Calcio femminile attraverso le parole di Daniela Domenici

0

La nascita del calcio femminile in Europa è avvenuta in Inghilterra dopo la  prima guerra mondiale, in Italia solo nel 1930, ma ora le tifose  di calcio sono sempre di più ed anche le giocatrici si annoverano ormai  nelle grandi squadre internazionali.

Il campionato mondiale di calcio femminile 2019 è stata l’ottava edizione ufficiale della manifestazione. Si è trattata della prima edizione di un campionato mondiale di calcio femminile nel quale è stato utilizzato il video assistant referee

Quanto all’ ìtalia la nazionale guidata da Milena Bertolini  nel febbraio 2021 la squadra ha conquistato la qualificazione diretta al campionato europeo 2022 che si terra’ in Inghilterra nell’estate del 2022. L’ampliamento degli orizzonti sportivi ha portato sempre più donne in Italia a seguire il calcio, non solo come spettatrici.

Abbiamo voluto fare alcune domande a Daniela  Domenici, grande amante di questa disciplina anche se solo come tifosa.

In Italia sono molte le donne che seguono il calcio?
Le tifose in Italia stanno crescendo in numero e in consapevolezza: a fronte di una statistica che parla di 34 milioni di tifosi (aggiornamento della statistica 2018 dello Europan Football Benchmark) l’altra metà del cielo italiano rappresenta un buon 22%. Per tifosi/e si intende non una semplice rappresentanza di passione sportiva ma la capacità di spendere denaro per il calcio. E dunque biglietti dello stadio, trasferte, gadget, ma anche abbonamenti alla pay tv e presenza ad eventi speciali. Più di un quinto del tifo italiano è donna.

Lo seguono come fan o lo praticano?
Lo sport, in Italia, non è un paese per donne. Né nell’agonismo né nello sport di base. Sebbene qualcosa stia cambiando le donne che praticano sport in Italia sono nettamente meno rispetto agli uomini. Stando ai dati Istat 2017 poco meno del 34% della popolazione italiana dichiara di praticare uno o più sport come hobby; il 27,6% pratica qualche attività fisica mentre il 38 conduce una vita sedentaria. Tra i maschi poco meno del 29% pratica sport con costanza, con le donne si scende al 21.

Ci sono molte squadre in serie A? Tutte derivanti da grandi club?
Sono 118 le squadre ad aver preso parte ai 45 campionati di Serie A femminile a girone unico disputati dal 1974 a tutto il 2020-2021 e non tutte sono derivanti da grandi club. Dalla stagione 2015-2016 vi partecipano 12 squadre.

Chi ha vinto negli ultimi anni?
La squadra che ha vinto il maggior numero di scudetti è la Torres di Sassari che ne ha ottenuti 7, l’ultimo nel 2013, poi la Lazio ne ha vinti 5, l’ultimo nel 2002, anche il Verona 5, l’ultimo nel 2015, poi il Milan ne ha ottenuti 4, l’ultimo nel 1999, e anche la Juventus  4 tutti di seguito negli ultimi quattro anni.

Hai mai giocato a calcio? Ti piace o preferisci altri sport?
No, non ho mai giocato a calcio; da un po’ di anni mi piace occuparmi, nel mio sito, di calcio femminile e nel passato anche di tennis femminile

Tirare i calci a una palla scarica le tensioni?
Sicuramente sì, soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza senza differenza di sesso. L’esercizio fisico, inteso come gioco di movimento, ha un ruolo prioritario per la salute in età evolutiva e oltre ad essere divertente contribuisce a migliorare le condizioni di salute fisica e a promuovere il benessere psicologico funzionali al raggiungimento di una crescita sana.

Il calcio femminile è meno energico di quello maschile? Più tecnico?
Il calcio femminile è sicuramente meno energico di quello maschile, soprattutto è meno falloso ed è, di conseguenza, più tecnico.

Le donne hanno paura dello scontro?
Non hanno paura dello scontro ma, come ho detto nella risposta precedente, preferiscono un gioco di fantasia, di mediazione, di collaborazione

Nel febbraio del 1933 in via Stoppani 12 a Milano prese vita il Gruppo Femminile Calcistico, primo club di calcio femminile organizzato in Italia; le ragazze scendevano nel rettangolo da gioco indossando delle sottane. Ed ora come vestono?
Naturalmente si vestono con calzoncini e maglietta della propria squadra, o azzurra quando giocano con la Nazionale, come i colleghi.

Che differenza esiste tra i due sessi nel calcio? O non ne esiste?
Esiste e consiste nel modo diverso di affrontare la partita, non come una guerra, anche violenta, ma come la ricerca di sempre nuovi schemi di gioco senza esagerare negli scontri fisici.

Ed economicamente? Sono altrettanto ben pagate? E se entrano in maternità?
Le calciatrici italiane, a differenza di molte colleghe europee, non sono considerate professioniste, neanche quelle di serie A e della Nazionale, ma solo dilettanti quindi non hanno alcuna parità economica di stipendi e ingaggi con i colleghi calciatori e non si possono permettere di andare in maternità, come il recente caso della pallavolista Lara Lugli.

Conosci delle giovani calciatrici?
Sì, una mia  studentessa. E queste sono domande e risposte fatte e ricevute ad Elisa Giampieri

Perché hai scelto il calcio come sport da praticare? Quando hai iniziato?
Personalmente posso dire di aver incontrato il calcio ancora prima di nascere, quando mia mamma portava ad allenamento mio fratello Andrea di 6 anni più grande, e fin dalla nascita io ero al suo seguito, in qualsiasi stagione con qualsiasi condizione metereologica, inoltre sotto casa c’è un campetto in terra battuta dove ho sempre giocato con Andrea prima e i miei amici dopo e poi tutte le domeniche in cui la sampdoria giocava in casa tutta la famiglia partiva per andare allo stadio. Così mi sono appassionata al calcio e dopo tanti litigi con mia mamma che voleva facessi uno sport che non mi distruggesse le gambe a 7 anni ho incominciato a giocare.
In che squadra o squadre hai giocato?
Ho iniziato a giocare nella Valpolcevera, squadra di Serra Riccò in cui sono cresciuta fino ai 14 anni circa, l’anno in cui è fallita,sono stata chiamata dal Genoa dove ho giocato per due stagioni e alla terza ho mollato, successivamente ho giocato un anno nel Campomorone e attualmente sono in una squadra a 7, la valponte.
In che ruolo?
Attaccante
Ritieni che sia stata un’esperienza positiva, di crescita per te?
Si è stata un’esperienza positiva, mi ha fatto crescere molto accompagnandomi dalle elementari fino alle superiori, mi ha dato tante emozioni, tanti principi, tanta furbizia, tanta voglia di lottare per le cose in cui si crede.

 

Fonti:

 

CONDIVIDI

Profilo Autore

Caterina Della Torre

Proprietaria di www.dols.it di cui è direttore editoriale e general manger Nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell’Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L’esperienza di dol’s le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l’aspetto linguistico (conosce l’inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :) ). Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all’imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile, da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol’s, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.it.

Lascia un commento


5 − = tre