VITTIME DUE VOLTE

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Gli atleti paraolimpici russi non vengono salvati, dallo Sport.

di Daniela Stasi

Vittime di Putin e vittime della propria disabilità, invece di venire accolti vengono esclusi dalle loro Olimpiadi, a Bejing 2022.

Con quale spirito, gli altri atleti gareggeranno?

Lo Sport, chiedo a voi, non poteva imprimere la propria svolta, alla guerra?

Non poteva mutare il paradigma, sublimandolo, dell’appartenenza etnica come stigma, in caso di conflitto?

Si parla di donne e uomini che, per anni, superando impedimenti fisici inimaginabili rispetto ai cosiddetti normodotati, fino a divenire atleti eccelsi, attendono l’appuntamento olimpico per dare prova, prima di tutto a sé stessi, dei progressi fatti; mentre non è raro vederli tifare anche per le vittorie altrui, frutto di un comune dolore.

Li ammiriamo, sofferenti ma lieti, abbracciare l’avversario di un’altra compagine nazionale e confondere insieme i colori delle rispettive bandiere.

Poi accade l’inesprimibile, la guerra.
Una guerra scatenata da chi, da vent’anni, guida il loro paese, con metodi antidemocratici e autocratici.

Penso alla fatica, di recarsi al villaggio.olompico con un pianto sordo nel cuore, ma con l”orgoglio di rappresentare il proprio Paese, culla di civiltà anche nostra, nonostante tutto. Per dire: questi sono i veri russi. Siamo noi! Veniamo in Pace!

Penso a questi atleti, alla loro maglia, alle loro carrozzine.

 daniela-stasiDaniela Stasi:  Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, ad indirizzo storico-critico, è iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia dal 2003. Ha lavorato per anni nel settore dell’editoria, realizzando collane di Architettura, di Arte e di Design; ha rivestito il ruolo di caporedattrice e direttrice di testata; ha collaborato a diversi quotidiani e periodici nazionali; continua ad operare nell’ambito di progetti di comunicazione integrata e di ufficio stampa. Utilizza la poesia, la scrittura in forma saggistica o romanzata, la pittura e altri strumenti espressivi, nel tentativo di descrivere e definire, quanto più oggettivamente – in una sorta di ‘Divina Mimesis’ – il reale

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