Cosa succede in Iran

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Le donne iraniane vogliono  Riconquistare voce e visibilità

 di Giuliana Cacciapuoti

 

La rivolta di oggi viene da lontano. Era il 1979 e non erano ancora nate le ragazze e i ragazzi che oggi sono in piazza.  Fu allora che nacque e si consolidò imponendosi a tutti gli altri movimenti laici e democratici, la Repubblica sciita con la guida religiosa degli ayatollah.

Molti cambiamenti radicali furono introdotti e nell’abbigliamento il più eclatante l’imposizione del velo, lo chador, a tutte le donne di ogni età, da indossare obbligatoriamente fuori casa. Impossibile sottrarsi al controllo sociale e poliziesco, i guardiani della Rivoluzione hanno occhi attentissimi su ogni minima infrazione, prima fra tutte ciocche di capelli ribelli che sfuggono da sotto il copricapo. I capelli sono un elemento tabù simbolo di sesso e femminilità da tenere ben nascosti. L’uso di velarsi era stato proibito dallo Scià con violenza e con altrettanta forza venne imposto. Nelle campagne era tradizione utilizzarlo, ma colorato e vivace, il nero fu scelto dall’imam Khomeini, per dare al velo un valore simbolico chiaro.

Le militanti rivoluzionarie lo indossarono subito, le fiumane nere per le strade testimoniano la chiara manifestazione del rifiuto del modello occidentale imposto dallo scià. La guida suprema realizza un obiettivo importante con lo chador: un immagine nuova e delle donne iraniane rappresentanti di un Iran   moderno e islamico. al tempo stesso.  Soffocati prestissimo i tentativi di una democrazia partitica e pluralista la società iraniana entra nel tunnel della repressione della guerra con l’Iraq e del controllo asfissiante di modi usi e costumi privati. Libertà di espressione di una popolazione molto colta e istruita, persecuzioni e arresti a ogni livello. La crisi profonda che ha colpito il paese dopo la pandemia da Covid, alimenta la rabbia; la mancanza di futuro di generazioni che non conoscono altro mondo che la Repubblica sciita e il suo modello di società la rinfocola. I diritti non sono mai per sempre e da quarant’anni mancano in Iran.

I corpi delle donne in ogni spazio pubblico sono destabilizzanti, e nascondere la loro valenza simbolica e politica è sempre importante per ogni dittatura. Via dalle strade e dalle piazze oppure solo invisibili coperte dal velo. Riconquistare voce e visibilità in nome della possibilità di un futuro diverso: se non si spegnerà la nuova rivolta in Iran, se supererà la protesta delle piazze e imporrà qualche riforma è difficile prevederlo, quello che è certo è pensare al coraggio e alla forza e la profonda disperazione delle ragazze che bruciano veli e tagliano capelli in segno di lutto. La  resistenza  di tutte loro è un esempio , il loro coraggio un monito, il loro desiderio di libertà e indipendenza una speranza.

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