Occhiali neri

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Dario Argento, Maestro del brivido, cineasta che all’età di 81 anni continua a fare cinema e far discutere, a distanza di dieci anni è tornato dietro la cinepresa con Occhiali Neri, un thriller sanguinolento all’Italiana,  con special make-up, prostetici e animatronici affidati alle cure del Sergio Stivaletti Studio

di Adriana Moltedo

 

In un inizio molto suggestivo in cui il sole si fa nero su Roma, assistiamo al brutale omicidio di una prostituta appena uscita da un hotel.

Occhiali neri, film diretto da Dario Argento,è ambientato a Roma, dove c’è stata in un giorno estivo un’eclissi solare, in cui il Sole rovente è stato oscurato e il buio è calato sulla città, come ambasciatore di un oscuro presagio.

La protagonista interpretato da Ilenia Pastorelli, si chiama Diana e un serial killer la sceglie come preda. La giovane escort, per sfuggire al suo aggressore, va a schiantarsi contro una macchina, perdendo la vista.

Argento torna a parlare di cecità come aveva già fatto in Il Gatto a nove code e in Suspiria. Ma questa volta il regista si concede un po’ di tenerezza, e il mondo animale si rivela salvifico, a partire dal cane, lupo tedesco, simbolo del mare calmo e tranquillo, guida che aiuta la non vedente Diana a muoversi.

Nel finale, ambientato in un aeroporto Diana sussurra all’animale guida: “Sei l’unica amica che mi è rimasta”.

Occhiali neri ci mostra la forza dei sentimenti, soprattutto attraverso Rita interpretata da Asia Argento, l’assistente che aiuta Diana ad accettare la condizione di non vedente.

Anche il rapporto tra Ilenia Pastorelli e il bambino cinese interpretato da Xinyu Zhang sopravvissuto all’incidente con i suoi grandi occhi, la voce dolce dall’accento straniero, il carattere di un ometto indipendente e indifeso allo stesso tempo, la accompagnerà nella fuga, uniti dalla paura e dalla disperata ricerca di una via di scampo, perché l’assassino non vuole rinunciare alle sue prede.

Insomma, la tenerezza si fa strada in un mondo di buio e di sangue.

La regia è lineare, si alternano primi piani, campi lunghi e soggettive suggestive. La trama principale anche è allo stesso modo lineare, con indizi qua e là utili allo spettatore per individuare l’assassino.

Un film classico da vedere.

moltedo-filmAdriana Moltedo
Giornalista, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità, esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
Curatrice editoriale.

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