Femen? No, grazie

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Le modalità di protesta dei gruppi Femen sparsi nel mondo sono note a tutti: urla di rivendicazione accompagnate dall’esibizione provocatoria dei seni nudi Spettacoli a cui abbiamo assistito più volte, nel recente passato.

L’ultimo della serie è quello che vede protagonista un’attivista tunisina, Amina Tyler, che per il suo gesto ha rischiato di essere condannata alla lapidazione. Cosa che fortunatamente non avverrà: sciolta dall’accusa di aver detenuto spray urticante, la ragazza dovrà infatti pagare 300 dinari di multa (circa 150 euro). Nel frattempo, però, resterà in carcere in attesa di un nuovo interrogatorio.
Amina è “vittima di una società che ha fallito”, secondo suo padre, il quale non usa certo mezzi termini per ammettere le proprie colpe nella vicenda: “Anch’io, in quanto genitore, ho fallito con lei. Oggi i nostri giovani si arruolano nelle file del Jihad in Siria; emigrano per motivi di studio e non tornano più: Questo è sintomo dell’enorme sofferenza di una società che occorre guarire anzichè combattere. Non è logico”, prosegue l’uomo, “che si debba giudicare mia figlia in tribunale quando invece non è che il simbolo diuna gioventù abbandonata a se stessa dal giorno della rivoluzione. Inoltre, di fronte ai pesanti attacchi di cui Amina è stata oggetto da parte degli uomini, mi chiedo: dove sono finite le donne tunisine?”

Già. Ma andrebbe aggiunto: dov’è finita la vera protesta femminile? Scoprire il seno non porta a nulla. E’ un’ostentazione sterile senza alcuna possibile ripercussione effettiva e concreta (ad eccezione delle possibili condanne per oltraggio al pudore o eventualmente per resistenza a pubblico ufficiale in caso di disordini pubblici).
Scenari diametralmente opposti a quelli virtualmente (e solo virtualmente, purtroppo) costruttivi di altri tempi. Scenari che sminuiscono ulteriormente il ruolo femminile e contribuiscono al contrario ad aumentare lo scetticismo verso l’altra metà del cielo, esponendolo al ludibrio generale.

E’ questo ciò che vogliono le donne, oggi? Dobbiamo sostenete Femen per ritrovarci con un ennesimo pugno di mosce in mano? O invece è opprtuno prendere le debite distanze da iniziative eclatanti quanto effimere che focalizzano l’attenzione sulla forma e non certo sui contenuti delle rivendicazioni?
Ancora una volta ci ritroviamo nella necessità di rivedere il passato, di analizzarne lo svolgimento a ritroso nella speranza di riuscire a individuare le radici del deragliamento avvenuto lungo il cammino verso la parità di genere.
Il nuovo (pseudo)femminismo sta uccidendo l’essenza del vecchio, anch’essa in parte sminuita dai moltelpici errori interpretativi a cui è stata esposta nel corso degli anni. Nuovamente ritorna alla mente la memoria storica di un risveglio collettivo nato originariamente con fini evolutivi sociali e civili e poi sprofondato progressivamente quasi nel novero del floklore.
L’orgoglio femminile, la ricchezza della diversità, l’obiettivo della conquista paritaria sono argomenti sempre attuali la cui valenza è più importante che mai. Non lasciamoli spegnere nella banalità delle manifestazioni da guitti.

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Profilo Autore

Rita Cugola

Rita Cugola, milanese del ’59. Giornalista. Attualmente ha collaborato con il quotidiano “Il Fatto” e ha lavorato per il mensile “SpHera” (ora chiuso), occupandosi, rispettivamente, di mondo islamico (immigrazione, problematiche politiche e sociali) e di egittologia, ermetismo, filosofia. Collabora al momento attuale anche con Panorama e Alganews . Il suo blog http://ritacugola.blogspot.it/

2 commenti

  1. In occasione delle proteste contro Berlusconi, durante le elezioni politiche, scrissi questo post evidenziando quello che secondo me è una forte contraddizione (e ingenuità) di fondo nell’operato delle FEMEN: http://margotbezzi.wordpress.com/2013/02/24/femminismo-controproducente/
    Già pronta a sentirmi additare da bigotta – quando di fatto non avrei nessun problema ad andar in un campo nudista – per fortuna ho potuto constatare che questa posizione è condivisa.

    L’analisi migliore ad oggi l’ho trovata su Le Monde, che la cala nel contesto culturalmente diverso delle donne arabe, giustamente imbestialite dalla loro arroganza: http://www.monde-diplomatique.fr/carnet/2013-03-12-Femen.

    Le Femen di fatto rafforzano due stereotipi: 1) che il nudo è scandaloso, sconveniente, conturbante, disturbante; 2) lo sfruttamento mediatico dell’immagine femminile + il concetto che le donne sfruttino la loro fisicità per ottenere qualcosa. Inoltre – che forse è la cosa più grave – fanno danno a livello interculturale: si mostrano ingenue, insensibili e completamente digiune dai rudimenti della sensibilità inter-culturale…

    Non vado oltre; nel mio blog ho postato tutti gli articoli relativi, compreso questo.

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