Prima danza, poi pensa.

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di Adriana Moltedo

Prima danza, poi pensa, è Il nuovo film biografico di James Marsh e scritto da Neil Forsyth che racconta con grande suggestioni la vita del premio Nobel per la letteratura Samuel Beckett.

Il film ci mostra le tappe fondamentali della vita del grande scrittore interpretato dal magnifico  Gabriel Byrne vincitore del Golden Globe che ha sentito da subito un grande legame con il personaggio e l’uomo Beckett e lo ha affrontato con grande responsabilità.

Con Sandrine Bonnaire, Maxine Peake, Aidan Gillen, Bronagh Gallagher, Fionn O’Shea, Caroline Boulton, Rebecka Johnston, Andrew Hefler

Donnaiolo e marito infedele, era adulato per le sue qualità intellettuali ma sempre consapevole dei suoi limiti. Questo processo mette in luce i temi e le riflessioni che hanno conferito grandezza alle sue opere, delineando un ritratto poco noto della sua personalità: appassionato di buon cibo, solitario, e stretto amico di James Joyce, il cui rapporto spesso sconfina nelle migliori commedie degli equivoci. 

Si narra di lui dall’infanzia in Irlanda al periodo parigino in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, combatteva nella Resistenza, movimento armato clandestino in lotta contro l’occupazione tedesca.

Becket ha lavorato duro prima della sua ascesa all’Olimpo della letteratura. 

Nel 1969 vince il Premio Nobel  ma non sembra affatto contento, vuole liberarsene, dominato dai rimorsi della sua vita e convinto che a meritare il premio siano le persone che sono state accanto a lui nella vita.

Sale sul palco, strappa bruscamente la busta dell’assegno e comincia a scalare le quinte e infilare un palco che diventa una galleria e poi un antro polveroso, dove il suo doppio lo attende. Insieme discutono chi meriterebbe davvero i soldi del premio, espiando la colpa, le tante colpe di una vita. Una lista di ‘giusti’ è stilata e inaugura i flashback. Dalla madre alla compagna, passando per un’amante o un amico perduto, Beckett ripercorre la sua vita: l’incontro con Joyce, la Resistenza in Francia, il teatro, il successo, il Nobel, la fine e il finale di partita.

Cosi inizia il film. Con la vittoria “catastrofica” del Premio Nobel per la Letteratura nel 1969, Beckett richiama alla mente gli episodi salienti della sua esistenza in un dialogo immaginario con l’incarnazione della sua coscienza. 

Beckett è energico in questa rappresentazione, risoluto, padrone di sé e sicuro delle sue azioni ma tormentato dai sentimenti di colpa e vergogna per il suo egoismo ed il dolore che aveva causato a coloro che amava. 

Un invito a scoprire il fascino sprigionato da un intellettuale lucido e pessimista ma al tempo stesso ironico, incapace di danzare nella realtà ma bravissimo a farlo con le parole, con cui ha messo in scena l’assurdo enigma della vita umana.

“E’ un racconto di fantasia – dice Marsh – scherzoso e spesso struggente, incentrato anche  sulla vita emotiva dell’autore. 

E’ un film su un intellettuale, un gigante della letteratura, ed è ancorato sulla passione ed il sentimento.

“E’ una biografia insolita, perché passa in rassegna la sua vita attraverso la lente dei suoi errori. E’ costruita attraverso le sue relazioni con le persone che amava e che lo amavano ma cui sentiva di aver fatto torto”, -ha dichiarato Marsh.

Un’ambientazione molto in linea con l’”assurdo” su cui Beckett era specializzato. “Il film è stato girato a Budapest ed avevo chiesto al location manager di trovarmi una location insolita che lui ha scovato in una cava abbandonata – commenta il regista – in parte naturale ed in parte scavata dalle attività estrattive, decisamente molto particolare. Sembrava che non ci si trovasse da nessuna parte e da qualche parte al tempo stesso, cosa che era esattamente ciò che richiedeva la sceneggiatura”.

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Adriana Moltedo

Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.

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