esistono effettivamente metodologie che accompagnate dall’esperienza e dallo studio di Mercato ti permettono di ritenere che un progetto sia fattibile o non….lo studio di fattibilità deve comunque contemplare una Definizione e poi Gestione dei Rischi e ciò ti permette di decidere se intraprendere l’avventura sapendo comunque a cosa stai andando incontro e come potrai/dovrai superarlo….
    Niente di nuovo comunque, se lei solo pensa agli Start Up e/o ai processi di supporto ed accompagnamento nell’avvio di progetti (MIp—> mettersi in proprio etc…). Il nostro intento non è comunque quello di far mettere in proprio qualcuno bensì di creare inizialmente delle cooperative in cui le persone lavorano e sono incentivate. E’ evidente che la proposta prevede nel suo studio di fattibilità, in corso di consolidamento, un organismo costituito dalle enne professionalità che concorrono per la scelta di un progetto, per la sua gestione, per il suo controllo, per l’analisi dei risultati utili a tarare metodi e processo.
    Considero che un progetto sia “di qualità” qualora raggiunga gli obiettivi prefissati secondo il piano previsto e in base ad un un codice etico che metta al di sopra di tutto onestà, rispetto, trasparenza.
    Il nostro sistema, diciamocelo, piuttosto clientelare, ha troppo spesso perso di vista tutto ciò garantendo invece supporto economico a progetti fini a se stessi….Troppo spesso alcuni progetti non possono essere neppure proposti perchè non si ha l’opportunità di presentarli ….
    Credo, e non sono l’unica, che oggi il nostro Paese con la sua Cultura (quella che è e quella che sappiamo fare…vedi arte, design, artigianato, formazione, alimentazione…..) può intraprendere enne progetti fattibili, semplici e di qualità… si deve pensare a progetti per esempio che prevedano nuove attività/produzioni in collaborazione con Paesi che oggi hanno possibilità finanziarie e “ancora” stimano la nostra qualità (vedi i Paesi Orientali) ….si deve pensare anche a supportare progetti sostenibili che possano diventare esportabili….si deve pensare per esempio anche al fatto che la Longevità non è una cosa brutta ma un’opportunità di Lavoro.. perchè non prepararsi con strutture e servizi ad ospitare gli anziani d’Europa ( e magari anche degli Stati Uniti e di altre parti del mondo) che amano il sole e il cibo dell’Italia? In Italia si sta portando avanti, e con fatica, fior fiore di ricerca in tal senso….e ancora molto si potrebbe dire….
    Comunque, niente parole d’ordine, siamo stanchi….: più concretezza e meno suggestioni …

  5. Il tema è complesso, forse un confronto diretto potrebbe chiarire molte cose. Temo però che nonostante la lunghezza del commento la risposta non ci sia stata.
    Una nota per tutte “Considero che un progetto sia “di qualità” qualora raggiunga gli obiettivi prefissati secondo il piano previsto” dunque secondo questa definizione si sa solo ex post, e non ex ante, se un progetto è di qualità!

    Non si offenda nessuno, ma leggo ancora troppa approssimazione, ed è questo forse la causa dei nostri mali. Se non siamo precisi noi che facciamo richieste al palazzo, come si può sperare di essere presi in considerazione dal palazzo stesso?

  6. annamaria salinari on

    Nota bene Luciano: “prefissati non vuol dire alla fine del piano ma, come ben saprai, in un piano di progetto ci sono diversi momenti che si chiamano di verifica della qualità che si presuppone inizialmente…..”
    Scusami se insisto, Luciano, ma non capisco cosa vuoi che uno ti risponda per risultare precisi…
    Il commento è lungo ma un progetto è più lungo da illustrare perchè a parole non sia approssimativo…
    Abbi pazienza ma forse vale veramente la pena confrontarsi direttamente piuttosto che fare pulci sulle parole…., non pensi?

  7. Daccordo sul confronto. Lasciami definire i termini da chiarire a partire da quanto qui riportato

    “l’istituzione di un 8 per mille per un Fondo di Occupazione utile ad avviare progetti che possano CREARE LAVORO”

    Mi metto nei panni di un funzionario del Ministero dello sviluppo Economico che, animato da tutte le buone intenzioni, vuole comprendere meglio il merito di questa richiesta, visto che gli si chiede una pubblica sollecitazione ad indirizzare risorse di tutti verso questa attività in concorrenza con altre.

    1- “Fondo di occupazione” immagino significhino soldi da dare a chi crea nuovo lavoro o mantenga quello che c’è?
    2- I soggetti a cui destinare tali denari sono società di capitali, di persone, cooperative, di nuova costituzione, con una soglia di fatturato minima o massima?
    3- Il fondo, una volta raccolto, è in disponibilità del ministero immagino visto che non viene citato un soggetto terzo che poi lo gestirà?
    4- I criteri con i quali si finanzieranno i progetti chi li stabilisce? Il Ministero, e sappiamo bene che conoscenze abbia sull’argomento, il misterioso terzo, che non appare ancora, o si chiederà al Ministero di usare criteri da sottoporgli, ma allora quali sono?

    Sto insistendo sopratutto su questo ultimo aspetto perchè aleggia, in tutta la società italiana (e forse anche oltralpe), una falsa convinzione: le aziende hanno bisogno di un sostegno strutturale e continuativo da parte di sorgenti finanziarie esterne (banche, investitori, stato, ecc.) ovvero non sono (più) in grado di produrre denaro e quindi bisogna mantenerle.
    Propongo di ribaltare la prospettiva: un’azienda che non produce più denaro (cassa) necessita di finanza esterna per ristrutturarsi al fine di tornare a produrne, non altro. Se non è capace di questa “progettualità” che, ripeto, deve essere finalizzata in ultima istanza a produrre cassa al semplice scopo di sostentarsi (altri parametri di “qualità” non ne vedo) è meglio che chiuda e trovi, per le sue pur eventualmente meritorie attività, altre formule (onlus, fondazioni, ecc.)

    Quanto affermo, oltre ad essere il fondamento della nostra società che ci ha in ogni caso permesso di vivere come non mai nella storia dell’umanità, è dimostrato da un recente studio di Intesasanpaolo su dati Bankitalia e ISTAT.
    Dal 2000 al 2012 il credito alle imprese( di tutte le dimensioni) è cresciuto del 100% mentre il fatturato solo del 10% (aumento di prezzi per l’inflazione?) e la produzione è addirittura calata del 20%.
    Come a dire che, per cercare di riempire d’acqua un colabrodo, invece di tappare prima i buchi si è buttata dentro ancor più acqua.
    I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    Allora il problema è proprio delle aziende, o dei progetti che gli si vuole sottoporre, che devono creare risorse per tutti, non sottrarle a danno di tutti.

  8. annamaria salinari on

    1- “Fondo di occupazione” immagino significhino soldi da dare a chi crea nuovo lavoro o mantenga quello che c’è?
    I SOLDI NON SONO DATI PER MANTENERE LAVORO. I SOLDI NON SONO DATI A QUALCUNO MA I SOLDI SONO USATI PER REALIZZARE PROGETTI CHE VEDONO LA NASCITA DI COOPERATIVE CHE DIANO LAVORO
    2- I soggetti a cui destinare tali denari sono società di capitali, di persone, cooperative, di nuova costituzione, con una soglia di fatturato minima o massima?
    COOPERATIVE DI NUOVA COSTITUZIONE
    3- Il fondo, una volta raccolto, è in disponibilità del ministero immagino visto che non viene citato un soggetto terzo che poi lo gestirà?
    I SOLDI SONO PER FORZA DELLO STATO MA SI DEVE PREVEDERE L’ISTITUZIONE DI UN ORGANISMO (soggetto terzo scelto/creato ex novo ) GARANTE (che ci garantisce in base a regole di trasparenza e nomine di breve periodo….etc…) DELLA SUA GESTIONE
    4- I criteri con i quali si finanzieranno i progetti chi li stabilisce? Il Ministero, e sappiamo bene che conoscenze abbia sull’argomento, il misterioso terzo, che non appare ancora, o si chiederà al Ministero di usare criteri da sottoporgli, ma allora quali sono?
    I CRITERI CON I QUALI SI SCELGONO E FINANZIANO I PROGETTI NON DEVONO ESSERE FISSATI DALLO STATO MA DEVONO ESSERE DEFINITI E PROPOSTI
    Sto insistendo sopratutto su questo ultimo aspetto perchè aleggia, in tutta la società italiana (e forse anche oltralpe), una falsa convinzione: le aziende hanno bisogno di u n sostegno strutturale e continuativo da parte di sorgenti finanziarie esterne (banche, investitori, stato, ecc.) ovvero non sono (più) in grado di produrre denaro e quindi bisogna mantenerle.
    Propongo di ribaltare la prospettiva: un’azienda che non produce più denaro (cassa) necessita di finanza esterna per ristrutturarsi al fine di tornare a produrne, non altro. Se non è capace di questa “progettualità” che, ripeto, deve essere finalizzata in ultima istanza a produrre cassa al semplice scopo di sostentarsi (altri parametri di “qualità” non ne vedo) è meglio che chiuda e trovi, per le sue pur eventualmente meritorie attività, altre formule (onlus, fondazioni, ecc.)
    D’ACCORDISSIMO CON TE!!!!!!!!!

    Quanto affermo, oltre ad essere il fondamento della nostra società che ci ha in ogni caso permesso di vivere come non mai nella storia dell’umanità, è dimostrato da un recente studio di Intesasanpaolo su dati Bankitalia e ISTAT.
    Dal 2000 al 2012 il credito alle imprese( di tutte le dimensioni) è cresciuto del 100% mentre il fatturato solo del 10% (aumento di prezzi per l’inflazione?) e la produzione è addirittura calata del 20%.
    Come a dire che, per cercare di riempire d’acqua un colabrodo, invece di tappare prima i buchi si è buttata dentro ancor più acqua.
    I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    CONCORDO

    Allora il problema è proprio delle aziende, o dei progetti che gli si vuole sottoporre, che devono creare risorse per tutti, non sottrarle a danno di tutti.
    CONCORDO!!!

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